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L'analogia neoplatonica tra Dio e il [[sole (astrologia)|Sole]] condurrà tuttavia la [[filosofia rinascimentale]] a fare di quest'ultimo il centro di attrazione della Terra e dei pianeti.<ref>Anna De Pace, ''Niccolò Copernico e la fondazione del cosmo eliocentrico'', pag. 63, Mondadori, 2009.</ref> In [[Keplero]], il primo a descrivere in maniera [[ellisse|ellittica]] le loro [[orbite]], permane la concezione [[animismo|animistica]] e [[astrologia|astrologica]] dell'universo, basata sulla corrispondenza armonica tra i cieli e la terra;<ref>Andrea Albini, ''L'autunno dell'astrologia'', pag. 36, Odradek, 2010.</ref> egli interpretava la forza immateriale della gravità come una sorta di emanazione [[magnetismo|magnetica]].<ref name=DeAngelis />
 
A partire dal [[Seicento]] la visione animistica della gravità verrà progressivamente sostituita da una puramente [[meccanicismo|meccanicista]]; [[Galileo Galilei]] ne fornì una descrizione limitata all'aspetto quantitativo, e riprendendo l'antica idea di Filopono teorizzò che,<ref>[http://www.focus.it/scienza/scienze/gravita-esperimento-mentale-di-galileo L'esperimento d Galileo sulla [[caduta libera]] sarebbe stato puramente mentale].</ref> facendo [[caduta dei gravi|cadere due corpi]] di masse differenti nello stesso momento, entrambi sarebbero arrivati al suolo in contemporanea.
 
[[Cartesio]] negò che la gravità consistesse in una forza intrinseca, spiegandola sulla base di vortici di [[etere (fisica)|etere]], e riconducendo ogni fenomeno fisico al [[legge di conservazione della quantità di moto|principio di conservazione del moto]], dato dalla massa per la velocità (''mv'').<ref name=DeAngelis /> [[Leibniz]] obietterà a Cartesio che la [[quantità di moto]] non bastava a definire l'essenza di una [[forza]], e ripristinò il concetto [[vitalismo|vitalistico]] di [[energia]] o ''vis viva'', espressa dal prodotto della massa per la velocità al quadrato (''e=mv<sup>2</sup>''): era questa per lui ad essere conservata in natura.<ref>[[Ernst Cassirer]], ''Storia della filosofia moderna'', vol. II, p. 194, Torino 1968.</ref>
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