Prescrizione

istituto giuridico che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo
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Giuseppe Mirabelli, Della prescrizione secondo le leggi italiane, 1893

La prescrizione è un istituto giuridico che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo. Ha valenza in campo sia civile sia penale.

  • Nel diritto civile indica quel fenomeno che porta all'estinzione di un diritto soggettivo non esercitato dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge (ad esempio non è più possibile incassare un rimborso). La ratio dell'istituto è individuabile nell'esigenza di certezza dei rapporti giuridici[1].
  • In diritto penale determina l'estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo (ad esempio, non viene più punito un furto o un atto di violenza). Sotto il profilo sostanziale, l'istituto riflette sia lo scemare dell'interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo, a seguito del decorso del tempo. Sotto il profilo processuale, l'istituto è volto a tutelare la parte dalla difficoltà, via via crescente nel tempo, a reperire le prove a supporto della propria tesi difensiva.

DescrizioneModifica

La normativa in tema di "prescrizione" è regolata dagli articoli da 157 a 161 del Codice Penale[2]. Essa costituisce una delle varie cause della cosiddetta estinzione del reato. Rappresenta il venir meno dell'interesse dello Stato, dopo un determinato lasso di tempo, all'inflizione di una pena in capo ad un soggetto che, al termine del processo, potrebbe essere dichiarato colpevole della condotta penalmente illecita addebitatagli dalla Pubblica Accusa. Rappresenta il venir meno dell'interesse dello Stato a proseguire nell'esercizio della azione punitiva che, proceduralmente, è stata esercitata dal Pubblico Ministero.

Lo Stato, per il tramite dell'Ufficio del Pubblico Ministero, è l'unico ed esclusivo soggetto titolare della pretesa punitiva.

I privati cittadini invece, sono unicamente titolari e portatori del solo diritto a pretendere un risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un'azione che, al termine di un processo civile o penale, verrà potrebbe essere dichiarata illecita. È una pretesa di natura unicamente economica, appunto azionabile in sede civile oppure anche in sede penale (l'una esclude l'altra), al fine di vedersi riconosciuta da un Giudice una somma di denaro sufficiente a ristorarli dei danni subiti.

Il lasso temporale della prescrizione è parametrato, di volta in volta ossia, caso per caso, alla singola e specifica gravità dell'addebito avanzato dalla Pubblica Accusa dove, per "gravità", si intende la qualificazione giuridica che la Pubblica Accusa attribuisce a una determinata condotta e ad un determinato evento commessi e cagionati da una o più persone in danno di altra od altre. Il lasso temporale della prescrizione è altresì aumentato qualora il soggetto presunto autore sia un cosiddetto "recidivo" e da tale qualificazione giuridica sia poi discesa, con la sentenza di sua condanna, l'applicazione specifica di un aumento della pena comminata (esclusi alcuni casi per i quali la qualifica di soggetto recidivo comporta sempre e comunque l'aumento del termine di prescrizione).

Ad esempio, la qualificazione di un'azione umana che ha comportato la morte di un uomo potrà essere oggetto di esercizio della azione penale da parte del Pubblico Ministero per perseguire un soggetto come indagato (gergalmente, "sospetto autore") di un atto volontario (delitto di omicidio doloso) o come di un atto accidentale (delitto di omicidio colposo).

I termini di prescrizione sono stati aumentati con la Legge del 23 giugno 2017, n. 103, in vigore dal 3 agosto 2017.

Pertanto, l'aumento del termine massimo di prescrizione sarà applicabile a tutti i reati commessi a partire dal 3 agosto 2017.

Ad esempio, un delitto di furto in abitazione o con strappo, commesso a partire dal 3 agosto 2017, punito con la pena della reclusione da un minimo di 5 ad un massimo di 10 anni, prevede un termine massimo di prescrizione ossia, di durata massima della sommatoria del tempo delle indagini e del processo, pari a 15 anni e 6 mesi, a decorrere dalla data del commesso fatto di reato.

Oppure, un delitto di omicidio stradale commesso a partire dal 3 agosto 2017, a seconda delle varie circostanze del reato (si veda l'art. 589 bis Cod. Penale), con pena che sempre a seconda delle circostanze prevede un minimo di anni 5 ed un massimo di anni 18 di reclusione, ha un termine di prescrizione ricompreso nella forbice da 25 a 48 anni.

