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== Etimologia ==
Il [[lingua latina|latino]] ''corvus'' è alla base dell'[[lingua italiana|italiano]] ''corvo'', dello [[lingua spagnola|spagnolo]] ''cuervo'', del [[lingua francese|francese]] ''corbeau'', di origine espressiva come in molte altre lingue indoeuropee ([[lingua greca antica|greco]] κόραξ ''kórax'' e κορώνη ''korṓnē'', [[lingua alto-tedesca antica|antico alto tedesco]] ''hraban'' – da cui [[lingua tedesca|tedesco]] ''Rabe'' cfr. [[lingua inglese|inglese]] ''raven'' – e ''hruok'' cfr. ingl. ''rook'' ecc.).<ref>{{cita libro | cognome=Ernout | nome=Alfred | coautori=Antoine Meillet | titolo=Dictionnaire étimologique de la langue latine – Histoire de mots | editore=Klincksieck | anno=1979 | città=Parigi}}</ref>
 
== Biologia ==
=== Il corvo nella letteratura ===
''The Raven'' ([[Il corvo e altre poesie#Il Corvo|Il corvo]]) è anche il titolo di un famoso poemetto in versi di [[Edgar Allan Poe]], scritto fra il [[1843]] ed il [[1844]], ove l'uccello rappresenta il misterioso interlocutore del poeta, affranto per la morte della sua amata, al quale risponde sempre e solo con la parola ''Nevermore'' (Mai più).
*Nel libro "[[Alice nel paese delle meraviglie]]", il [[Cappellaio Matto]] propone ad Alice un indovinello: "Perché un corvo è come uno scrittoio?" ("Why is a raven like a writing desk?")
 
=== Il corvo nell'arte ===
[[Cesare Ripa]] nella sua opera più nota, ''Iconologia'', lo inserisce nella simbologia dell'irresolutezza (''Irresolutione''), ponendo due corvi in atto di gracchiare nelle mani dell'anziana donna che ne costituisce l'icona e ne spiega anche il perché: «''Se le dà i Corvi per ciascuna mano in atto di cantare, il qual canto è sempre Cras, Cras, così gli huomini irresoluti differiscono di giorno in giorno,<ref>L'onomatopea ''Cras'' corrisponde in [[lingua latina|latino]] al termine che significa "domani"; a cui per indicare nelle icone, all'opposto, risolutezza si contrappone ''Hodie''</ref> quanto debbono con ogni diligenza operare, come dice [[Marco Valerio Marziale|Martiale]]''»
 
Il corvo ha fama di "uccello del malaugurio": questa fama è in un certo senso certificata letterariamente anche dallo scrittore statunitense [[Edgar Allan Poe]], il quale, nel suo Procedimento di Composizione, con il quale descrive come giunse a comporre il suo noto poema in versi [[Il corvo e altre poesie|Il corvo]], afferma: «Ero così giunto alla concezione di un Corvo, l'uccello di malaugurio che va reiterando con monotonia l'unica parola ''mai più'' …».<ref>Edgar Allan Poe, ''The Philosophy of Composition'', comparso sul numero di aprile 1846 del ''The Graham's Lady's and Gentleman's Magazine'' di [[Filadelfia]]; da: ''Racconti Straordinari - Racconti grotteschi e seri'', con la traduzione di Franco della Pergola, Edizioni per Il Club del Libro, 1957</ref>
 
La fama maleaugurante gli deriva anche dalla sua predilezione per le carogne, che ha dato origine ad espressioni come «Finire in pasto ai corvi», per indicare il morire (magari anche insepolti).<ref name="Apollo">[[Alfredo Cattabiani]], ''Volario'', Mondatori, Milano, 2000, ISBN 88-04-47991-4, pag. 295</ref> Avendogli il dio [[Apollo]] mutate le penne da bianche a nere per punirlo di avergli portato una brutta notizia, è divenuto anche simbolo del delatore.<ref name=Apollo/>
Avendogli il dio [[Apollo]] mutate le penne da bianche a nere per punirlo di avergli portato una brutta notizia, è divenuto anche simbolo del delatore.<ref name=Apollo/>
 
