Differenze tra le versioni di "Basilica di Santa Maria Maggiore"

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erebbe difficoltà giuridiche, poiché le autorità italiane hanno il divieto assoluto di accesso all'area.
La '''papale basilica patriarcale maggiore arcipretale liberiana di Santa Maria Maggiore''', conosciuta semplicemente con il nome di "basilica di Santa Maria Maggiore", è una delle quattro [[basiliche papali]] di [[Roma]]. Collocata sulla sommità del colle [[Esquilino]], è la sola ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, sia pure arricchita da successive aggiunte.
 
L'[[arciprete]] della [[basilica]] è il [[cardinale]] [[Santos Abril y Castelló]], mentre il [[canonico|protocanonico onorario]] è di diritto il [[re di Spagna]].
 
L'edificio della Basilica, comprese le scalinate esterne, costituisce area extraterritoriale a favore della [[Santa Sede]]. Non è cioè territorio del Vaticano, come comunemente si crede, ma territorio italiano con il privilegio del diritto di extraterritorialità. Essendo l'ampia scalinata posta ai piedi dell'abside anch'essa extraterritoriale, è oggi delimitata da una cancellata metallica, allo scopo di impedire che vi sostino dei passanti. Infatti, nel caso si rendesse necessario l'intervento di forze dell'ordine italiane, ciò creerebbe difficoltà giuridiche, poiché le autorità italiane hanno il divieto assoluto di accesso all'area.
 
La basilica gode, insieme ad altri immobili e in base ad accordi tra [[Italia|Stato italiano]] e Santa Sede, del privilegio di [[extraterritorialità]] e dell'esenzione da [[Espropriazione per pubblica utilità|espropriazioni]] e da [[Tributo#Italia|tributi]], come stabilito dai [[Patti Lateranensi]] e formalizzato nell'[[Accordo di Villa Madama]] <ref>[http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2015-04-01/ecco-immobili-vaticani-esenti-imposte-italiane-140449.shtml?uuid=ABcLgmID Il Sole 24 Ore]</ref><ref>[http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/01/finisce-segreto-bancario-italia-vaticano-niente-tasse-per-gli-immobili/1556933/ Finisce segreto bancario Italia-Vaticano. Ma ancora niente tasse per gli immobili]</ref>.
 
== Storia ==
Fu fatta erigere da [[papa Sisto III]] ([[432]]-[[440]]), che la dedicò al culto della [[Maria (madre di Gesù)|Madonna]], la cui divina maternità era appena stata riconosciuta dal [[concilio di Efeso]] ([[431]])<ref name="cattab">[[Alfredo Cattabiani]], ''Calendario'', Milano, Rusconi libri, 1994, ISBN 88-18-70080-4. p. 280</ref>.
 
[[File:Maggiore-obelisk.jpg|thumb|sinistra|Veduta dell'abside ([[Carlo Rainaldi]])]]
La costruzione avvenne su una chiesa precedente, che una diffusa tradizione vuole sia stata la Madonna stessa ad ispirare apparendo in sogno a [[papa Liberio]] e al [[Giovanni (patrizio romano)|patrizio Giovanni]] e suggerendo che il luogo adatto sarebbe stato indicato miracolosamente. Così quando la mattina del 5 agosto un'insolita nevicata imbiancò l'Esquilino papa Liberio avrebbe tracciato nella neve il perimetro della nuova basilica, costruita poi grazie al finanziamento di Giovanni. Di questo antico edificio rimane il ricordo solo in un passo del ''[[Liber Pontificalis]]'' che afferma che Liberio «''fecit basilicam nomini suo iuxta Macellum Liviae''».
 
Ad ogni modo il 5 agosto di ogni anno, in ricordo della [[Madonna della Neve]], avviene la rievocazione del cosiddetto "miracolo della nevicata": durante una suggestiva celebrazione viene fatta scendere dalla cupola della cappella Paolina una cascata di petali bianchi.
 
Storicamente parlando, la chiesa precedente era dedicata alla fede nel [[Simbolo niceno-costantinopolitano|Credo]] proclamato dal [[Concilio di Nicea I|primo concilio di Nicea]]<ref name="cattab">[[Alfredo Cattabiani]], ''Calendario'', Milano, Rusconi libri, 1994, ISBN 88-18-70080-4. p. 280</ref>.
 
