Differenze tra le versioni di "La ragazza di via Millelire"

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La presentazione in concorso al [[Mostra internazionale d'arte cinematografica|Festival del Cinema di Venezia]] [[1980]] del film spaccò in due la critica, suscitando scalpore e polemiche.<br/>Il film, sia a [[Destra (politica)|destra]] che a [[Sinistra (politica)|sinistra]] delle allora correnti politiche, fu bollato come ''denigratorio, vergognoso, nocivo''.<br/>
[[Diego Novelli]], l'allora [[Sindaci di Torino|sindaco di Torino]], lo definì ''"...un cuneo duro, aspro, pesante, terribile, ma reale"''. Il cuneo sociale che, di fatto, separava il degrado del [[sottoproletariato]] delle periferie con la stessa città metropolitana, industriale e dinamica.<br/>
Nonostante il gradimento del pubblico e di alcuni giurati di [[Venezia]], tra cui lo scrittore [[Umberto Eco]], il regista bresciano, già precedentemente cimentatosi in pellicole impegnate, subì una dura critica e un vero e proprio processo di emarginazione professionale, etichettato come troppo provocatorio, cinico, e anche “mascalzone”. A nulla valse sia il riconoscimento in [[Francia]] del ''Jeune Cinema'' [[Hyères]] [[1981]], dove il film fu soltanto sottotitolato, e ilsia discreto successo e relativo incasso nelle sale cinematografiche. TuttaviaSi tratta, moltiinfatti, ritengonodi cheun ilparticolare boicottaggiogenere fudi organizzatofilm eimpegnati pretestuoso,sul intema quantodel il bersagliodisagio principalegiovanile, oltreun advero unae parteproprio della [[Sinistra (politica)|Sinistra]] torineseantesignano di [[Diegopellicole Novelli]],più fu lo stesso produttore del filmfamose, il direttorequali dell'allora '[[RaiMery 2|Raiper Duesempre]]'' e ''[[MassimoRagazzi Ficherafuori]]'', socialista anomalo che lodel stessoregista [[BettinoMarco Craxi|CraxiRisi]], volevache cacciare,però comeusciranno infattiben avvennenove subitoanni dopo.<ref>Morando Morandini - [[Trovacinema.repubblica.it]]<br/ref>.
Molti ritengono che il boicottaggio al [[Mostra internazionale d'arte cinematografica|Festival di Venezia]] fu organizzato e pretestuoso, in quanto il bersaglio principale, oltre ad una parte della [[Sinistra (politica)|Sinistra]] torinese di [[Diego Novelli]], fu lo stesso produttore del film, il direttore dell'allora [[Rai 2|Rai Due]] [[Massimo Fichera]], socialista anomalo che lo stesso [[Bettino Craxi|Craxi]] voleva cacciare, come infatti avvenne subito dopo.<ref>Morando Morandini - [[Trovacinema.repubblica.it]]</ref>.<br/>
 
A [[Torino]], il film fu sostenuto dall'allora [[Centro di produzione Rai di Torino|Centro di produzione Rai]], in collaborazione con il [[giornalista]] torinese [[Bruno Gambarotta]]. Successivamente, la pellicola suscitò aspra disapprovazione tra alcuni consiglieri comunali, che criticarono [[Diego Novelli|Novelli]] per aver favorito la distribuzione di un film che, a loro avviso, screditava la città<br/>. Fu contestato anche dagli stessi rappresentanti dei comitati di quartiere di Via Artom a [[Mirafiori Sud]], nella quale la storia è ambientata, che raccolsero quasi cinquecento firme affinché l'opera non venisse immessa nei circuiti cinematografico e televisivo.<ref>http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,6/articleid,1447_02_1980_0242_0006_20502967/</ref>
{{cit|Gli esponenti democristiani e liberali mi accusarono di non aver preso posizione contro un'opera che denigrava Torino. Ma allora quella era la Torino delle periferie. Non mancarono anche le petizioni dei residenti, che non si riconoscevano nel ritratto fatto da Serra del quartiere. Eppure quello era il mondo della periferia in tutte le grandi città italiane.'' Novelli fa un esempio, ripreso anche nel film, delle situazioni quasi paradossali che il Comune si trovava ad affrontare: ''In via Artom spaccavano tutte le notti le lampade dei lampioni pubblici. A questo punto ho voluto vedere chi aveva la testa più dura. Così, tutte le mattine, mandavo una squadra di operai a sostituirle. Loro rompevano e noi aggiustavamo. Alla fine si sono stufati loro.|Diego Novelli}}
== Cast ==
 
Tra i protagonisti del film, antesignano misconosciuto di un genere poi diventato famoso con ''[[MeryOria per sempreConforti]]'' del regista [[Marco Risi]], ci sono i ragazzi del quartiere. Oria Conforti (la Betty del film) ricorda il rapporto con loro e con il regista: "Io, pur arrivando non da quell'ambiente, mi trovai benissimo. Eravamo in sintonia. Avevo quindici anni e l'irrequietezza adolescenziale era la stessa. Alla prima del film, fatta al cinema Massimo di via Verdi a Torino, i ragazzi di via Artom ci furono al completo, alcuni di loro erano andati anche alla Mostra del Cinema di Venezia. Qui arrivò la cocente delusione della stroncatura critica, tanto da sinistra, che con un certo snobismo non voleva lavare i panni sporchi in pubblico, quanto dai conservatori che ne facevano una questione di "buona creanza". Non accettavano un'opera dove tra il pubblico e la storia non ci sono filtri. A partire da un linguaggio crudo, zeppo di bestemmie, che sono un voluto pugno nello stomaco dello spettatore.
 
Tra i protagonisti del film, antesignano misconosciuto di un genere poi diventato famoso con ''[[Mery per sempre]]'' del regista [[Marco Risi]], ci sono i ragazzi del quartiere. Oria Conforti (la Betty del film) ricorda il rapporto con loro e con il regista: "Io, pur arrivando non da quell'ambiente, mi trovai benissimo. Eravamo in sintonia. Avevo quindici anni e l'irrequietezza adolescenziale era la stessa. Alla prima del film, fatta al cinema Massimo di via Verdi a Torino, i ragazzi di via Artom ci furono al completo, alcuni di loro erano andati anche alla Mostra del Cinema di Venezia. Qui arrivò la cocente delusione della stroncatura critica, tanto da sinistra, che con un certo snobismo non voleva lavare i panni sporchi in pubblico, quanto dai conservatori che ne facevano una questione di "buona creanza". Non accettavano un'opera dove tra il pubblico e la storia non ci sono filtri. A partire da un linguaggio crudo, zeppo di bestemmie, che sono un voluto pugno nello stomaco dello spettatore.
Oggi ''La ragazza di via Millelire'' è un film da far rivedere, per insegnare alle nuove generazioni e alle istituzioni un pezzo della nostra storia recente ed evitare, se possibile, che certe situazioni si ripetano. La [[Banlieue]] francese docet”.
 
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