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Una petizione è una richiesta ad un'autorità - generalmente governativa - o a un ente pubblico. Nel linguaggio colloquiale, una petizione è un documento sottoscritto da più individui e indirizzato a un ente pubblico o privato.

ClassificazioneModifica

In base alle finalità, è possibile classificare le petizioni come:

  • precettistiche, se invogliano il legislatore ad approvare delle norme che colmino un vuoto legislativo (vacatio)
  • di sensibilizzazione, se hanno lo scopo di focalizzare l'interesse del destinatario su una particolare tematica
  • abrogative, se invogliano il legislatore ad abrogare una determinata norma giuridica

Un tipo particolare di petizione è quella usata per chiedere la libertà di Nelson Mandela, imprigionato dal governo del Sudafrica durante l'apartheid. La petizione in questione non aveva valore legale, ma le firme di milioni di persone rappresentarono una forza morale che ha aiutato a liberare Mandela e a porre termine alla politica di segregazione razziale.

Organizzazioni non governative come ad esempio Amnesty International usano spesso petizioni per supportare le proprie iniziative.

Per una petizione non è necessaria l'autentica di firma con la registrazione degli estremi di un documento d'identità, per questo le raccolte di firme su Internet hanno lo stesso valore legale anche quando non utilizzano meccanismi di autenticazione dell'utente come la firma digitale.

Il diritto di petizioneModifica

ItaliaModifica

L'ordinamento giuridico italiano conferisce ai cittadini il diritto di ricorrere allo strumento della petizione indirizzata al parlamento:

«Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.»

(Costituzione della Repubblica Italiana, art. 50)

I regolamenti della Camera e del Senato, rispettivamente art. 109 e artt. 140-141, chiariscono le modalità di trattazione; per le petizioni presentate al Senato, viene in ogni caso data comunicazione al presentatore della decisione adottata.

Come per tutti gli altri documenti, i siti istituzionali raccolgono informazioni sulle petizioni presentate[1][2].

A livello comunale le petizioni, così come le istanze e le proposte, sono state rese obbligatorie per tutte le amministrazioni solo dal 2000 grazie al T.U.E.L., compreso l'obbligo di risposta entro tempi certi:

«Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresì, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.»

(Testo Unico Enti Locali, art. 8 comma 3 della legge 267/2000)

Unione europeaModifica

Il diritto di petizione è inoltre considerato diritto fondamentale dell'Unione europea e, come tale, inserito nell'apposita Carta (2000) dal Parlamento Europeo all'art. 44:

«Qualsiasi cittadino, o qualsiasi persona giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro dell'Unione europea ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo»

(Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, art. 44)

Il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo è inoltre previsto come uno dei diritti connessi alla cittadinanza dell'Unione europea dagli artt. 20 e 24 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). L'art. 224 TFUE garantisce questo diritto anche ad ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro; la petizione può essere presentata individualmente o in associazione con altri cittadini o persone su una materia che rientra nel campo di attività dell'Unione, e che concerne direttamente gli autori, ma quest'ultima condizione è interpretata in senso molto esteso.[3]

La petizione può essere fatta in qualunque lingua dell'UE e deve contenere nome, cognome, nazionalità e indirizzo di ciascun firmatario. Può essere presentata in forma cartacea o online tramite il portale delle petizioni del Parlamento europeo.[3] Non esiste certificazione autentica e le firme servono a dimostrare il consenso dei cittadini sulla richiesta.

La commissione per le petizioni del Parlamento europeo (PETI) è competente per il loro trattamento.[4][5] e ne verifica la ricevibilità formale (firmatari) e sostanziale (materia che rientri nel campo di attività dell'UE) della petizione. Se irricevibile spesso viene indicata un'altra istituzione nazionale o internazionale a cui ci si può rivolgere. Se la petizione è ricevibile la commissione PETI chiede informazioni e pareri alla Commissione europea o alle altre commissioni parlamentare. Può organizzare audizioni e inviare i propri membri in missione.

