Differenze tra le versioni di "Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord"

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|didascalia = Talleyrand ritratto da [[François Gérard]].
|carica = 1° [[Capi di governo della Francia|Primo Ministro di Francia]]
|mandatoinizio =
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|mandato = 9 luglio 1815 – settembre 1815
|capo di stato = [[Luigi XVIII di Francia|Luigi XVIII]]
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|predecessore = Nessuno
|successore = [[Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis de Richelieu|Armand Emmanuel du Plessis, Duca di Richelieu]]
|carica2 = 45°, 47°, 52° e 55°<br />[[Ministero degli Affari Esteri (Francia)|Ministero degli Affari Esteri ed Europei ]]
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|mandato2 = 9 luglio 1815 – 26 settembre 1815
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|predecessore2 = [[Louis Pierre Edouard Bignon|Louis de Bignon]]
|successore2 = [[Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis de Richelieu|Armand Emmanuel du Plessis, Duca di Richelieu]]
|predecessore5 = [[Charles-François Delacroix]]
|successore5 = [[Karl Friedrich Reinhard]]
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|circoscrizione =
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|professione =
|firma =
}}
{{Bio
 
Charles-Maurice era fin dall'infanzia zoppo a un piede. Secondo alcuni [[biografia|biografi]], era affetto da una malattia genetica, la [[sindrome di Marfan]], secondo altri sarebbe stato vittima della caduta da un alto mobile ove incautamente la donna cui era stato affidato a balia l'aveva lasciato. Il risultato comunque fu che per poter camminare dovette ricorrere a una protesi metallica pesante e ingombrante. A causa di quest'infermità non poté essere destinato alla carriera militare e venne quindi privato dai genitori del suo [[diritto di maggiorasco]] (che fu concesso in sua vece al fratello Archambaud) e destinato alla carriera ecclesiastica, nella quale il figlio avrebbe trovato quella protezione dalle temperie della vita di allora che da solo, secondo loro, causa la sua infermità non era in grado di garantirsi.
[[File:chalais chat3.JPG|thumb|<small>Il Castello di Chalais, dimora avita dei Talleyrand-Périgord, dove il piccolo Charles-Maurice trascorse l'infanzia, affidato alla bisnonna, la principessa di Chalais.</small>]]
Dopo l'infortunio il piccolo venne sottratto alla balia irresponsabile e fu affidato alle cure della bisnonna, Marie-Françoise de Rochechouart, "donna deliziosa", come scriverà più tardi nelle sue memorie, nonché discendente della [[Françoise-Athénaïs di Montespan|marchesa di Montespan]] e appartenente al più antico Casato di Francia dopo la [[Capetingi|famiglia Reale]], nel castello avito di [[Chalais (Charente)|Chalais]].
 
