Profezia di Benjamin Franklin

La Profezia di Franklin , detta talvolta la "Falsificazione di Franklin", è un discorso antisemita attribuito falsamente a Benjamin Franklin, che mette in guardia dai supposti pericoli nell'accettare gli ebrei nel nascente stato degli Stati Uniti d'America. Questo discorso sarebbe stato trascritto da Charles Cotesworth Pinckney durante la Convenzione di Filadelfia del 1787, ma era sconosciuto prima del 1934, quando comparve sulle pagine del settimanale Liberation, organo della Legione d'argento d'America, un'organizzazione filo-nazista fondata da William Dudley Pelley.

Benjamin Franklin, statista e inventore: a lui viene falsamente attribuita una "profezia" antisemita

Non esiste evidenza dell'autenticità del documento e alcune affermazioni dell'autore sono state energicamente smentite.

Il discorsoModifica

Il luogo del discorso è una discussione davanti ad una tavola da pranzo registrato da Charles Cotesworth Pinckney durante la convenzione del Congresso continentale. Innanzitutto vi è una polemica contro l'ammissione nel nuovo stato degli ebrei immigrati. Il testo recita quanto segue:[1]

(EN)

«There is a great danger for the United States of America. This great danger is the Jew. Gentlemen, in every land the Jews have settled, they have depressed the moral level and lowered the degree of commercial honesty. They have remained apart and unassimilated; oppressed, they attempt to strangle the nation financially, as in the case of Portugal and Spain.

For more than seventeen hundred years they have lamented their sorrowful fate — namely, that they have been driven out of their mother land; but, gentlemen, if the civilized world today should give them back Palestine and their property, they would immediately find pressing reason for not returning there. Why? Because they are vampires and vampires cannot live on other vampires --they cannot live among themselves. They must live among Christians and others who do not belong to their race.

If they are not expelled from the United States by the Constitution within less than one hundred years, they will stream into this country in such numbers that they will rule and destroy us and change our form of Government for which we Americans shed our blood and sacrificed our life, property and personal freedom. If the Jews are not excluded within two hundred years, our children will be working in the field to feed Jews while they remain in the counting houses, gleefully rubbing their hands.

I warn you, gentlemen, if you do not exclude the Jews forever, your children and your children’s children will curse you in their graves. Their ideas are not those of Americans, even when they lived among us for ten generations. The leopard cannot change his spots. The Jews are a danger to this land, and if they are allowed to enter, they will imperil our institutions. They should be excluded by the Constitution.»

(IT)

«C'è un grande pericolo per gli Stati Uniti d'America. Questo grande pericolo sono gli ebrei. Signori, in ogni Paese in cui si sono stabiliti gli ebrei, essi hanno avvilito il livello morale e abbassato il grado dell'onestà commerciale. Essi sono rimasti una parte a sé e non assimilati; oppressi, essi hanno tentato di strangolare finanziariamente la nazione, come nei casi di Portogallo e Spagna.

Per più di diciassette secoli essi hanno lamentato il loro triste destino - cioè, che essi sono stati strappati alla loro terra madre; ma, signori, se il mondo civile oggi dovesse loro restituire la Palestina e le loro proprietà, essi troverebbero immediatamente motivi pressanti per non ritornarvi. Perché?... Poiché essi sono vampiri e i vampiri non possono vivere su altri vampiri - essi non possono vivere tra di loro. Essi devono vivere in mezzo ai Cristiani e altri che non appartengono alla loro razza.

Se essi non verranno banditi dagli Stati Uniti grazie alla Costituzione in meno di cento anni, essi accorreranno in questo Paese in numero tale che ci governeranno e ci distruggeranno e cambieranno la nostra forma di Governo per la quale noi Americani spargemmo il nostro sangue e sacrificammo le nostre vite, beni e libertà personali. Se gli ebrei non verranno banditi entro duecento anni i nostri figli lavoreranno nei campi per nutrire gli Ebrei mentre loro rimarranno nei loro uffici contabili fregandosi allegramente le mani.

Io vi avverto, signori, se voi non bandite gli Ebrei per sempre i vostri figli e i figli dei vostri figli vi malediranno dalle loro tombe. Le loro idee non sono quelle degli Americani, anche se hanno vissuto tra di noi per dieci generazioni. Il leopardo non può cambiare le sue macchie. Gli Ebrei sono un pericolo per questo Paese, e se sarà loro consentito di entrarvi, essi metteranno in pericolo le nostre istituzioni. Essi devono essere banditi dalla Costituzione»

(Presunto discorso antisemita di Franklin al Congresso continentale[1])

AutenticitàModifica

Secondo Pelley, Charles Cotesworth Pinckney scrisse di aver tenuto un "giornale" della Convenzione, ma questo non fu mai trovato; non esistono prove sulla dichiarazione di Pelley, che egli stesso possedesse una copia del manoscritto sul discorso.[2]

Il rapporto del Congresso degli Stati Uniti d'America, Anti-Semitism in Europe: Hearing Before the Subcommittee on European Affairs of the Committee on Foreign Relations (2004) (Antisemitismo in Europa: audizione di fronte al Sottocomitato sugli Affari Europei del Comitato per i rapporti con l'estero) afferma:

(EN)

«The Franklin "Prophecy" is a classic anti-Semitic canard that falsely claims that American statesman Benjamin Franklin made anti-Jewish statements during the Constitutional Convention of 1787. It has found widening acceptance in Muslim and Arab media, where it has been used to criticize Israel and Jews...»

