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Piero Bellino (Cuneo, 1917Piozzo, 5 luglio 1944) è stato un partigiano italiano.

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

BiografiaModifica

Insegnante presso il Liceo-ginnasio di Saluzzo, durante la seconda guerra mondiale aveva partecipato come ufficiale alle operazioni belliche in Albania. Ferito in combattimento nel marzo del 1942, dopo una lunga degenza era stato collocato a riposo. Dopo l'armistizio, Bellino, benché mutilato, fu tra i primi nell'organizzare la Resistenza nel Cuneese e divenne comandante della XX Brigata "Giustizia e Libertà" operante in Val Grana. In omaggio al suo eroismo, che gli ha valso la massima decorazione militare al valore, ben due brigate partigiane operanti in provincia di Cuneo assunsero, dopo la sua morte, il nome di Pietro Bellino. Nella motivazione della Medaglia d'Oro, sono menzionati due episodi di cui il giovane insegnante fu protagonista. Nel primo si distinse per coraggio e determinazione. Bellino, alla testa di pochi compagni, diede, infatti, l'assalto ad un treno che trasportava partigiani prigionieri. Per liberarli non esitò ad attaccare la scorta armata che, pur avendolo ferito, fu abbattuta a colpi di pistola. Liberati i prigionieri, Bellino coprì la loro fuga e quella dei suoi compagni, finché, esausto, non riusciva a salire anche lui sul camion che li portava verso la salvezza. Il secondo episodio si riferisce alla morte del comandante partigiano: catturato dai tedeschi mentre era in missione, Bellino fu condotto a Piazzo. Qui i nazisti decisero di fucilare il prigioniero e lo collocarono contro un muro, ma prima che il plotone si fosse schierato per l'esecuzione, Bellino si lanciò contro i nemici. Il professore cadde crivellato di colpi.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Benché mutilato partecipava sin dal 9 settembre 1943 al movimento clandestino, organizzando e costituendo le unità partigiane Cuneensi alla testa delle quali, innumerevoli imprese rifulsero le sue doti di animatore e trascinatore di uomini e il suo leggendario valore. Con pochi compagni assaltava un treno militare per liberare un gruppo di partigiani. Per primo si slanciava nello scompartimento dei prigionieri, ma sopraffatto dalla scorta armata, veniva ferito e gettato a terra. Solo, impugnava la pistola e abbatteva uno per uno gli aggressori. Quindi ordinava la ritirata e sanguinante, ritto sulla banchina, ne proteggeva col fuoco lo sganciamento raggiungendo per ultimo il camion entro il quale si abbatteva esausto. Nominato comandante militare partigiano di Cuneo, durante una missione veniva catturato dai tedeschi e trasportato a Piozzo per essere fucilato. Rifiutò di finire la sua vita contro un muro e, impotente, nel supremo tentativo di superare il cerchio di ferro che lo stringeva, si slanciava furibondo contro il plotone cadendo da combattente crivellato nel petto da pallottole. Assurto a simbolo della lotta partigiana nel Cuneense, due brigate ebbero il suo nome. Magnifica figura di valoroso comandante, esempio luminoso di sublime spirito di sacrificio e di assoluta dedizione alla causa d’Italia. Cuneo, 9 settembre 1943 -5 luglio 1944[1]»

NoteModifica

  1. ^ BELLINO Pietro, su Quirinale.it. URL consultato l'8 giugno 2015.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Scheda nel sito della Presidenza della Repubblica