Poiché al decorso del tempo si accompagna anche la trasformazione della personalità del soggetto sospettato di aver commesso un reato e potenziale destinatario, in caso di condanna, di una sanzione, non avrebbe alcun effetto rieducativo conforme alla previsione costituzionale infliggere una pena, in caso di condanna, a lunga distanza dalla data del commesso fatto di reato (artt. 13, 25, comma 2 e 27 comma 3 Costituzione[3]) dove, per "lunga distanza", si intende un periodo di tempo maggiore rispetto a quello prevedibile applicando le attuali disposizioni del codice penale e di procedura penale come negli esempi di cui sopra.

L'effetto rieducativo della pena è espressamente sancito dagli articoli sopra citati della Costituzione italiana.

Garantire che indagini e processo rispettino una durata massima predeterminata e predeterminabile a priori da parte di ogni cittadino, è dovere di ogni Stato democratico e liberale che intenda rispettare il principio fondamentale della cosiddetta “durata ragionevole” del processo penale, sancito espressamente dall'art. 6 della C.E.D.U. - European Convention on Human Rights (frmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata dall'Italia con legge 4 agosto 1955 n. 848.)[4]. Ma non solo.

Difatti, l'Italia ha espressamente introdotto i principi del giusto processo e della ragionevole durata nel 1999, con la legge costituzionale di riforma dell'art. 111, comma 2, della Cosituzione[5].

La soggezione al potere pubblico non può essere temporalmente illimitata: la durata ragionevole del processo deve essere assicurata in forma distinta e autonoma rispetto alla prescrizione del reato.

Sicché, la prescrizione può così riassumersi:

1. Indagini e processo sono gli strumenti dello Stato per valutare ed accertare la colpevolezza o meno di un soggetto sospettato di aver commesso un reato.

2. La ragionevole durata delle indagini e del processo è un Diritto Costituzionale riconosciuto e tutelato dallo Stato Italiano (art. 111 Cost.[5]) ed anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 6 C.E.D.U.[4]).

3. La prescrizione quantifica la durata ragionevole (ossia, il tempo) delle indagini e del processo, in base alla diversa gravità di ogni singolo reato ed in base alla eventuale qualifica soggettiva di "recidivo" del presunto autore dell'illecito.

4. Con le parole "termine di prescrizione” si identifica il limite che lo Stato Italiano si autoimpone qualora non sia riuscito a garantire il rispetto del Diritto Costituzionale, di ogni cittadino, alla durata ragionevole di indagini e processi.

5. Il termine di prescrizione dei reati impedisce allo Stato di tenere sotto indagine e sotto processo, all’infinito, imputati e persone offese.

6. La richiesta dell’imputato (o del suo difensore) di rinvio dell’udienza (si veda l'art. 420 ter Cod. Procedura Penale[6]), oggi come in passato, viene accolta dal Giudice solo se legittima ossia se conforme alla legge.

7. In caso di rinvio delle udienze su richiesta dell'imputato (o del suo difensore) il decorso del termine di prescrizione è sospeso (art. 159 Cod. Penale[2]), quindi non è a causa dei rinvii delle udienze richiesti dall'imputato o dal suo difensore che si determina la prescrizione del reato ossia, che si determina la consumazione del "tempo massimo" che il Legislatore ha previsto per giungere a una sentenza definitiva (sia essa di assoluzione o di condanna) nel rispetto del diritto di ogni cittadino a una ragionevole durata dei processi.

8. La persona offesa dal reato può sempre agire per ottenere il risarcimento dei danni da reato avviando un processo civile contro il presunto colpevole ossia, potrà avviare una causa civile contro il presunto colpevole senza dover partecipare al processo penale e senza doverne attendere la sentenza definitiva.

9. Anche una sentenza di prescrizione del reato può condannare l'imputato a risarcire il danno alla persona offesa che abbia scelto di partecipare al processo penale piuttosto che avviare un processo civile.

La prescrizione nei vari ordinamenti nazionaliModifica

L'istituto in oggetto presenta marcate differenze da un ordinamento all'altro e fra ordinamenti nazionali differenti. Nella pressoché totalità dei paesi, tuttavia, non vi sono mai termini che interrompano i processi in corso come avviene invece in Italia.[7]

Comparazione diacronicaModifica

Nell'Atene classica esisteva un termine di prescrizione di 5 anni per tutti reati, ad eccezione dell'omicidio e dei reati contro le norme costituzionali, che non avevano termine di prescrizione. Demostene scrisse che questo termine fu introdotto per controllare l'attività dei sicofanti[8].

