Emilio Fantin: differenze tra le versioni

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Ha dato vita a diversi eventi e performance realizzando anche alcuni video, ha collaborato e condiviso progetti con molti personaggi del panorama artistico italiano.
 
Nel 1994 a Bologna condivide uno studio insieme ad altri artisti ([[Francesco Bernardi]], [[Gianni Gosdan]], [[Eva Marisaldi]]),’L’atelier'L’atelier senza pennelli – La Casa Mentale’Mentale', intorno a cui gravitavano anche giovani artisti bolognesi.
 
Nel 2003 ha partecipato alla mostra [[Arte Pubblica in Italia: lo spazio delle relazioni]] curata da [[Anna Detheridge]] presso [[Cittadellarte]]_Fondazione Pistoletto a Biella.
Tra il 1988 e il 1990 realizza la serie ''Strappi'' parti di superfici diverse asportate da muri esteri o interni di edifici e case, provenienti da località italiane ed europee, queste opere derivano da riflessioni concettuali e da studi di logica.
 
Nel 1992 con ''Trekking'' organizza un progetto, un’escursioneun'escursione in montagna per cento persone, comprendenti anche artisti e critici, con l’intentol'intento ci modificare i rapporti comunicativi nell’artenell'arte e il ruolo del pubblico. L’iniziativaL'iniziativa è stata finanziata attraverso la vendita di zaini contenenti cinque opere degli artisti partecipanti.
Dello stesso anno è ''Arrivederci Roma'',decontestualizza lo spazio della galleria chiedendo ad una hostess di presentare tre tipi di viaggio: uno in aereo a New York, uno in treno per una città europea, e uno notturno in taxi.
 
Nel 1994 installa e progetta ''Atto di Assenza'' per la fiera di Basilea, si tratta di una chaise-longue protetta da un paravento fornita di mascherina e occhiali, offerta a chiunque volesse prendersi una pausa dalla visita della fiera. Altre opere, fanno riferimento alla pausa, al riposo e allo stato mentale, come: ''Una Pausa'' del 1990, in cui scrive la parola su un muro e la sua lettura è di per sé esplicativa; ''Il Modo'' e ''Pensare, Volere, Sentire'' del 1996, opere composte rispettivamente da dodici e da tre sedie a sdraio.
 
Nel 1995 realizza ''Ponte'', installazione in cui compaiono solo le scale di accesso senza il corpo centrale del ponte, quest’ultimoquest'ultimo perde la sua funzione e le scale incorniciano un’assenzaun'assenza.
 
Dedicati alla comunicazione e al tempo sono le opere ''Sogno'' del 1996, singoli racconti di sogni che Fantin commissiona ad alcune persone trasmesse in una mostra, e ''Privato'' del 1997, due voci che parlano al telefono, a chiamare è l’artistal'artista mentre fa squillare il telefono durante una mostra collettiva.
''Autoritratto'' del 1999 fotografia scattata davanti ad uno specchio, è un’introspezioneun'introspezione intima tra sé e sé.
 
Nei primi anni del 2000 Fantin crea spazi e situazioni in cui invita a condividere l'area non geografica del sonno e del sogno nel lavoro “Astrale”, un'area in cui si generano dinamiche d'incontro e di scambio intense, ignorate o trascurate da scienze e saperi tipicamente diurni.
 
In seguito l’artistal'artista ha organizzato workshop dedicati al rapporto tra arte e natura, ideando percorsi e realizzando opere utili alla rivalorizzazione di aree verdi, per riaffermare il legame tra l’uomol'uomo e i luoghi naturali. Ne sono un esempio le opere collettive e i progetti realizzati nell’ambitonell'ambito di "Percorsi Arte e Natura": nel 2010 ha progettato il ''Pollaio Smeraldi'' nel parco di Villa Smeraldi a Bologna e nel 2011 sempre nello stesso parco l’artistal'artista ha diretto la creazione di una serie di attività volte alla fabbricazione di opere di valore estetico e di servizi, realizzati artigianalmente, per migliorare il parco, in particolare l’areal'area riservata ai più piccoli.
 
== Mostre Personali ==
*Giorgina Bertolino, ''Emilio Fantin'', Lfac, Torino 1999, pp. 7-22.
*Gabi Scardi, ''Emilio Fantin: Spazio aperto'', Pendragon, Bologna 2003, p. 6 (catalogo mostra).
*Emilio Fantin, ''Qualcosa che potesse sfuggire ed insieme celebrare l’assurdol'assurdo, la mancanza, l’assenzal'assenza di uno scopo, di un fine'' in G. Baruchello, A.V. Borsari, E. Fantin, F. Vaccari, M. Vaglieri, ''Cinque percosri artistici. Nel segno di Giotto'', AMP edizioni, Carpi 2008, pp. 127-159.
 
== Collegamenti esterni ==
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