Rinzai-shū: differenze tra le versioni

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"Su un albero c'è un uomo che stringe un ramo in bocca ma non si tiene attaccato con le mani e non tocca il tronco con i piedi. Qualcuno, ai piedi dell'albero, gli chiede: "Che cos'è lo Zen?" Se non risponde, non può soddisfare quell'uomo, ma se dice anche una sola parola, cade e s'ammazza. In un momento simile, tu che cosa risponderesti se fossi in lui?"
 
Anche se questi Koan possono apparire sciocchi e assurdi, ognuno di essi riflette il grande koan della vita, dato che per lo Zen il problema della vita è di superare le due alternative dell'affermazione e della negazione, che oscurano entrambe la [[verità]]. Il metodo della scuola Rinzai prevede che il discepolo Zen debba risolvere un koan e che sia assistito da un maestro, il quale lo interroga sulla soluzione del koan; finché il discepolo troverà soluzioni logiche e razionali, il maestro gli dirà che ha sbagliato e quindi di continuare a pensarci; ciò si protrarrà per alcuni anni, finché il discepolo realizzerà che non c'è una soluzione razionale, e di colpo sente la sua mente e il suo corpo cancellati dall'esistenza. Questo fatto è chiamato "lasciar andare la presa", e fa prendere coscienza al discepolo Zen che, così come un koan non si può "afferrare" trovandoci una soluzione, così la vita stessa non può essere "posseduta" dall'individuo, e che quindi bisogna lasciar andare la vita, cioè accettarla come vita, come qualcosa che non è di proprietà di nessuno. I koan sono impiegati anche per far comprendere agli allievi che l'illuminazione non la si raggiunge con solo con l'intelletto e che ogni ragionamento è inutile alla comprensione della verità. Anche per questo motivo la scuola Rinzai pratica i koan durante la meditazione [[zazen]], poiché non crede che stando semplicemente seduti si arrivi all'illuminazione, o [[satori]].
 
 
 
== Arti marziali ==
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