== Descrizione ==
[[File:Dehio 17 Santa Maria Maggiore.jpg|thumb|Pianta della basilica originaria]]
[[File:The British Library - Rome - Basilica di Santa Maria Maggiore.jpg|thumb|upright=1.5|La basilica in una pubblicazione del 1842]]
 
La basilica costruita da [[papa Sisto III]] a partire dall'anno [[432]] si presentava a tre [[navata|navate]], divise da 21 colonne di spoglio per lato, sormontate da capitelli ionici, sopra le quali correva un architrave continuo. La navata centrale era illuminata da 21 finestre per lato (la metà delle quali furono successivamente tamponate) ed era sormontata da una copertura lignea con capriate a vista.
 
=== I mosaici ===
La navata venne decorata sempre in età sistina da splendidi [[mosaico|mosaici]], entro pannelli collocati sotto le finestre, in origine racchiusi da edicolette, con un ciclo di storie del Vecchio Testamento: storie di Abramo, Giacobbe, Isacco sul lato sinistro, Mosè e Giosuè su quello destro. Degli originari 42 riquadri, molti dei quali presentavano due scene sovrapposte, ne restano 27 (12 sulla parete sinistra e 15 sulla destra) dopo le distruzioni dovute alle aperture laterali settecentesche.
 
Si tratta certamente del primo ciclo figurativo apparso in una chiesa romana. Le storie veterotestamentarie mostrano indubbie tangenze stilistiche con il cosiddetto "Virgilio Vaticano", manoscritto dell'[[Eneide]] conservato nella [[Biblioteca apostolica vaticana]], e con la [[Bibbia]] detta ''Itala'' di [[Quedlinburg]], ma sono stati notati anche legami con l'iconografia imperiale, secondo un processo di appropriazione dell'immagine e degli attributi visivi imperiali tipico dell'arte paleocristiana. Questi rapporti, nonché la disposizione non sempre cronologica delle scene e del tutto funzionale a ogni singolo episodio e a rispondenze ritmiche all'interno della serie, sottendono l'utilizzo di un piano figurativo appositamente studiato, forse addirittura dal giovanissimo [[papa Leone I|Leone]] non ancora papa<ref>Ernst Kitzinger, ''All'origine dell'arte bizantina'', Milano, 2005</ref>.
 
Queste storie presentano caratteri stilistici legati alla pittura tardoantica (una tradizione seicentesca che inizia con [[Giovanni Giustino Ciampini|Ciampini]] voleva addirittura che fossero state realizzate nel IV secolo): ombreggiature, sfumature con passaggi di colore graduali, realistica raffigurazione dello spazio e dei volumi, macchie di colore, fondo cangiante in relazione al contrasto con le figure.
 
Più ieratiche e ritmicamente dilatate sono le scene dei mosaici dell'arco trionfale, rappresentanti alcuni momenti dell’''Infanzia di Cristo'', alcune delle quali tratte da [[apocrifo|Vangeli Apocrifi]] (Annunciazione, ''[[Presentazione al Tempio]]'', ''[[Epifania|Adorazione dei Magi]]'', ''Incontro con il governatore Afrodisio'', ''[[Strage degli innocenti]]'', ''[[Magi (Bibbia)|Re Magi]] presso [[Erode il Grande|Erode]])''. In particolare, l'incontro con il governatore egiziano Afrodisio davanti alla città di Sotine, oltre ad essere un ''pendant'' visivo all'adorazione dei Magi sul lato opposto, è un episodio attestato solo in Santa Maria Maggiore, e tratto dai Vangeli apocrifi: Gesù, durante la [[fuga in Egitto]], entra con i genitori nella città di Sotine, gli idoli pagani immediatamente cadono a terra e Afrodisio saluta il Bambino come [[Redentore]]. Alla sommità dell'arco, il Trono dell'[[Etimasia]] con una Croce, affiancato dai santi [[Pietro apostolo|Pietro]] e [[Paolo di Tarso|Paolo]], e sormontato dal [[Tetramorfo]]. Sotto, compare un pannello con l'iscrizione ''Xystus episcopus plebi Dei''. Ai lati, le due città sante, [[Gerusalemme]] e [[Betlemme]], all'interno delle quali si prolungano illusionisticamente i colonnati della basilica, a indicare in essa quasi un preludio alla Gerusalemme celeste.
 
