Papa Giovanni VIII: differenze tra le versioni

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==== I rapporti con i Carolingi====
[[File:Pope John VIII Illustration.jpg|thumb|Papa Giovanni VIII, in un'illustrazione di Artaud de Montor (1772-1849) originariamente realizzata nel 1842 e poi riportata in ''The Lives and Times of the Popes'' by Chevalier Artaud de Montor, New York: The Catholic Publication Society of America, 1911.]]
Alla morte senza eredi maschi dell'imperatore [[Ludovico II il Giovane|Ludovico II]], nell’875nell'875, l'impero si trovò ad essere conteso tra i suoi zii [[Carlo il Calvo]] e [[Ludovico II il Germanico]], il quale ultimo voleva assicurare la successione imperiale al figlio [[Carlomanno di Baviera|Carlomanno]] che, peraltro, era stato designato dallo stesso Ludovico II come suo successore. Ma contro la volontà del defunto imperatore, riaffermata con forza dalla vedova [[Engelberga d'Alsazia|Engelberga]], e in aperto contrasto con la fazione filogermanica di Roma, guidata, tra gli altri, dal vescovo di Porto Formoso, il pontefice che, forse anche per continuità con le scelte dei suoi predecessori<ref>Secondo il [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]], già [[papa Adriano II]], ancora in vita Ludovico, avrebbe promesso a Carlo il Calvo la corona, alla morte del nipote.</ref>, prediligeva il ramo "francese" della dinastia carolingia, inviò immediatamente un'ambasceria a Carlo, in cui lo invitava a recarsi immediatamente a Roma per essere incoronato. Senza perdere tempo Carlo si precipitò a Roma dove il giorno di [[Natale]] dell'875 Giovanni lo incoronò imperatore nella [[Antica Basilica di San Pietro in Vaticano|Basilica di San Pietro]]. Entrambi si recarono poi a [[Pavia]] per celebrare un sinodo<ref name=":7" /> in cui Carlo fu anche incoronato re d'Italia. Normalmente questo titolo veniva conferito dall'imperatore o da una “dieta” imperiale; il fatto che sia stato attribuito dal papa e dai vescovi non fece che rafforzare il potere del pontefice nei confronti dell’imperodell'impero<ref name=":Gre">{{Cita|Gregorovius}}</ref> .
 
Il papa sperava in un aiuto da parte di Carlo per contrastare le frequenti e pericolose incursioni dei [[Saraceni]] e per mettere a tacere l'opposizione filogermanica particolarmente attiva in Roma, ma rimase deluso in tutte le sue aspettative per l'inettitudine e l'incapacità dell'imperatore<ref name=":3">{{Cita|Rendina|p. 290}}</ref>. Peraltro, l'impero di Carlo durò molto poco: nell'ottobre 877 era già venuto a mancare<ref>Cfr. [[Carlo il Calvo]]</ref>. Certamente Carlo per ottenere la corona dovette fare molte concessioni alla Chiesa e dovette sborsare ingenti somme per ingraziarsi il favore dei Romani. E il papa, del resto, lo considerava apertamente una sua creatura. «Con Carlo il Calvo la maestà imperiale si abbassò tanto quanto si innalzò l'autorità del pontefice.» <ref name=":Gre" /> .
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Roma era ancora esposta alle scorrerie dei [[Saraceni]] (non era ancora stata dimenticato l'attacco dell'846 durante il quale furono saccheggiate la [[basilica di San Pietro]]<ref>{{Cita|Rodolphus Fuldensis|p. 365}}:{{Citazione|In questi tempi, giunti a Roma i Mori con l'esercito, poiché non potevano irrompere nella città, saccheggiarono la [[Basilica di San Pietro in Vaticano|Basilica di San Pietro]].|3 = His temporibus Mauri Romam cum exercitu venientes, cum non possent urbem inrumpere, aecclesiam sancti Petri vastaverunt.|lingua = La|lingua2 = Ita}}</ref>, che si trovava fuori le mura, profanando la tomba del primo apostolo, e la [[Basilica di San Paolo fuori le mura|Basilica di San Paolo]]). Se San Pietro era stata circondata da un [[Mura leonine|muro difensivo]] ad opera di [[papa Leone IV]], che venne fortificato, Giovanni volle imitare quel suo predecessore e, oltre a proteggere la zona circostante Ostia, edificò intorno alla basilica di San Paolo un avamposto militare chiamato "Giovannopoli"<ref name=":4">{{Cita|Rendina|p. 291}}</ref> o "Giovannipoli"<ref>''Castellum S. Pauli vocatur Ioannipolim''... v. Bolla del 1074 di Gregorio VII di conferma dei beni del Monastero in Bullarium Casinense, Todi 1670, vol. II, p.109.</ref>.
 