Comparazione sincronicaModifica

Negli ordinamenti di common lawModifica

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti la prescrizione degli illeciti penali non esiste: se ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere sempre perseguito. I tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme, senza la prescrizione dei reati.[7]

Negli ordinamenti di civil lawModifica

In Francia, Spagna e Germania la prescrizione si interrompe con qualsiasi atto giudiziario, tipo l'avviso di fine indagini. In Germania per i reati commessi dai parlamentari la prescrizione viene conteggiata non dal momento in cui è avvenuto il reato ma da quando inizia il processo.[9][7]

Nell'ordinamento italianoModifica

La prescrizione nell'ordinamento internazionaleModifica

Il diritto internazionale conosce l'imprescrittibilità dei crimini internazionali più gravi, affermata caso per caso dalla giurisprudenza dei principali tribunali internazionali; quando però si è trattato di fissare ex ante l'esatta determinazione di questi reati, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nell'ottobre 1966 non vi è stato consenso[10]: a questo scopo il Consiglio d'Europa nel 1974 aprì alla firma la Convenzione europea sull’imprescrittibilità dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, entrata in vigore nel 2003 ed attualmente applicabile (per la parte non ricognitiva dei diritto consuetudinario nel frattempo consolidatosi) agli otto Stati europei che l'hanno ratificata[11]

NoteModifica

  1. ^ Andrea Torrente, Piero Schlesinger, Manuale di diritto privato, 19ª ed., Milano, Giuffrè Editore, 2009, p. 212.
  2. ^ a b Della estinzione del reato e della pena, su Altalex. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  3. ^ Titolo I - Rapporti civili, su www.governo.it, 15 novembre 2015. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  4. ^ a b European Convention on Human Rights - Official texts, Convention and Protocols, su www.echr.coe.int. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  5. ^ a b Titolo IV - La Magistratura, su www.governo.it, 15 novembre 2015. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  6. ^ Per un paradigma del corpo: una rifondazione filosofica dell’ecologia, Quodlibet, 22 novembre 2019, pp. 121–140, ISBN 978-88-229-1049-3. URL consultato il 18 dicembre 2019.
  7. ^ a b c Davigo (Anm) ha ragione: la prescrizione "All'italiana" è un'anomalia, su agi.it.
  8. ^ Allen, Danielle S., The World of Prometheus: The Politics of Punishing in Democratic Athens, Princeton University Press (2003) ISBN 0691094896, 9780691094892 pp 154, 164]
  9. ^ Mario Portanova, Prescrizione, in Italia “lo famo strano”. La patata bollente nelle mani di Renzi, in Il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2014. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  10. ^ Consiglio d'Europa, Explanatory Report – ETS 082 – Crimes against Humanity and War Crimes, p. 3.
  11. ^ Consiglio d'Europa, Dettagli del Trattato n°082: Convenzione europea sull’imprescrittibilità dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra: «Tale Convenzione tende ad assicurare che la prescrizione non si applichi alla perseguibilità dei reati che seguono ed all’esecuzione di pene pronunciate per tali reati, in tanto che punibili secondo le leggi nazionali: 1. i crimini contro l’umanità previsti dalla Convenzione per la prevenzione e repressione del genocidio, adottata il 9 dicembre 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite; 2. a. i reati previsti dall’articolo 50 della Convenzione di Ginevra del 1949 per il miglioramento dei feriti e dei malati delle forze armante in campo, dall’articolo 51 della Convenzione di Ginevra del 1949 per il miglioramento di feriti, dei malati e dei naufraghi delle forze armate in mare, dall’articolo 130 della Convenzione di Ginevra del 1949 sul trattamento dei prigionieri di guerra e dall’articolo 147 della Convenzione di Ginevra del 1949 sulla protezione dei civili in tempo di guerra; b. ogni analoga violazione delle leggi di guerra, aventi efficacia al momento dell’entrata in vigore della Convenzione, e delle consuetudini di guerra esistenti a quel momento, che non siano già previste dalla summenzionate disposizioni delle Convenzioni di Ginevra, quando il reato di cui si tratta sia di particolare gravità avuto riguardo sia ai suoi elementi soggettivi e materiali sia all’entità delle sue prevedibili conseguenze; 3. ogni altra violazione alle leggi ed alle consuetudini di diritto internazionale, come stabilito in futuro, considerata dalla Parte interessata – ai sensi di una dichiarazione fatta conformemente all’articolo 6 – come avente natura analoga a quelle previste dal paragrafo 1 e 2 di questo articolo».

BibliografiaModifica

  • Francesco Gazzoni, Manuale di diritto privato, 13ª ed., Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2007.
  • Andrea Torrente, Piero Schlesinger, Manuale di diritto privato, 19ª ed., Milano, Giuffrè Editore, 2009.

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