 
Nel [[1780]] è nominato agente generale per il clero di Francia grazie all'abilità con cui ha sostenuto, nel corso della quinquennale Assemblea della Chiesa gallicana, la difesa dei beni della Chiesa dalle mire del fisco di Luigi XVI, riuscendo però due anni più tardi a far votare dalla stessa Assemblea un "dono gratuito" di 15 milioni di ''livre'' al sovrano, come contribuzione alle casse statali. Tale carica, equivalente a un dicastero delle Finanze statali, gli permetterà di rendersi conto delle ricchezze della [[Chiesa cattolica in Francia|Chiesa francese]] e di diventare amico e consigliere dell'allora ministro delle finanze francese, [[Charles Alexandre de Calonne|Calonne]].
[[File:Charles-Alexandre de Calonne - Vigée-Lebrun 1784.jpg|thumb|left|upright|<small>Calonne, abile economista e ministro delle Finanze, fu amico e mentore di Talleyrand agli esordi di quest'ultimo in politica, prima di cadere in disgrazia presso [[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]].</small>]]
Quest'amicizia si rivela però nefasta quando poco dopo Calonne deve dimettersi, avendo presentato al re un piano economico (elaborato con un forte contributo di Talleyrand, il quale vi rivelò il suo talento di economista e di riformatore) che questi non condivide: la disgrazia dell'amico si ripercuote anche su di lui, che viene per questo subito emarginato dai circoli della capitale francese. Grazie a Calonne, Talleyrand scopre però la sua vocazione per la politica e la finanza, nella quale dimostra sin da principio grande abilità: interviene con numerosi scritti in varie questioni, come la crisi della Cassa di sconto del 1783 e collabora con il ministro anche nella stesura di un Trattato commerciale con la Gran Bretagna nel 1786, venendo eletto nello stesso anno segretario dell'Assemblea generale, con i complimenti dei colleghi. La disgrazia dell'amico Calonne in ogni caso non gli impedisce di continuare a praticare l'altra sua attività preferita, quella del seduttore: frequenta assiduamente una dama dell'alta società conosciuta in precedenza, [[Adelaide Filleul]], sposata al conte di Flahaut (e secondo voci piuttosto accreditate figlia illegittima del defunto [[Luigi XV di Francia|Luigi XV]]), dalla quale nel 1785 ha un figlio, [[Charles Joseph, conte de Flahaut|Charles Joseph de Flahaut]], battezzato con il cognome del marito di Adelaide per nascondere la sua reale paternità. Grazie all'aiuto dell'illustre padre (quello vero), Flahaut avrà una brillante carriera militare (diventerà infatti aiutante di campo e confidente di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]), oltre a proseguirne la tradizione di donnaiolo (secondo i maligni sarà lui il padre naturale del futuro imperatore [[Napoleone III di Francia|Napoleone III]]).
 
 
=== La [[Rivoluzione francese|Rivoluzione]] ===
[[File:Couder Stati generali.jpg|thumb|upright=1.8|<small>[[Louis-Charles-Auguste Couder]], Apertura degli [[Stati generali del 1789|Stati generali]] il 5 maggio [[1789]], cui partecipò anche Talleyrand.</small>]]
Il 14 luglio [[1789]], Talleyrand, già messosi in luce per la sua brillante retorica e conosciuto per le sue idee innovatrici oltre che per la sua spregiudicatezza, è nominato membro della commissione per la Costituzione dell'[[Assemblea nazionale costituente|Assemblea Nazionale]], nella quale avrà un ruolo importante. Mantiene comunque un basso profilo, evitando di esporsi troppo in attesa di schierarsi dalla parte del vincitore, continuando però a tenere contatti segreti con il re attraverso il fratello di quest'ultimo, conte di Artois, proponendogli, dopo la [[presa della Bastiglia]], persino un intervento armato a sorpresa contro l'Assemblea; ma il re non accetta il consiglio. Stringe amicizia e comincia la collaborazione con [[Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau|Mirabeau]], uomo corrotto e roboante ma convincente oratore, che dà voce alle idee del nuovo vescovo di Autun. Talleyrand suggerisce, tramite l'amico Mirabeau, la confisca dei beni della Chiesa cui partecipa attivamente, arricchendosi parecchio insieme all'amico, il che gli costerà naturalmente l'accusa di tradimento da parte degli ambienti ecclesiastici.
 
Il 13 gennaio [[1791]] rinuncia alla sua diocesi di Autun, ma il 24 febbraio consacra i primi due vescovi costituzionalisti, che saranno soprannominati ''talleyrandistes''. Sei mesi dopo la proclamazione la nuova Costituzione civile del clero viene condannata da [[papa Pio VI]] che a metà dell'anno [[Scomunica|scomunicherà]] il vescovo ribelle.<ref>[[Papa Pio VI]], che fino ad allora si è limitato a prendere tempo sul problema dei vescovi che avessero aderito alla Costituzione civile del clero, è costretto a prendere posizione (altri 36 furono consacrati da Gobel più tardi). Il 10 marzo [[1791]], con il breve ''Quot aliquantum'', condanna la Costituzione Civile del Clero perché intacca la costituzione divina della Chiesa; il 13 aprile, con il breve ''Charitas'', dichiara sacrilega la consacrazione di nuovi vescovi, sospende ''a divinis'' vescovi e preti costituzionali e condanna il giuramento di fedeltà.</ref><ref>{{cita libro|autore=Luigi Mezzadri|titolo=La rivoluzione francese e la Chiesa|editore=Città nuova|anno=2004|città=Roma|p=102|isbn=88-311-0337-7}}</ref>
 
