Differenze tra le versioni di "Azio"

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[[File:Battle_of_Actium-it.svg|thumb|Mappa della battaglia di Azio.]]
'''Actio''', od '''Actium''' ([[Lingua greca|greco]] ''Άκτιο'', nome moderno: Punta), era l'antico nome di un promontorio della [[Grecia]] occidentale nell'[[Acarnania]] nordoccidentale, all'imbocco del Sinus Ambracius ([[Golfo di Arta]]) opposto a [[Nicopoli d'Epiro]], costruita da [[Cesare Augusto|Augusto]] nel lato nord dello stretto.
 
Sul promontorio esisteva un antico tempio di [[Apollo|Apollo Actius]], che fu ingrandito da Augusto, il quale, per celebrare la [[Battaglia di Azio]], istituì o rinnovò i giochi quinquennali conosciuti come Actia or Ludi Actiaci. Il promontorio ospitava un piccolo villaggio omonimo.
 
==Storia==
'''Azio''' apparteneva ai coloni [[Corinzi]] di Anactorium, che probabilmente istituirono il culto di Apollo e i giochi di Actia; nel III secolo a.C. cadde nelle mani degli [[Acarnaniani]], che in seguito tennero qui i loro sinodi. Actium è famosa come il luogo della vittoria decisiva di Cesare Ottaviano, in seguito imperatore Augusto su [[Marco Antonio]] ([[2 settembre]], [[31 a.C.]]). La battaglia decise la questione del dominio universale. Ottaviano era padrone dell'Occidente e Antonio dell'Oriente. I loro eserciti erano accampati sulle due sponde della baia di Ambracia: Ottaviano aveva 80.000 fanti, 12.000 cavalieri e 400 navi da guerra; Antonio disponeva di 100.000 fanti, 12.000 cavalieri e 480 navi. Le navi di Antonio erano armate di [[catapulte]], ma erano pesanti e ingombranti; quelle di Ottaviano erano piccole, ma più veloci. Delle 480 di Antonio, [[Cleopatra VII]] ne offrì 300 e fu proprio su istigazione della regina, e contro il parere dei propri ufficiali più esperti, che egli ingaggiò la battaglia navale contro Ottaviano.
L'ammiraglio di Ottaviano, [[Marco Vipsanio Agrippa|Agrippa]], quando lo scontro durava già da diverse ore senza esito decisivo, effettuò una rapida manovra e Cleopatra si diede alla fuga con le sue galee. Il voluttuoso Antonio non poté trattenersi dal seguirla con alcune navi. Abbandonata dal proprio comandante, la flotta si arrese, e altrettanto fece l'esercito dopo aver atteso per sette giorni il suo ritorno. Egli era fuggito con la sua amante in Egitto, suicidandosi pochi giorni dopo alla notizia di arrivo delle truppe Ottaviane. Per celebrare la vittoria il conquistatore Ottaviano abbellì il tempio di [[Apollo]] che sorgeva ad Azio e fondò [[Nicopolis]] (città della vittoria) sulla sponda settentrionale del golfo.
 
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