Il disegno programmatico di questa decorazione sistina intendeva perciò riaffermare la divinità del Cristo incarnato nella Vergine, come ribadito nel recente [[Concilio di Efeso]] ([[431]]), e allo stesso tempo il primato della Chiesa romana nell'ecumene cristiano. La disposizione stessa delle scene veterotestamentarie, la scelta degli episodi dell'arco trionfale, la priorità delle rispondenze visive rispetto a quelle cronologiche, tutto converge nell'individuazione di una sorta di ''teologia visiva'', di manifesto simbolico figurativo, che rappresentava una novità nel quadro della Roma di quegli anni cruciali del V secolo.
 
=== Gli interventi dal XII al XIV secolo: nuova abside e mosaici ===
nel museo della basilica (vedi avanti).
Risalivano alla metà del [[XII secolo]], al tempo di [[papa Eugenio III]], il pavimento [[Cosmati|cosmatesco]], rifatto nei restauri del [[Ferdinando Fuga|Fuga]], e un portico addossato alla facciata (rimaneggiato sotto [[Papa Gregorio XIII]] e poi distrutto nel Settecento per far posto alla nuova fronte barocca del Fuga).
 
La basilica fu oggetto di importanti interventi in vista del primo giubileo dell'anno [[1300]]; in particolare durante il pontificato di [[papa Niccolò IV|Niccolò IV]] venne aggiunto il [[transetto]] e fu creata una nuova [[abside]] che venne decorata con ricchi mosaici realizzati da [[Jacopo Torriti]] (''Incoronazione di Maria'' e ''Storie di Maria''). Alla stessa epoca risalgono i mosaici della facciata, opera di [[Filippo Rusuti]], la cui commissione è da riferire al cardinale [[Pietro Colonna (cardinale XIII secolo)|Pietro Colonna]], e la realizzazione della cappella del Presepe di [[Arnolfo di Cambio]] (distrutta per far posto alla Cappella Sistina). Le figure superstiti del presepe sono oggi esposte nel museo della basilica (vedi avanti).
 
=== Gli interventi del XV secolo: il soffitto d'oro della navata ===
.
Nel [[XV secolo|Quattrocento]] il cardinale Guglielmo d'Estouteville (1443-83) fece coprire con volte le navate laterali, mentre la navata centrale fu decorata da un ricco soffitto a cassettoni realizzato su progetto attribuito all'architetto [[Giuliano da Sangallo]], su commissione del cardinale Rodrigo Borgia, salito al soglio pontificio col nome di [[papa Alessandro VI|Alessandro VI]].
Il soffitto [[Cassettone|cassettonato]], riccamente intagliato, presenta al centro lo stemma araldico del pontefice, riconoscibile per la presenza del toro. Ogni elemento scolpito ha dorature a foglia d'oro che, secondo la tradizione, furono realizzate con il primo oro giunto dalle Americhe e donato dal sovrano spagnolo alla Chiesa.
[[File:Interior of Santa Maria Maggiore (Rome).jpg|thumb|L'interno]]
 
=== Gli interventi del XVI secolo: la Cappella Sistina ===
[[File:Santa Maria Maggiore (Rome) 06.jpg|thumb|left|La cappella Sistina]][[Michelangelo Buonarroti]].
[[Papa Sisto V|Sisto V]], grande protagonista della trasformazione urbanistica di Roma alla fine del [[XVI secolo]], scelse la basilica come sede di fastosa sepoltura per sé medesimo, per la propria famiglia e per il suo grande protettore [[Papa Pio V]] Ghislieri. A questo scopo incaricò il suo architetto [[Domenico Fontana]], nel [[1585]], di erigere una nuova cappella monumentale, dedicata al [[Corpus Domini|Santissimo Sacramento]], memorabile – oltre che per gli arredi e i materiali impiegati – perché integrava in sé l'antico oratorio del Presepe, con le sculture di Arnolfo e le connesse reliquie della mangiatoia.
 
