Beati Paoli: differenze tra le versioni

Contenuto cancellato Contenuto aggiunto
Doncarloss (discussione | contributi)
storia
Doncarloss (discussione | contributi)
storia
Riga 26:
I Beati Paoli, successori sempre rinnovati dei ''vendicosi'', secondo il [[Francesco Maria Emanuele Gaetani|marchese di Villabianca]], sarebbero stati realmente una setta di [[sicario|sicari]] che si riuniva in gran segreto (dopo la mezzanotte, al lume delle candele e incappucciati di nero) nelle cripte sotterranee del quartiere del [[Il Capo (Palermo)|Capo]] per pianificare criminali disegni e approntare una sorta di tribunale. I loro committenti facevano parte della [[classe sociale]] ''mezzana'' che, non disponendo come i blasonati di uomini in armi al proprio servizio, si rivolgevano alla congregazione per le loro personali vendette, sfruttando la rinomanza di mistero che la distingueva e l'indiscussa approvazione popolare di cui beneficiava, e l'esecuzione di atti delittuosi.<ref>Castiglione, pag. 10</ref>
 
Il mito dei Beati Paoli è stato, infatti, usato spesso associato da molti per originaredocumentare storicamente la nascital'origine della [[mafia in Italia]]<ref>Primi fra tutti gli stessi mafiosi. Ad esempio [[Tommaso Buscetta]] ha affermato in una sua deposizione: «La mafia non è nata adesso, viene dal passato. Prima c'erano i Beati Paoli che lottavano coi poveri contro i ricchi [...]: abbiamo lo stesso giuramento, gli stessi doveri». Peraltro già ai tempi dell'inchiesta sull'uccisione di [[Joe Petrosino]] era emerso che alcune organizzazioni legate alla malavita si erano impadronite del mito dei ''Beati Paoli'' intesi come una sorta di ''Robin Hood'' siciliani, riunendosi negli stessi luoghi in cui, secondo dicerie popolari, nel passato si incontravano i membri di tale setta, vera o leggendaria che fosse (cfr. G. Montemagno, ''Luigi Natoli e I Beati Paoli'', Palermo, Flaccovio, 2002, pp. 51-53).</ref>, sebbene tale provenienza sia stata più volte rigettata sia per la natura organizzativa che per gli effetti sulla popolazione: beneficiata dai primi, soggiogata dalla seconda<ref>Sulle origini della mafia cfr. ad es. Diego Gambetta, ''The Sicilian Mafia: the business of private protection'', Harvard University Press, 1996, p. 136; Claudio Lo Monaco, ''A proposito della etimologia di mafia e mafioso'', in LN, Livorno 1990, 1-8; Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897; Cfr. G. Palomba, ''Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia'', Giannini, Napoli, 1962, pp. 203-204; Santi Correnti, ''Breve storia della Sicilia'', Newton & Compton, 1998; Pasquale Natella, ''La parola "Mafia"'', Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).</ref>.
 
Circa l'origine del nome, si è ipotizzato un collegamento con [[Francesco da Paola]], patrono del [[regno di Napoli]] e [[regno di Sicilia|Sicilia]], fino al [[1519]] [[Beatificazione|beato]]: gli aderenti della [[consorteria]] potevano circolare vestiti come i suoi [[Ordine dei minimi|minimi]], frequentare le chiese e fare «cunciura» nei sotterranei. Pare usassero come [[stemma|emblema]] una croce sovrastata da due spade incrociate.<ref>Castiglione, pag. 34</ref>