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StoriaModifica

Durante il colonialismo italiano in Africa (1890-1891), l'isola fu sede del campo di concentramento di Nocra.[1] Dopo la guerra d'Etiopia il governo italiano vi deportò diversi intellettuali etiopi con le famiglie[2]; il campo di confino fu smantellato nel 1941, quando le forze britanniche occuparono l'isola dopo la battaglia di Cheren.[3]

Nel secondo dopoguerra l'Unione Sovietica installò una base militare navale, attiva dal 1977 al 1991.

Dopo l'indipendenza dell'Eritrea, l'isola fu utilizzata dai regimi militari come campo di detenzione per i dissidenti. Nel dicembre 2005 Amnesty International e altre associazioni sui diritti umani hanno denunciato i maltrattamenti subiti dai detenuti, soprattutto dei molti prigionieri politici e di coscienza trattenuti senza accuse né condanne. Sono state denunciate anche torture a carico di membri delle chiese evangeliche per il possesso di bibbie, poi bruciate davanti a loro.[4]

Christian Solidarity Worldwide ha denunciato nel giugno 2017 che 33 donne protestanti sono rinchiuse nella prigione dell'isola.[5]

NoteModifica

  1. ^ Campi di concentramento di Nocra, su Campi fascisti.
  2. ^ Michael R. Ebner e Geoff Simons, Ordinary Violence in Mussolini's Italy, New York, Cambridge University Press, 2011, p. 261.
  3. ^ Anthony D'Avray, Lords of the Red Sea:The History of a Red Sea Society from the Sixteenth to the Nineteenth Centuries, Otto Harrassowitz Verlag, 1996, p. 222.
  4. ^ Amnesty International report AFR 64/013/2005 (PDF).
  5. ^ CHRISTIAN WOMEN HELD IN COLONIAL-ERA ISLAND PRISON, su csw.org.uk, 28 giugno 2017. URL consultato l'11 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2017).

Voci correlateModifica