L'intero piccolo ambiente venne così spostato dalla sua posizione originaria (come annesso della navata destra) al centro della nuova cappella sotto l'altare, in una nuova cripta dotata di deambulatorio, come una vera e propria confessione. Per l'ornamentazione della cappella furono fra l'altro utilizzati marmi policromi e colonne provenienti dal [[Settizonio]], mentre la decorazione cosmatesca dell'antica cappella venne trasferita a rivestire l'altare della nuova confessione sotto l'[[altare papale]], il quale è sormontato da un prezioso [[ciborio]], in cui sono scolpiti angeli in bronzo dorato che sostengono il modello della cappella medesima.
Sisto V fece anche eseguire un ciclo di affreschi sulle murature che tamponarono alcune delle finestre [[Arte paleocristiana|paleocristiane]].
 
Alla fine del secolo risale la ''Cappella Sforza'' eseguita su disegno di [[Michelangelo Buonarroti]].
 
=== Gli interventi del XVII secolo: la Cappella Paolina ===
[[File:Virgin salus populi romani.jpg|thumb|L'immagine della [[Salus populi romani]] ]]baldacchino della confessione, eretto su colonne di porfido.
Nel giugno [[1605]] [[papa Paolo V]] [[Borghese (famiglia)|Borghese]] decise di edificare in basilica la cappella di famiglia, a croce greca e delle dimensioni di una piccola chiesa. La parte architettonica venne affidata a [[Flaminio Ponzio]], vincolato nella pianta dalla speculare cappella di [[Papa Sisto V]]. Completata la struttura nel [[1611]], la parte decorativa, con marmi colorati, ori e pietre preziose, venne terminata alla fine del [[1616]]. Alle Pareti laterali sono poste le due tombe dei papi [[Papa Clemente VIII|Clemente VIII]] e [[Papa Paolo V|Paolo V]], racchiuse in un'architettura ad arco trionfale con al centro la loro statua e bassorilievi pittorici.
 
La parte scultorea venne realizzata tra il [[1608]] e il [[1615]] da un eterogeneo gruppo di artisti: [[Silla Longhi]], che ebbe la parte maggiore del lavoro realizzando le due statue papali, [[Ambrogio Buonvicino]], [[Giovanni Antonio Paracca]] detto il Valsoldo, [[Cristoforo Stati]], [[Nicolas Cordier]], [[Ippolito Buzio]], [[Camillo Mariani]], [[Pietro Bernini]], [[Stefano Maderno]] e [[Francesco Mochi]].
 
La direzione del lavoro pittorico venne affidata al [[Cavalier d'Arpino]] che realizzò i pennacchi della cupola e la lunetta sopra l'altare. [[Ludovico Cigoli]] realizzò la cupola mentre [[Guido Reni]] fu l'autore principale delle singole figure di santi alle quali posero mano anche il [[Domenico Cresti|Passignano]], [[Giovanni Baglione]] e [[Baldassarre Croce]]; successivamente il [[Giovanni Lanfranco|Lanfranco]], secondo il [[Giovanni Pietro Bellori|Bellori]], intervenne trasformando un angelo nella Vergine.
 
Sull'altare della cappella è l'icona della ''[[Salus populi romani]]'', immagine dipinta della Vergine del tipo romano orientalizzante (secoli XII-XIII)<ref>In questa cappella, nel [[1974]], è stata tumulata la salma del principe [[Junio Valerio Borghese]], noto ai più per essere stato il fondatore del [[Fronte Nazionale (1967)|Fronte Nazionale]] e l'organizzatore dell'abortito [[golpe Borghese]] (7-8 dicembre [[1970]]), dopo il quale si era rifugiato in [[Spagna]], sotto la protezione del dittatore [[Francisco Franco]].</ref>.
 
L'esterno dell'abside, rivolto verso piazza dell'[[Esquilino]], è opera di [[Carlo Rainaldi]], che presentò a [[papa Clemente IX]] un progetto meno dispendioso di quello del contemporaneo [[Gian Lorenzo Bernini]]. Questo avrebbe fra l'altro comportato la distruzione dei mosaici dell'abside, che nel nuovo assetto sarebbe arrivata quasi all'altezza dell'[[obelisco Esquilino|obelisco]] retrostante.
 
