Scapezzatore

Lo scapezzatore, detto anche scapezzino o sghiandino, sgiantin in dialetto varesotto[1] è uno scalpello manuale (scalpello a colpo) a lama piatta molto robusto e tozzo. È utilizzato per la lavorazione grossolana del marmo in fase di sbozzatura, allo scopo di asportare grosse porzioni di materiale in modo impreciso o per creare una finitura volutamente grezza.

L'immagine mostra un blocco in marmo di Carrara (statuario). Si possono vedere i segni lasciati da tre tipi di utensile: a sinistra dischi abrasivi, al centro scalpello a "gradina" e a destra dischi abrasivi e scapezzatore.

CaratteristicheModifica

DimensioniModifica

Le dimensioni possono variare di molto, la lama è in acciaio o in Widia e la sua lunghezza è generalmente compresa tra i 20 e i 60 mm, il fusto (impugnatura) ha indicativamente un diametro tra i 12 e i 20 mm.

UtilizzoModifica

L'attrezzo è usato nelle primissime fasi di lavorazione per sbozzare dai blocchi la sagoma da realizzare per poi procedere con utensili più precisi nelle lavorazioni successive.

Gli scultori lo utilizzano anche per rimuovere parti fratturate dal blocco[2].

Spesso è utilizzato in abbinamento con utensili meccanici (dischi abrasivi); in una prima fase, con i dischi abrasivi, si incide profondamente il marmo a distanze regolari per creare delle sottili lame che poi vengono asportate rompendole con lo scapezzatore.

NoteModifica

  1. ^ Viggiù: La pietra, le cave e gli strumenti dei PicaSass, su viggiu-in-rete.org. URL consultato il 15 maggio 2017.
  2. ^ Le tecniche di scultura, su rizzelloscultore.it. URL consultato il 15 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2016).
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