La commissione PETI organizza quindi una riunione in cui il firmatario presenta la petizione, e la Commissione europea risponde. I membri della commissione parlamentare possono fare domande a entrambi. Possono intervenire anche i rappresentanti degli stati membri.

A questo punto a seconda dei casi:

  • la commissione parlamentare può contattare l'istituzione, l'autorità o lo stato membro competente;
  • se la Commissione europea constata una violazione del diritto dell'UE può avviare una procedura di infrazione;
  • Parlamento o Commissione possono prendere iniziative politiche.[3]

Ogni anno vengono presentate circa 1500 petizioni.[6] Ad esempio nel 2016 una petizione proposta da ENAR Ireland ha raccolto circa 5000 firme e ha spinto la Commissione europea ad avviare un'ispezione sull'Irlanda sull'applicazione della decisione quadro del 2008 su razzismo e xenofobia. In particolare la Repubblica d'Irlanda è stata criticata di non aver introdotto una normativa sui crimini d'odio.[7][8]

L'anno prima fu presentata una petizione, la 748/2015 sottoscritta da circa 10.500 italiani in prevalenza abitanti nelle regioni del Sud Italia che chiedevano l'intervento del Parlamento europeo per avviare a soluzione la Questione meridionale nata con l'unificazione italiana del 17 marzo 1861. I principali estensori della petizione furono il napoletano Giancarlo Chiari ed il lametino Roberto Longo. Giancarlo Chiari avviò la petizione scrivendo le prime 5 pagine dell'allegato 1 - Le doglianze e la pagina dell'allegato 2 - Le richieste che furono dichiarate ammissibili dalla commissione delle petizioni del Parlamento europeo il 17 marzo 2016, con la singolare coincidenza con il 155º anniversario dell'unità d'Italia. Le due istanze approvate richiedevano un intervento del Parlamento europeo nell'avviare un processo di revisione della storia italiana risorgimentale con l'istituzione di una giornata alla memoria dedicata alle vittime del cruento processo di unificazione nazionale e una legge che riconoscesse al territorio dell'Italia meridionale, composto dalle 8 regioni del Sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna), mezzi dello Stato parametrati alla percentuale della popolazione di riferimento, nella petizione calcolata in base ai dati ISTAT del 2013 che risultò pari al 34.43%. Roberto Longo aveva l'incarico di selezionare e coordinare gli estensori curando l'impaginazione della petizione. La documentazione della storica petizione italiana, la sua genesi e gli effetti che essa ha comportato e che si stanno sviluppando sono riportati nel sito del MARSS (Movimento associativo per la Revisione della Storia del Sud Italia) al seguente indirizzo: http://www.assomarss.it/petizione-approvata.html .

Stati UnitiModifica

Nel diritto statunitense il diritto di petizione è contemplato nel primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (Petition Clause):

(EN)

«Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances.»

(IT)

«Il Congresso non istituirà religioni di Stato né proibirà il libero culto di alcuna; non limiterà la libertà di parola né quella di stampa; né il diritto del popolo di riunirsi pacificamente e di promuovere petizioni che pongano rimedio alle ingiustizie.»

(Emendamenti della costituzione americana, art. 1)

NoteModifica

  1. ^ https://www.camera.it/leg18/468?idLegislatura=18
  2. ^ http://www.senato.it/static/bgt/listadocumenti/18/0/2220/0/index.html?static=true
  3. ^ a b c Diritto di petizione, Parlamento europeo. URL consultato il 19 giugno 2017.
  4. ^ Regolamento del Parlamento europeo, Allegato V: Attribuzioni delle commissioni parlamentari permanenti, art. XX.
  5. ^ Commissione PETI, Parlamento europeo. URL consultato il 19-6-2017.
  6. ^ (EN) Mark Rickards, MEPs get taste of people power, BBC News, 3 novembre 2007. URL consultato il 19 giugno 2017.
  7. ^ Quali opportunità per la società civile?: Presentare una petizione, su moodle.balcanicaucaso.org. URL consultato il 27 luglio 2017.
  8. ^ Ireland being investigated by Europe for failing to protect victims of racism., su enarireland.org, 21 luglio 2016. URL consultato il 27 luglio 2017.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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