Differenze tra le versioni di "Storia di Napoli"

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Il prestigio di Carlo d'Angiò aumentò ulteriormente dopo la vittoria nella [[Battaglia di Tagliacozzo]] ([[1268]]), nella quale le truppe angioine sbaragliarono l'esercito di [[Corradino di Svevia]], ultimo discendente diretto di Federico II e capo del partito [[ghibellini|ghibellino]], che puntava alla riconquista del regno. Dopo un processo formale, il giovane svevo (che aveva solo sedici anni) fu condannato ad essere decapitato, condanna che venne eseguita al ''Campo Moricino'' (l'odierna [[Piazza del Mercato (Napoli)|piazza del Mercato]]) il 26 ottobre [[1268]]. Fu questo il primo episodio di una lunga serie di vendette che furono consumate a Napoli contro tutti coloro che avevano appoggiato il partito svevo di Federico II e di Manfredi.
 
Nel [[1284]], in seguito alla rivolta dei [[Vespri Siciliani]] (scaturiti anche dal formale trasferimento della capitale da [[Palermo]] a Napoli<ref name="Cesare">{{Cita libro|autore=[[http://books.google.it/books?id=NBd44ojflLMC&pg=PA173&lpg=PA173&dq=Napoli+inconfondibile+capitale&source=bl&ots=VX8UsxGsO2&sig=0Zl5mowTsupOpTH00fw8HE8bhcY&hl=it&sa=X&ei=OvRwU5yUBOv2ygOgrIDIBA&ved=0CDEQ6AEwAA#v=onepage&q=Napoli%20inconfondibile%20capitale&f=false Cesare de Seta, '']]|titolo=La città europea''|città=ilSaggiatore|anno=2010|p=173, ed. il Saggiatore181, 2010 pp. 174 e 178]175|ISBN=no}}</ref>), gli [[Angioini]] persero la Sicilia, che si consegnò ai [[Corona d'Aragona|sovrani aragonesi]]. I due regni continuarono a definirsi entrambi "di Sicilia"; in particolare, in quello continentale nacque la formula di ''Regno di Sicilia al di qua del Faro'' (Napoli) e ''Regno di Sicilia al di là del Faro'' (per approfondire, vedi [[Faro di Messina]]): le due parti rimasero formalmente separate, nonostante abbiano condiviso quasi sempre lo stesso sovrano, fino al [[1816]], quando venne costituito il [[Regno delle Due Sicilie]].
 
Il periodo che seguì fu assai tumultuoso, con Carlo che cercò di riconquistare la Sicilia e gli [[Aragonesi]], con a capo [[Pietro III d'Aragona]], che risalirono il continente, impossessandosi dapprima della Calabria e giungendo poi a lambire Napoli, stabilendo presidi militari a Ischia e [[Isola di Capri|Capri]] e tentando, con l'ammiraglio [[Ruggiero di Lauria]], di sbarcare a [[Nisida]] ([[1284]]).
La [[Napoli]] spagnola copre un arco di tempo che va dal [[1503]] al [[1713]]<ref>La Corona di Spagna cedette ufficialmente il Regno di Napoli con il [[trattato di Utrecht]] del [[1713]].</ref>: una grande moltitudine di viceré si susseguì al governo cittadino, e dovette fare i conti con i dirigenti che risiedevano molto lontano, nella capitale (in realtà, prima del [[1561]] l'[[Impero spagnolo]] non aveva una capitale ufficiale. Venne stabilita nella piccola cittadina di [[Madrid]] da [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], a causa della sua posizione centrale nella penisola Iberica<ref>[http://www.treccani.it/enciclopedia/madrid_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/ Treccani.it]</ref>), i quali percependo le problematiche secondo la loro prospettiva, solo alquanto di rado erano propensi ad intendere quanto veniva riferito dalla periferia. In aggiunta vi furono complicanze locali, non tanto perché i viceré erano spagnoli e per dovere di mandato delineavano i compensi della [[Spagna]], quanto per vantaggi personali, dispute, ecc. A loro volta tali figure erano poi mosse da vizi, debolezze, ecc. che influenzarono senza dubbio il loro operato politico.<ref>Giuseppe Conigli, ''I viceré Spagnoli di Napoli'', Ed. Fausto Fiorentino, Napoli 1967</ref>
 
