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Per accedervi bisognava superare prima [[Cerbero]], poi attraversare l'[[Acheronte]] versando un [[obolo]] al terribile [[Caronte (mitologia)|Caronte]] e raggiungere i tre giudici [[Minosse]], [[Eaco]] e [[Radamanto]] i quali emettevano il loro verdetto. Nell'Ade vi erano cinque fiumi: [[Stige (fiume)|Stige]], [[Cocito]], [[Acheronte]], [[Flegetonte]] e [[Lete (fiume dell'oblio)|Lete]], l'acqua di quest'ultimo aveva la caratteristica di far perdere la memoria a chi la beveva. Narra Platone, ne "[[La Repubblica (dialogo)|La Repubblica]]", che le anime dei morti, ormai purificate dai peccati, vengono trasportate da vortici di fuoco e poggiate al suolo. Qui scelgono la loro prossima vita, e successivamente bevono l'acqua del fiume Lete. Si dice che Ulisse, avendo molto patito nella vita precedente per l'onere di essere re, scelse una vita semplice, agricola, che non avrebbe mai procurato fastidi. Agamennone, stanco per la diffidenza umana, decise di vivere tramutato in aquila.
 
L'Ade, che accoglie le anime di tutti i defunti tranne i morti rimasti insepolti, alle volte viene confuso con una sua sezione, [[Tartaro (mitologia)|Tartaro]], il luogo in cui si trovano sia i [[Titano (mitologia)|Titani]] che invano tentarono di [[titanomachia|sconfiggere gli dei]] [[Olimpi]], sia quei mortali puniti per i loro gravi misfatti come [[Tantalo (mitologia)|Tantalo]], [[Sisifo]], le [[Danaidi]]; e questo più che altro sulla base dell'[[iconografia]] cristiana relativa all'[[Inferno]]. Le anime di coloro che in vita non furono né malvagie né straordinariamente virtuose si aggirano invece sul [[Prati di asfodelo|Prato degli Asfodeli]], un luogo bello ma debolmente illuminato: le anime più nobili, infine, accedono nei luminosissimi [[Campi Elisi]], o secondo alcuni autori, alle [[Isole Fortunate]]. Virgilio aggiunge i [[Campi del Pianto]], riservati ai morti suicidi e a coloro che in vita furono travolti dalla passione, e una sezione che accoglie tutti i caduti in guerra d'animo non malvagio e onorevolmente sepolti.
 
I morti senza tomba, invece - tale fu la sorte di [[Icaro]], [[Tarquito]], [[Palinuro (Eneide)|Palinuro]], [[Mimante]], [[Oronte (Eneide)|Oronte]], [[Ennomo]], [[Licaone (figlio di Priamo)|Licaone]], [[Asteropeo]], forse anche [[Ippoloco]], il figlio di [[Antimaco]] - vagano senza sosta al di fuori del regno, secondo alcuni autori per sempre, secondo altri per cento anni, sempre che qualcuno sulla terra non provveda a onorare i loro resti; qualora ciò succeda, essi possono finalmente varcare la soglia dell'Ade (fu quanto accadde a [[Polidoro (figlio di Ecuba)|Polidoro]], figlio di [[Priamo]] ed [[Ecuba]], il cui corpo in un primo tempo era stato seppellito solo parzialmente) ed essere anche loro in grado, come tutti gli altri defunti, di scrutare ciò che succede tra i vivi, e gli eventi futuri (secondo Omero, invece, nessuno spirito ha questo potere, tranne [[Tiresia]]).
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