[[File:Le serment de La Fayette a la fete de la Federation 14 July 1790 French School 18th century.jpg|thumb|upright|<small>''Il giuramento di [[Gilbert du Motier de La Fayette|La Fayette]] alla Festa del 14 luglio'': Talleyrand celebrò la messa al [[Campo di Marte (Parigi)|Campo di Marte]] in occasione dei festeggiamenti.</small>]]
 
Sempre su suo suggerimento, l'Assemblea dichiara il 14 luglio (data della presa della Bastiglia) festa nazionale e al suo primo anniversario è proprio Talleyrand a celebrare la messa ai [[Campo di Marte (Parigi)|Champ de Mars]]. In quell'occasione, di fronte ai dignitari stupiti di tanta sfrontatezza, dice: «Vi prego, non fatemi ridere».<ref>Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, ''Talleyrand'', p. 28</ref>
 
[[File:Declaration of Human Rights.jpg|thumb|left|upright=1.3|<small>''Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen'' (Dichiarazione dei diritti del cittadino): Talleyrand fu tra i principali redattori della Dichiarazione e l'autore dell'Art. VI.</small>]]
Talleyrand firma la [[Costituzione]] dello [[Francia|Stato francese]] (da lui stesso in gran parte elaborata) che sarà presentata al re e da questi accettata il 14 settembre [[1791]]: egli è in particolare autore dell'art. VI della [[Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino]], norma relativa all'uguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge e al principio che la legge è espressione della volontà generale. Con un celebre ''Rapport sur l'instruction publique'' (che subì le critiche di [[Mary Wollstonecraft]] perché la dissertazione non includeva le donne) letto davanti all'Assemblea, chiude la sua attività alla Costituente.
 
 
=== Il [[Direttorio]] ===
[[File:Madame de Staël.jpg|thumb|<small>Madame de Staël: fu amica e protettrice di Talleyrand, con il quale condivideva l'orientamento politico liberale.<small>]]
Intanto, dopo la [[colpo di Stato del 9 termidoro|caduta di Robespierre]], gli amici di Talleyrand rimasti in Francia si danno da fare per il suo rientro, in particolare la celebre e colta [[Madame de Staël]], figlia del banchiere svizzero e ministro di [[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]] [[Jacques Necker]], a suo tempo irretita dal fascino del brillante giovane vescovo di Autun. La loro opera di persuasione presso i maggiorenti del nuovo regime, il [[Direttorio]], infine riesce e Talleyrand può rientrare in Europa da libero cittadino nell'estate del 1796. Appena rientrato viene nominato ambasciatore presso la [[Repubblica Batava|Repubblica batava]], un incarico di secondo piano, a causa dell'ostilità che alcuni membri del [[Direttorio]], in particolare Reubell, gli manifestano apertamente. Ciononostante Talleyrand sa bene come uscire anche dalle situazioni in apparenza più spinose: non perde tempo e già nel 18 fruttidoro [[1797]] un suo piano ben orchestrato sventa un colpo di Stato dei realisti guidato dal generale [[Jean-Charles Pichegru]] e sostenuto da due membri del direttorio, [[Lazare Carnot|Carnot]], suo acerrimo nemico, e [[François de Barthélemy|Barthélemy]]: Carnot riesce a fuggire mentre Pichegru e Barthélemy catturati, finiranno alla [[Caienna]]. Nel luglio di quell'anno, sempre grazie ai buoni uffici di [[Madame de Staël]], il capo del Direttorio [[Paul Barras]] lo nomina finalmente Ministro degli Esteri della Repubblica, incarico che manterrà, salvo una breve interruzione, per i successivi dieci anni anche sotto il [[Consolato (Francia)|Consolato]] e l'[[Primo Impero francese|Impero]].
[[File:Paul Barras directeur.jpg|thumb|left|upright|Paul Barras: capo del [[Direttorio]], nominò Talleyrand ministro degli Esteri nel 1797.]]
 
