Apri il menu principale

Roberto d'Embrun e Paternò (1050 circa – dopo il 1100) fu un membro della Casa di Barcellona e di Provenza, che scese in Sicilia intorno al 1070 al seguito della conquista Normanna dell'Italia Meridionale.

BiografiaModifica

Roberto era figlio di Guglielmo d'Embrun, che vantava tra i suoi ascendenti Bernardo Tagliaferro, Conte di Besalù (+1020), che aveva sposato Toda di Provenza, alla quale si ricollegava una prosapia che giungeva a Carlo Magno.

Roberto d'Embrun scese in Sicilia intorno al 1070, all'epoca di Ruggero I "Gran Conte" e di lui si sa che si distinse nella campagna siciliana ed in particolare nella conquista della cittadina di Paternò, di cui prese il nome e ne assunse la signoria. E la dinastia che da lui discese prese il nome di Paternò. Secondo un'altra interpretazione tuttavia si sostiene che la Casa che da lui discese assunse il nome Paternò non già perché lui Roberto assumesse questo nome, ma dopo che suo figlio Costantino I, Conte di Buccheri, sposò Maria de Paternione, figlia di Flandinia (figlia a sua volta di Ruggero I) e di Ugone di Circea, 1º Conte di Paternò. In ogni caso, Roberto d'Embrun fu il capostipite dei Paternò ed ebbe da Ruggero il feudo di Aylbacar e di Buccheri, che poi fu trasmesso a suo figlio Costantino I, che ne fu Conte.

Di Roberto d'Embrun-Barcellona-Provenza-Paternò si ha anche traccia nel Rollo della Confraternita dei Nobili che Roberto stesso eresse e dove egli è nominato fra i primi, così come risulta in una scrittura originale conservata dal Canonico e Cronista Regio D. Antonino d'Amico.

La sua importanza presso la corte normanna fu molto grande e di ciò ne dà anche testimonianza una scritta che appare sotto un dipinto di Polidoro da Caravaggio che lo ritrae. Questo dipinto, che si trova nel palazzo del Principe di Biscari, fu eseguito nel 1535 su mandato di Carlo V e per disposizione di Alfonso Paternò, Maestro di Campo dello stesso Carlo V.

DiscendenzaModifica

Un figlio di Roberto d'Embrun, Gualterio, fu arcivescovo di Palermo sotto Ruggero, e un suo nipote, Costantino II Paternò, sposò Matilde dell'Aquila d'Avenel, figlia di Rinaldo conte di Avenel e di Adelicia Drengot d'Alife e Altavilla, contessa di Collesano e Adrano e nipote del Gran Conte Ruggero.

Dei primi e diretti discendenti di Roberto d'Embrun, inoltre, si hanno molteplici tracce in otto importantissimi ed antichissimi documenti del 1083, 1106, 1122, 1134, 1143, 1148, 1193 e 1197, nei quali, come testimoni di donazioni effettuate da alcuni membri della Casa Reale Normanna, appaiono i membri della Casa Paternò sopra citati ed alcuni membri della stessa Casa Reale Normanna di cui i Paternò erano, per i matrimoni sopra ricordati, parenti.

InsegneModifica

Lo stemma di Roberto, che da allora è anche lo stemma della Casa Paternò che da lui discende, era quello della sua Casa d'origine, vale a dire quello dei Conti di Barcellona. La derivazione in linea cadetta è segnalata dalla cotissa azzurra attraversante in banda.

Tale stemma, fu posto per ordine di Ruggero, sull'architrave del Duomo di Catania insieme a quello della Casa Altavilla e a quello della Città di Catania.

BibliografiaModifica

  • Maria Concetta Calabrese, I Paternò di Raddusa, C.U.E.C.M. 1998
  • Denis Mack Smith, “Storia della Sicilia Medioevale e moderna”, Universale Laterza
  • Francesco Paternò di Carcaci, I Paternò di Sicilia, Catania, 1935.
  • P. Hamel Adelasia del Vasto, Regina di Gerusalemme

Voci correlateModifica