(IT)

«La "Profezia" di Franklin è la classica fandonia antisemitica che sostiene falsamente che lo statista americano Benjamin Franklin fece affermazioni antisemite durante la Convenzione Costituzionale del 1787. Essa ha trovato ampio consenso nei mezzi di comunicazione arabi e musulmani, ove viene utilizzato per criticare Israele e gli ebrei…»

(Anti-Semitism in Europe: Hearing Before the Subcommittee on European Affairs of the Committee on Foreign Relations. United States Congress. Senate. Committee on Foreign Relations. Subcommittee on European Affairs. 2004. p. 69.)

Franklin era un amico degli ebrei d'America del XVIII secolo[1] e contribuì alla costruzione della prima sinagoga permanente a Filadelfia.[3] La Anti-Defamation League (Lega Anti-diffamazione) nota che i riferimenti a un ritorno in Palestina erano un anacronismo, poiché il moderno movimento sionista sorse solo quasi un secolo dopo la morte di Franklin.[1]

Simili citazioni antisemitiche sono state attribuite a George Washington e sono state smentite.[4] Nel 1790, nel segno di una tolleranza religiosa, Washington inviò una lettera alla comunità ebraica in Rhode Island, scrivendo:

(EN)

«May the Children of the Stock of Abraham, who dwell in this land, continue to merit and enjoy the good will of the other Inhabitants; while every one shall sit under his own vine and fig tree, and there shall be none to make him afraid.»

(IT)

«Possano I figli della stirpe di Abramo, che dimorano su questa terra, continuare a meritare e godere della benevolenza degli altri abitanti; poiché ciascuno dovrà sedere sotto la propria vigna e il proprio albero di fichi, e non dovrà esservi nulla che lo spaventi.»

((EN) Fritz Hirschfeld, George Washington and the Jews, University of Delaware Press, 2005, p. 15, ISBN 978-0-87413-927-3. URL consultato il 31 gennaio 2006.)

UsoModifica

Nonostante che questa tesi fosse stata ripetutamente discreditata, fin dalla sua comparsa, essa ha dimostrato di essere un tema propagandistico dell'antisemitismo piuttosto duraturo. Più recentemente è comparso come bufala internet, diffusa sui gruppi Usenet e sui siti antisemiti, ove si sostiene che sia autentica.

Il 18 febbraio 1998 un membro del Comitato Centrale di Al-Fatah ripropose questo mito, riferendosi erroneamente a Franklin come primo Presidente degli Stati Uniti d'America.[5] Osama Bin Laden usò brevemente questa bufala nella sua Lettera al popolo americano dell'ottobre 2002.[6]

NoteModifica

  1. ^ a b c d (EN) "The Franklin "Prophecy": Modern Anti-Semitic Myth Making", Facts. Anti-Defamation League. April–May 1954. Retrieved January 20, 2008.
  2. ^ (EN) Benjamin Franklin vindicated: an exposure of the Franklin "prophecy" by American Jewish Congress, 1938, p. 9-10 via Archive.org
  3. ^ "Our History". Mikveh Israel. Retrieved January 20, 2008.
  4. ^ (EN) "To Bigotry, No Sanction". Snopes. March 19, 2011.
  5. ^ (EN) "The Franklin 'Prophecy': American Anti-Semitic Myth Finds Acceptance in Arab World" Archiviato il 12 ottobre 2008 in Internet Archive., Anti-Defamation League. March 20, 2002.
  6. ^ (EN) "Full text: bin Laden's 'letter to America'", The Guardian. November 24, 2002.

BibliografiaModifica

(in lingua inglese, salvo diverso avviso)

  • Allen, Henry Butler. "Franklin and the Jews." The Franklin Institute News. Vol.III, No.4, August 1938, pp. 1–2.
  • Charles A. Beard. "Exposing the Anti-Semitic Forgery about Franklin." Jewish Frontier. New York, March 1935, pp. 1–13.
  • Boller, Paul F., and John George. They Never Said It: A Book of Fake Quotes, Misquotes, and Misleading Attributions. New York: Oxford University Press, 1989.
  • Boyd, Julian P. "Society News and Accessions." Pennsylvania Magazine of History and Biography. Vol 61. April, 1937, pp. 233–234.
  • Morris Kominsky. The Hoaxers: Plain Liars, Fancy Liars, and Damned Liars. Branden Press: 1970.
  • Lopez, Claude-Anne. "Prophet and Loss." The New Republic. January 7, 1997.
  • Pelley, William Dudley, ed. "Did Benjamin Franklin Say this About the Hebrews?" Liberation. Vol 5, No.24. February 3, 1934.

Collegamenti esterniModifica