Durante questa parentesi storica, la città partenopea non cadrà in una condizione provinciale<ref name=Storia/><ref name=Cesare/>, tutt'altro. Napoli assurse ad un grado di crescita demografica (il secondo agglomerato urbano del [[Mar Mediterraneo|Mediterraneo]] dopo [[Istanbul]]; il primo, probabilmente, del cristianesimo occidentale del [[XVI secolo]]<ref name=Storia>{{cita web|url=http://books.google.it/books?id=fR8sEqPDmucC&pg=PA157&lpg=PA157&dq=napoli+popolosa+d%27occidente+spagnolo&source=bl&ots=2HBQAQvZU2&sig=HJDUhjna7szC1_Ghsfy6S958swU&hl=it&ei=KD7uTdObE9Ci-gbX4ZXxBw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=6&ved=0CDwQ6AEwBQ#v=onepage&q&f=false|titolo=Enciclopedia tematica aperta|accesso=7 settembre 2011}} pp. 388 e 157</ref>), economica, culturale, urbanistica, divenendo uno dei massimi centri della monarchia in oggetto ma divenendo anzitutto il grande centro del Mediterraneo occidentale<ref>[https://books.google.it/books?id=txV2uP9FrtgC&pg=PA156&lpg=PA156&dq=napoli+capitale+illuminista&source=bl&ots=lOp-F-9G4z&sig=ZNZB9zCYuA_0u77hLl7P25hc83s&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi7_4v5wq7UAhWqDsAKHSx1BbU4ChDoAQg7MAU#v=snippet&q=impero&f=false Aurelio Musi, ''Una capitale e il suo regno'', ed. Touring, Milano 2003 p. 118]</ref><ref name=Mediterranea/>. Il suo enorme rifornimento alimentare<ref>[https://books.google.it/books?id=A-F4jbst-zEC&pg=PR24&lpg=PR24&dq=le+vie+del+mezzogiorno:+storia+e+scenari+dimensioni+monstre&source=bl&ots=C2Kfq_Slg2&sig=zoBEIQPkb49T33ot2nRWJGA1lKk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjeo9S7wuHTAhVnCsAKHdgDAyEQ6AEIMzAB#v=onepage&q=le%20vie%20del%20mezzogiorno%3A%20storia%20e%20scenari%20dimensioni%20monstre&f=false Giuseppe Barone, ''Le vie del Mezzogiorno: storia e scenari'', ed. Donzelli, 2002 p.24]</ref> rappresentava, oltre che un drammatico problema, pure un considerevole organismo di prestigio sia economico che politico<ref name=Storia/>; i livelli di produzione partenopei erano alquanto frenetici con rilevanti esercizi nel comparto tessile<ref name=Storia/>. La città era cresciuta a dismisura, ma non era progredita, non aveva potuto assimilare il costante flusso migratorio nel proprio tessuto socio-economico: conosceva di già la piaga dell'[[urbanesimo]]<ref name=Mediterranea>{{cita web|url=http://www.storiamediterranea.it/public/md1_dir/b1162.pdf|titolo=Storiamediterranea.it|accesso=7 settembre 2011 pp. 10-11-22-23}}</ref> e non esisteva in primis una classe dirigenziale capace di far fronte a questa crescita esponenziale. Sul fronte politico l'inserimento, a forza di cose, del [[barone|baronato]] nell'organizzazione di governo comportò una paralisi socio-politica che minò gravemente sia lo sviluppo in chiave moderna dello stato sia i meccanismi di crescita economica<ref name=Storia/>. Culturalmente Napoli divenne un centro così florido che, negli istanti più illustri del ''[[siglo de oro]]'', oltrepassò, per la sua facoltà di attirare le personalità più estrose dell'Impero, la corte madrilena.<ref>Monika Bosse, André Stoll, ''Napoli Viceregno spagnolo. Una capitale della cultura alle origini dell'Europa moderna'', Ed. Vivarium, Napoli 2001 (alla prefazione del testo)</ref>
 
La città, sul piano urbanistico, vide le trasformazioni attuate da [[Pedro Álvarez de Toledo y Zuñiga|Don Pedro di Toledo]]. Costui raddoppiò il perimetro urbano, chiuse la città sia da terra che da mare e fece costruire [[via Toledo]] e i ''[[Quartieri Spagnoli|Quarteras]]''.
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