Secondo una leggenda, un corvo soleva mangiare dalle mani di [[Benedetto da Norcia|San Benedetto]]; e nei monasteri dell'[[Ordine di San Benedetto|Ordine]] era uso tenerne uno addomesticato, in ricordo del Santo<ref>Alfredo Cattabiani, ''op. cit.'', pag. 305</ref>.
Probabilmente il Ripa si ispirò anche all'[[Antico Testamento]], laddove il [[Noè]] fa uscire per primo il corvo al fine di accertare se le acque si sono ritirate: «Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono sulla terra» ma il corvo non se ne andò dall'Arca e Noè fece uscire la [[Columbidae|colomba]] cui toccò la stessa sorte. Ma le uscite successive non furono più affidate al corvo, bensì alla colomba che finì poi con lasciare l'Arca per riprendere la propria vita.<ref>[[Bibbia]], [[Genesi]], 8, 6-12</ref> Si spiega quindi anche con questo l'interpretazione di simbolo di irresolutezza.
 
Il corvo compare come animale immangiabile per gli [[ebreo|ebrei]] e quindi con una connotazione negativa,<ref>«Ecco quello che non dovete mangiare […] ogni specie di corvo […]», [[Deuteronomio]], 14, 14; «Fra i volatili terrete in abominio questi che non dovete mangiare, perché ripugnanti: […], ogni specie di corvo […]» ([[Levitico]], 11, 13-15)</ref>, ma assume una valenza positiva nel [[1 Re|I libro dei Re]], ove il Signore incarica i corvi di portare cibo al [[Elia|profeta Elia]].<ref>«[…] ivi berrai al torrente ed i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo […] I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera […]» ([[1 Re]], 17, 2-6)</ref> I profeti [[Isaia]]<ref>«[…] una grande ecatombe nel paede di Edom. […] per tutte le generazioni resterà deserta, mai più alcuno vi passerà. […] il gufo e il corvo vi faranno dimora», ([[Libro di Isaia|Isaia]], 34, 6-11)</ref> e [[Sofonia (profeta)|Sofonia]]<ref>«[…] farà [il Signore] di [[Ninive]] una desolazione. […] il [[Bubo|gufo]] striderà sulle finestre ed il corvo sulle soglie.», ([[Libro di Sofonia|Sofonia]], 13-14)</ref> invece lo indicano, insieme ad altri animali, come segno di desolazione. Nel [[Nuovo Testamento]] il corvo assume una valenza positiva sulle labbra di [[Gesù]]. «Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre.»<ref>[[Vangelo secondo Luca|Luca]], 12, 24</ref>
Nel [[Nuovo Testamento]] il corvo assume una valenza positiva sulle labbra di [[Gesù]]. «Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre.»<ref>[[Vangelo secondo Luca|Luca]], 12, 24</ref>
 
=== Il corvo nella mitologia norrena ===
Il corvo, nella mitologia norrena, quella dei Vichinghi, è associato ad [[Odino]], Padre degli Dèi, il quale ha due corvi come portatori di messaggi: Huginn e Muninn (i nomi significano pensiero e memoria), che spedisce ogni giorno in giro per il mondo perché, quando essi ritornano al tramonto, gli sussurrino ciò che hanno visto. Inoltre tra le popolazioni scandinave dell'epoca avvistare un corvo era segno che Odino stava osservando e anche alla fine di una battaglia, i corvi e i lupi si cibavano dei caduti, essi erano visti come [[Valchirie]], ossia coloro che trasportavano le anime dei morti in guerra a [[Valhalla]], il Paradiso secondo la cultura norrena.
Inoltre tra le popolazioni scandinave dell'epoca avvistare un corvo era segno che Odino stava osservando e anche alla fine di una battaglia, i corvi e i lupi si cibavano dei caduti, essi erano visti come [[Valchirie]], ossia coloro che trasportavano le anime dei morti in guerra a [[Valhalla]], il Paradiso secondo la cultura norrena.
 
== Note ==
Utente anonimo