Come dagli imperatori Giovanni VIII non aveva ottenuto alcun finanziamento o truppe, lo stesso valse anche da parte dei vari feudatari italiani. Aveva sperato nell'aiuto di Carlo il Calvo, ma l'autorità imperiale era troppo debole perché questa inviasse un esercito a difendere il Sud Italia. Giovanni decise allora di prendere nelle sue mani la situazione; nell'[[877]] convocò a [[Traetto]]<ref name=":2"/> (l'odierna [[Minturno]]) il principe di [[Salerno]] [[Guaiferio di Salerno|Guaiferio]] e i duchi Pulcario di [[Amalfi]], Landolfo di [[Capua]], Docibile di [[Gaeta]] e [[Sergio II di Napoli]], cioè le principali autorità politiche delle zone più esposte alle invasioni degli [[arabi]] (alcune di esse erano state anche occupate), con l'intento di creare una lega comune per porre fine alle scorribande. Il pontefice, però, fallì in parte nel suo intento: solo Guaifiero e Pulcario si allearono con Giovanni (dietro pagamento di denaro), in quanto Sergio II aveva forti legami commerciali con i Saraceni. Scomunicato quest’ultimoquest'ultimo, con le forze che riuscì a raccogliere, papa Giovanni VIII si mise lui stesso alla testa di una flotta che, sempre nell'877 e al largo di [[Circeo|Capo Circeo]], sconfisse una flotta musulmana, catturando 18 vascelli nemici e liberando 600 schiavi cristiani<ref name=":4" />.
 
Giovanni poté quindi vendicarsi definitivamente di [[Sergio II di Napoli|Sergio II]], incitando alla ribellione [[Atanasio II di Napoli|Atanasio]], il [[Arcidiocesi di Napoli|vescovo di Napoli]] e fratello del duca, che fece cavare gli occhi a Sergio e lo mandò a [[Roma]] presso il papa, che lo mise in carcere fino alla morte<ref name=":9" /><ref>{{cita|Giannone|p. 383}}{{citazione|Atanasio fa cavare gli occhi al duca Sergio suo fratello e lo presenta così al papa che dimostra di esserne molto contento.}}</ref><ref>{{cita|Mauri|p. 249}}{{citazione|Era Vescovo di Napoli in questi tempi Atanasio fratello di Sergio, che all'altro Atanasio suo zio era nella cattedra succeduto, il quale per far cosa grata al Papa conculcando tutte le leggi del sangue e della natura, portato anche dall'ambizione, imprigionò il proprio suo fratello e cavatigli gli occhi lo presentò al Papa in Roma: Giovanni gradi molto il dono, e fattolo rimanere a Roma, finì quivi miseramente la sua vita.}}</ref>. Osserva il [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] che «quel fratricidio commesso da un vescovo fu salutato da lui, pontefice,come un evento felice; all'assassino fu corrisposto il prezzo del suo crimine com'era nei patti, e inviata una lettera di congratulazioni. A tal segno le necessità del dominio terreno allontanavano il papa dalla sfera delle virtù apostoliche del sacerdozio, che con tale dominio è per ragioni morali assolutamente inconciliabile.»<ref name=":Gre" />. Ma dopo la vittoria Guaiferio e Pulcario, ricevuto il compenso promesso dal papa, si sentirono slegati dal giuramento di fedeltà fatto al pontefice, come pure Atanasio, divenuto nel frattempo duca di Napoli, e ripresero a commerciare con i Saraceni i quali, tra l’altrol'altro, tenevano alla larga la flotta dei Bizantini, un costante pericolo per l'autonomia degli Stati del Meridione d'Italia. Morto nel frattempo Carlo il Calvo, che comunque nessun contributo aveva dato alla lega antisaracena, Giovanni fu costretto a comprare, nell'aprile dell'[[878]], una tregua con i [[musulmani]] al prezzo di 25.000 [[Mancuso (moneta)|mancusi]] d'argento annui, e solo così riuscì ad assicurarsi un periodo di pace<ref name=":1" /><ref name=":9" /><ref>{{Cita|Amari|p. 593}}</ref>. Osserva lo storico tedesco Franz Xavier Seppelt, che «il pagamento del tributo … equivaleva ad una profonda umiliazione del papa, che poteva però dichiarare a buona ragione che era stato costretto ad un passo simile, poiché dei principi cristiani si erano apertamente schierati con i nemici di Cristo.»<ref name=":9" />
 
=== La morte e la testimonianza dell'assassinio del Papa ===