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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la velocità di salita, erroneamente espressa con il lemma rateo, vedi velocità variometrica.

Un rateo è una quota di entrata (rateo attivo) o uscita (rateo passivo) futura che misura ricavi o costi già maturati, ma non ancora rilevati, poiché la loro manifestazione finanziaria avrà luogo in esercizi futuri.

DescrizioneModifica

Il rateo attivo è la quota di ricavo di competenza dell'esercizio, la cui manifestazione finanziaria avverrà in un esercizio successivo. Un tipico esempio di rateo attivo è la quota di interessi attivi maturati a fine esercizio su un finanziamento erogato, il cui incasso effettivo avverrà nell'esercizio o negli esercizi successivi.

Ad esempio, un'impresa che abbia concesso in data 15/11 un finanziamento a una società collegata di 50.000€, con interessi quadrimestrali posticipati al tasso del 4,50% pagabili alla scadenza di ciascun periodo, contabilizzerà al 31/12 un rateo attivo (interessi dal 15/11 al 31/12) di 281,25€.

31/12 09.06 Ratei attivi interessi dal 15/11 al 31/12 281,25
31/12 40.11 Interessi attivi v/collegate Interessi dal 15/11 al 31/12 281,25

Il rateo passivo è la quota di costo di competenza dell'esercizio, che avrà la propria manifestazione finanziaria in un esercizio successivo. Un tipico esempio è il caso di un pagamento posticipato di una locazione passiva, il rateo passivo è la quota maturata entro la fine dell'esercizio, il cui pagamento effettivo avverrà nell'esercizio o negli esercizi successivi.

Ad esempio, un'impresa che abbia contratto un mutuo passivo bancario per 30,000€, i cui interessi semestrali posticipati, al tasso del 5%, vengono pagati all'1/11 e all'1/5, contabilizzerà al 31/12 un rateo passivo di 250,00€.

31/12 41.10 Interessi passivi su mutui interessi dall'1/11 al 31/12 250,00
31/12 41.10 Ratei passivi interessi dall'1/11 al 31/12 250,00

In bilancio i ratei compaiono nello stato patrimoniale, quelli attivi alla voce D (con separata indicazione del relativo disaggio su prestiti) delle ATTIVITÀ, e quelli passivi alla voce E (con separata indicazione del relativo aggio su prestiti) delle PASSIVITÀ.

Il principio contabile OIC 18 definisce i ratei attivi e passivi come quote che rappresentano crediti e debiti in moneta. Tale principio precisa inoltre che non è possibile iscrivere in contabilità ratei per fatture da emettere o per fatture da ricevere, oppure per costi e proventi non determinati nel loro ammontare, la cui competenza è maturata per intero nell'esercizio: in questi casi è necessario utilizzare i rispettivi conti di credito e di debito.

I risconti, con i ratei, sono lo strumento contabile attraverso il quale si applica il principio di correlazione tra i ricavi e i costi di competenza dell'esercizio, così come definito dall'articolo 2423 bis del Codice civile italiano. In queste voci vengono ricompresi costi e ricavi che maturano in proporzione al decorrere del tempo in un arco temporale che ha inizio in un esercizio e termine in quello o quelli successivi. A tal proposito l'articolo 2424 bis, comma 5, del Codice Civile Italiano recita: Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i costi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali voci soltanto quote di costi e proventi, comuni a due o più esercizi, l'entità dei quali varia in ragione del tempo.

Non è obbligatoria la distinzione dei ratei e risconti di durata superiore a 5 anni.

Sono evidenziati come "conti d'ordine" rischi o impegni assunti dall'impresa, e beni di proprietà di terzi presso di essa (art. 2427, 1° comma, n. 9 c.c.), quali ad esempio debiti per canoni di immobili di terzi in leasing e relativo valore di riscatto finale.

La quota di componente di reddito misurato dal rateo va imputata nel calcolo del risultato d'esercizio, anche se la sua manifestazione finanziaria avverrà in futuro.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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