=== Gli interventi dal XVIII secolo ai nostri giorni ===
Gli ultimi interventi di grande rilievo sull'esterno della basilica furono realizzati durante il pontificato di [[Papa Benedetto XIV|Benedetto XIV]], che commissionò a [[Ferdinando Fuga]] il rifacimento della facciata principale, caratterizzata da un portico e da una loggia per le benedizioni, che fu eseguito tra il [[1741]] e il [[1743]]. Al Fuga si deve anche il baldacchino della confessione, eretto su colonne di porfido.
 
La [[Confessione (architettura)|Confessione]] sotto l'altar maggiore fu voluta da [[Papa Pio IX]] e realizzata dal suo architetto preferito, [[Virginio Vespignani]]. Qui, in un reliquiario di cristallo realizzato da [[Luigi Valadier]] sono state riposte le reliquie della culla della natività.
=== La scultura del presepio ===
[[File:Sacra culla.jpg|thumb|"Sacra culla", [[reliquia]]]]
 
Nel museo della basilica di Santa Maria Maggiore è attualmente conservata l'opera scultorea che per tanto tempo è stata considerata il presepio più antico fatto con statue. Si tratta di un'Adorazione dei Magi in pietra, comprensiva delle parziali figure del bue e dell'asino.
 
Tuttavia un'attenta osservazione dei gruppi scultorei denota che in realtà non si tratta di vere statue a tutto tondo, bensì di altorilievi scolpiti da blocchi di pietra, il cui dorso è visibilmente rimasto piatto, eccettuata la figura del Mago inginocchiato, che risulta essere stata completata successivamente a tutto tondo (cioè scolpendo anche il dorso) da un autore successivo ad [[Arnolfo di Cambio]], così come è accaduto alla figura della Vergine col Bambino, che non è l'originale scolpita da Arnolfo. Le più recenti indagini, infatti, hanno evidenziato che essa sarebbe stata modificata in epoca rinascimentale, scolpendo e modificando la figura originale della Vergine di Arnolfo<ref>In realtà in Italia vi sono opere scultoree più antiche di questa con il tema del Presepio o dell'Adorazione dei Magi, che sono ugualmente altorilievi e non sono mai state considerate presepi di statue per la ragione che le figure sono sempre state cementate insieme, anche se sono state scolpite da blocchi di marmo separati.
Uno di questi antichissimi gruppi è quello situato nella lunetta del portale nord del [[battistero di Parma]], scolpito da [[Benedetto Antelami]] nel [[1196]].
Un altro gruppo si trova a [[Forlì]] nella lunetta del portale dell'[[abbazia di San Mercuriale]], scolpito dal Maestro dei Mesi di Ferrara nel [[1230]], anch'esso raffigurante l'Adorazione dei Magi.
Entrambi sono più antichi del gruppo di Arnolfo, il primo addirittura antecedente al presepio vivente ideato da san [[Francesco d'Assisi]] nel [[1223]].
Inoltre, il più antico presepio composto da statue a tutto tondo staccate fra loro è conservato a [[Bologna]], nella [[Basilica di Santo Stefano (Bologna)|basilica di Santo Stefano]] e fu scolpito in legno nel [[1291]] circa da un anonimo scultore bolognese.</ref>.
 
Fu il [[papa Niccolò IV]] che nel [[1288]] commissionò ad Arnolfo di Cambio una raffigurazione della "Natività", che egli terminò di scolpire in pietra nel 1291. La tradizione di questa rappresentazione sacra ha origini sin dal [[432]] quando [[papa Sisto III]] ([[432]]-[[440]]) creò nella primitiva basilica una "grotta della Natività" simile a [[Betlemme]]. La basilica prese la denominazione di Santa Maria ''ad praesepem'' (dal latino: ''praesepium'' = mangiatoia)<ref>{{cita libro| Elsa | Bragaglia | Quaderno di religione| 2005| Ed Dehoniane| Bologna | coautori=''et al.'' |isbn= 88-10-61229-9}}</ref>. I numerosi pellegrini che tornavano a Roma dalla [[Terra santa]], portarono in dono preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (''cunabulum'') oggi custoditi nella teca dorata della Confessione<ref>{{Cita web|http://www.vatican.va/various/sm_maggiore/it/storia/interno.htm |Il "Presepio" di Arnolfo di Cambio |accesso=10 dicembre 2006|editore=Basilica Patriarcale Santa Maria Maggiore }}</ref>.
 
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