Grotte Kizil: differenze tra le versioni

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[[Image:QizilDonors.jpg|thumb|300px|"Donatori [[Tocari]]", con capelli ed occhi chiari, affresco del VI secolo, Qizil, [[bacino del Tarim]]]]
 
Le '''grotte Kizil''' (chiamate anche '''grotte Qizil'''; [[lingua uigura|uiguro]]: Qizil Ming Öy; cinese semplificato:克孜尔千佛洞, "grotte Kizil dei mille Buddha") sono un complesso di 236 grotte [[Buddhismo|buddhiste]] scavate nella roccia situate nei pressi di [[Kizil]] (克孜尔乡) nella [[contea di Baicheng]], [[Xinjiang]], [[Cina]]. Il sito si trova sulla sponda settentrionale del fiume [[Muzat (fiume)|Muzat]], 75&nbsp;km a nord-ovest di [[Kucha]].<ref>{{Cita web
| url = http://www.xinjiang.gov.cn/1$002/1$002$002/354.jsp?articleid=2005-6-16-0036
| titolo = Kezil Thousand-Buddha Grottoes
Si dice che queste grotte siano state il primo complesso di grotte buddhiste del Turkestan orientale, dato la loro nascita nel periodo compreso tra il III e l'VIII secolo. Nonostante il sito sia stato danneggiato e saccheggiato, rimangono almeno 1000&nbsp;m² di murales, nella maggior parte storie [[Jataka]].
 
In Europa il ''Museum für Asiatische Kunst'' di [[Berlino]] possiede la più importante collezione di affreschi da Kizil grazie alle spedizioni, all'inizio del Novecento, di [[Albert Grünwedel]] e [[Albert von Le Coq]] a [[Turfan]] e [[Kucha]].<ref>{{Cita web
| url = http://staatsbibliothek-berlin.de/die-staatsbibliothek/abteilungen/orient/aufgaben-profil/veroeffentlichungen/berlin-turfan-collection/
| titolo = The Berlin Turfan-Collection
| accesso=28 maggio 2012
}}</ref>
 
Il sito è venuto alla luce grazie ad una prima spedizione archeologica tedesca intorno agli [[anni 1910|anni dieci]] del Novecento, a cui seguirono, venti anni dopo, una spedizione giapponese e, dagli [[anni 1950|anni cinquanta]], una cinese.
 
Nel sito sono stati rinvenuti molti frammenti di testi in [[sanscrito]] e in [[tocarico]], di natura commerciale, medica e religiosa, che testimoniano una forte influenza indiana del centro.<ref>Arcangela Santoro, ''Atlante di Archeologia'', Utet, Torino, 1998, pag.426</ref>
 
La struttura comprende sia luoghi di culto sia ambienti monastici e quelli situati più in basso appartengono ad un periodo storico più antico. Le celle per i monaci appaiono semplici e prive di decorazioni, mentre gli ambienti di culto abbondano di pitture ed immagini scolpite.<ref>Arcangela Santoro, ''Atlante di Archeologia'', Utet, Torino, 1998, pag.426</ref>
Le raffigurazioni prevalenti sono quelle riguardanti la vita del Buddha e si distinguono per tre stili diversi: il primo è detto indo-iranico (500-600); il secondo è definito iranico (600-650) e si caratterizza in una egemonia di figure stilizzate e dei colori verdi e blu; il terzo (700) evidenzia un influsso cinese, riconducibile al periodo di dominio [[Tang]].
 
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