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Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Per sindrome retrovirale acuta, o sindrome acuta da HIV, conosciuta anche con il nome di sindrome similmononucleosica, si intende una risposta transitoria, che ricorda uno stato simile alla mononucleosi o simile a uno stato influenzale, corrispondente alla cosiddetta infezione acuta primaria da HIV, che rappresenta la prima fase dell'infezione da HIV-1, verificabile dopo un periodo che va da 1 a 6 settimane dal contagio da HIV-1. Questa sindrome colpisce più della metà delle persone dopo il contagio da HIV. Già chiamata LAS (Lymphadenopathy syndrome, in italiano sindrome da linfoadenopatia), fu a lungo considerata una patologia separata dall'Aids vero e proprio, solo gradualmente riconosciuta come pre-Aids (ARC, AIDS Related Complex).

SintomatologiaModifica

La sindrome acuta da HIV si manifesta con dei sintomi che ricordano quella di una mononucleosi infettiva, accompagnata con viremia e risposta immune verso il virus HIV. Tutti i sintomi, quelli maggiori e quelli minori all'improvviso scompaiono nell'individuo che in seguito avrà l'AIDS. Il periodo di distacco fra comparsa dei sintomi e infezione da AIDS può raggiungere anche alcuni anni.

Sintomi maggioriModifica

Elementi caratteristici della sindrome sono febbre, faringodinia, grave prostrazione, anoressia, rash maculopapulare, linfoadenopatia.

Sintomi minoriModifica

Meno frequenti sono cefalea, fotofobia, mialgie, crampi addominali, eruzione pruriginosa che può essere sia maculopapulare sia urticarioide, stomatite aftosa, calo ponderale.

Precisazione sui sintomiModifica

È opportuno ricordare che tuttavia i sintomi dell'infezione sono molto aspecifici, e rimandano a moltissime altre infezioni virali. L'unico modo per essere certi dell'avvenuta infezione è eseguire un test HIV, tenendo presente che tale test ha un valore definitivo, con attendibilità completa, a 100 giorni dall'evento a rischio, ma che già a 45 giorni dall'evento a rischio ha un'attendibilità molto significativa.

BibliografiaModifica

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.

Voci correlateModifica

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