Talleyrand a questo punto capisce di aver raggiunto il limite, ma sa immediatamente come rimediare: propone subito agli Stati Uniti di trattare e Adams accetta: la guerra è sventata, anche se la minaccia non era allontanata del tutto. Anche questa volta il "diavolo zoppo", pur essendo implicato nella faccenda, trova dunque il modo di cavarsi d'impiccio: da tempo inoltre ha cominciato una proficua corrispondenza con un ''outsider'' nel gioco politico del tempo, un giovane generale di nome [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]], che incontra personalmente all'inizio del [[1797]] allorché questi torna coperto di gloria dalla prima [[Napoleone Bonaparte#La campagna d.27Italia|campagna d'Italia]]. Organizza allora una festa in suo onore presso l'Hotel Galiffet, sede del Ministero degli Esteri, con un fasto mai visto prima. Si rivela qui un'ulteriore talento di Talleyrand, che gli fu sempre utile nel corso di tutta la sua carriera: la sua estrema abilità e raffinatezza di uomo mondano, vivace e brillante conversatore, gran seduttore, il suo fascino salottiero costituivano la forza segreta del "camaleonte" che gli permise di guadagnarsi molti amici e altrettanti importanti appoggi utilissimi, come si è visto, nei momenti più critici della sua vita, compreso questo. Ha capito al volo infatti che l'incapacità del [[Direttorio]] potrà portare alla rottura definitiva con gli Stati Uniti, e solo un cambio di potere ai vertici potrà mutare la situazione: se lui darà il suo appoggio all'operazione potrà conservare la sua carica e rimanere nelle stanze del potere.
[[File:Gros - First Consul Bonaparte (Detail).png|thumb|left|<small>''Napoleone Bonaparte primo console'', dettaglio di un ritratto di [[Antoine-Jean Gros]] Talleyrand diede un contributo decisivo alla presa del potere di Bonaparte nel colpo di Stato del 18 Brumaio.</small>]]
Da tempo infatti [[Direttorio|il regime]], divorato dalla corruzione e dall'incapacità dei suoi membri (Barras su tutti) è giunto alla fine e occorre trovare al più presto un'alternativa adeguata per continuare a garantirsi un futuro politico.
 
 
Pur fuori da cariche governative, mantiene comunque la sua influenza politica e riesce a far nominare ministro di polizia il sinistro Fouché, poi a far entrare nel direttorio l'abate Sieyès, al momento ambasciatore a [[Berlino]], in previsione di un colpo di Stato nel quale un posto predominante spetta proprio a Napoleone Bonaparte e del quale Talleyrand, naturalmente, si fa promotore. Il suo appoggio nelle giornate precedenti il [[Colpo di Stato del 18 brumaio|18 Brumaio]] sarà fondamentale, così come il "non-intervento" del Ministro della Polizia [[Joseph Fouché]], appena entrato nel governo e con il quale Talleyrand comincia da questo momento a fare "coppia fissa" nell'agone politico.
[[File:Fouché Joseph Duke of Otranto.jpg|thumb|<small>Joseph Fouché: ex-giacobino regicida, personaggio sinistro e crudele ma abilissimo intrigante, nonostante la reciproca rivalità collaborò più volte con Talleyrand durante il periodo napoleonico.</small>]]
 
