Sermone alla cappella Sistina

dipinto di Vicente Palmaroli

Il Sermone alla cappella Sistina[1] (El sermón en la capilla Sixtina) è un dipinto a olio del pittore spagnolo Vicente Palmaroli. Fa parte della collezione privata Caja Duero, che si trova a Salamanca.[2]

Sermone alla cappella Sistina
AutoreVicente Palmaroli
Data1865 circa
Tecnicaolio su tela
UbicazioneCollezione Caja Duero, Salamanca

Storia modifica

Le origini della pittura vanno ricercate nel secondo soggiorno del pittore in Italia, iniziato nel 1863.[3] Il quadro fu presentato all'esposizione nazionale di belle arti nel 1866, che si tenne a Madrid. L'opera finirà per far parte della collezione privata del re consorte Francesco d'Assisi,[4] che lo aveva commissionato a Palmaroli.[5]

Il quadro fu presentato nella sezione spagnola dell'esposizione universale di Parigi del 1867, guadagnando dapprima una medaglia d'argento e infine una medaglia d'oro.[6] Il quadro colpì molto i suoi contemporanei e l'imperatrice Eugenia provò ad acquistarlo pur essendo una commissione del re Francesco.

Venne definito da Martínez Plaza come "il miglior quadro spagnolo del diciannovesimo secolo dedicato ai temi delle celebrazioni religiose".[7]

Descrizione modifica

 
Jean-Auguste-Dominique Ingres, Interno della cappella Sistina, 1814

Il quadro mostra una scena di genere a tema religioso e raffigura il momento nel quale un domenicano predica davanti un pontefice e la sua corte nella cappella Sistina, il tutto ambientato approssimativamente nella seconda metà del sedicesimo secolo. Sullo sfondo si trova il Giudizio universale dipinto da Michelangelo Buonarroti, mentre nel lato destro della tela si notano gli altri affreschi della parete nord (il Battesimo di Cristo di Pietro Perugino e le Prove di Cristo di Sandro Botticelli).

La composizione e il tema del quadro sono molto influenzati dall'opera Interno della cappella Sistina dell'artista francese Jean-Auguste-Dominique Ingres (1814):[8] il dipinto ingresiano ritraeva il papa Pio VII che pronunciava un discorso davanti al clero. L'opera si colloca nel periodo realista del pittore ed è stato qualificato dalla critica come uno dei migliori dipinti di composizione di Palmaroli. Secondo Rosa Pérez, il quadro deve il suo risalto alla luce, che secondo questa autrice "cade casualmente sul posto che occupa nella cappella".[9]

Note modifica

  1. ^ Ugo Fleres, La scultura--la pittura, F. Vallardi, 1901. URL consultato il 3 maggio 2023.
  2. ^ (ES) Vincent Pomarède e Carlos G. Navarro, Ingres: Museo Nacional del Prado, [24 de noviembre de 2015-27 de marzo de 2016], Museo Nacional del Prado, 2015, ISBN 978-84-8480-321-8. URL consultato il 3 maggio 2023.
  3. ^ (ES) Vicente Palmaroli González | Real Academia de la Historia, su dbe.rah.es. URL consultato il 3 maggio 2023.
  4. ^ (ES) Catálogo de la Exposición Nacional de Bellas Artes de 1866, Imprenta del Colegio de Sordo-Mudos y de Ciegos, 1867. URL consultato il 3 maggio 2023.
  5. ^ (ES) La Época (Madrid. 1849). 18/4/1902, n.º 18.623, su Hemeroteca Digital. Biblioteca Nacional de España. URL consultato il 3 maggio 2023.
  6. ^ (ES) Francisco José Orellana, La Exposicion Universal de Paris en 1867: considerada bajo el aspecto de los intereses de la produccion española en todos sus ramos de agricultura, industria y artes, Libr. de Manero, 1867. URL consultato il 3 maggio 2023.
  7. ^ (ES) Pedro J. Martínez Plaza, «La clausura monástica femenina en la pintura española del siglo XIX», La Clausura femenina en España e Hispanoamérica: Historia y tradición viva, Real Centro Universitario Escorial-María Cristina, 2020, pp. 77-98.
  8. ^ (ES) Carlos G. Navarro, «Ingres y los pintores españoles. De Velázquez a Picasso» (PDF), su elpais.com, 2015, pp. 71-95. URL consultato il 3 maggio 2022.
  9. ^ Pérez, 1971, p. 26.

Bibliografia modifica

  • (ES) Rosa Pérez y Morandeira, «Segunda época italiana: el realismo (1863-1867)», Vicente Palmaroli, Editorial CSIC - CSIC Press, 1971, pp. 25-26.

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