=== L'[[Primo Impero francese|Impero]] ===
Nel marzo [[1804]] avviene un fatto clamoroso la cui responsabilità viene attribuita da molti al Talleyrand, se non altro come colui che lo ideò e lo consigliò a Napoleone: il rapimento e l'esecuzione del [[Luigi-Antonio Enrico di Borbone-Condé|duca d'Enghien]], (21 marzo [[1804]])<ref>[[Luigi-Antonio Enrico di Borbone-Condé|Louis Antoine Henry, duca d'Enghien]] (1772 – 1804), ultimo discendente dell'illustre casata dei principi di [[Borbone-Condé]] (risalenti a Carlo, duca di Vendôme e nonno di [[Enrico IV di Francia|Enrico IV]]), era fuggito in Inghilterra per scampare alla Rivoluzione e successivamente si era stabilito a Ettenheim, nel Baden, ove aveva segretamente sposato Charlotte de Rohan-Rochefort. Attivo antirivoluzionario, fu indicato, senza che poi il fatto fosse stato accertato, come ideatore e organizzatore di un piano per rovesciare [[Napoleone Bonaparte]] e restaurare la monarchia borbonica, in combutta con un famoso ''chouan'', come si definirono i capi delle rivolte vandeane, [[Georges Cadoudal]]. Quest'ultimo fu arrestato, poco prima del blitz francese in Ettenheim, e giustiziato a giugno dello stesso anno.[[Joseph Fouché|Fouché]], abile Ministro di Polizia, aveva smascherato l'intero complotto, ma si era opposto fermamente al rapimento (non tanto per spirito di umanità, quanto perché consapvole del danno diplomatico che sarebbe stato arrecato al regime da questo gesto).</ref> Pare che sia proprio dopo l'eco d'indignazione sollevata in Europa da questo evento (Il duca di Enghien fu prelevato per ordine di Napoleone da un reparto di cavalleggeri appartenenti alla [[Guardia imperiale (Primo Impero)|Guardia imperiale]] comandati dal generale Ordener nel paese di [[Ettenheim]], nel [[Baden (stato)|Baden]], violando apertamente la sovranità di uno Stato estero) che Talleyrand abbia pronunciato la famosa frase (in realtà attribuita al collega [[Joseph Fouché|Fouché]]): «È stato peggio di un crimine, è stato un errore».<ref>[[Guido Gerosa]], ''Napoleone, un rivoluzionario alla conquista di un impero'', Milano, Mondadori, 1995, p. 297. Questa frase tuttavia viene attribuita a sé stesso dal capo della polizia [[Joseph Fouché|Fouché]] nelle sue ''Mémoires'', edite da L. Madelin, Parigi, 1945, vol. I pp. 215-217 (citate così da David G. Chandler, ''Le Campagne di Napoleone'', Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 1998, pag. 400, vedi anche Stefan Zweig, ''Fouché'', Ed. Frassinelli, Como, 1991)</ref> Nelle sue memorie Napoleone comunque attribuirà solo a sé stesso la responsabilità dell'«errore».
 
[[File:Jacques-Louis David, The Coronation of Napoleon edit.jpg|thumb|upright=1.4|left|<small>Il [[L'incoronazione di Napoleone|celebre dipinto]] di [[Jacques-Louis David|David]] raffigurante l'incoronazione di Napoleone I a Imperatore dei francesi: Talleyrand è l'ultimo personaggio in primo a piano a destra, con il mantello rosso.</small>]]
Ormai divenuto gran ciambellano Talleyrand riceve a [[Fontainebleau]] [[papa Pio VII]] (dal quale ha nel frattempo ottenuto la definitiva riduzione allo Stato laicale), venuto a [[Parigi]] per incoronare Napoleone imperatore dei francesi e assiste il 2 dicembre [[1804]] alla sua consacrazione, da lui stesso promossa come garanzia della stabilità del nuovo regime. Assisterà poco dopo anche all'incoronazione del Bonaparte a re d'Italia in [[Milano]] (18 maggio [[1805]]), pur essendovi contrario. Nel frattempo la politica di pacificazione europea perseguita da Talleyrand e dallo stesso Napoleone è naufragata: disattendendo i consigli del suo ministro infatti, il neo-imperatore ha chiaramente manifestato una volontà di egemonia europea che gli ha nuovamente messo contro le altre potenze del continente, [[Gran Bretagna]] in testa le quali si uniscono nella [[Terza coalizione]], rompendo tutti i precedenti Trattati di pace. Dopo la [[Battaglia di Ulma|vittoria di Ulm]], Talleyrand invia da [[Strasburgo]] un dispaccio all'Imperatore in cui gli suggerisce di usare il successo appena conseguito per spingere l'Austria a costituire una Lega delle Potenze europee (Austria, Francia, Russia, Regno Unito e Prussia), allo scopo di garantire la pace del Continente. Non verrà ascoltato.[[File:Charles Thévenin - Reddition de la ville d'Ulm.jpg|upright=1.4|thumb|''La Resa della città di Ulma'' di Charles Thévenin.]] Nel [[1805]] è comunque Talleyrand a firmare con molte riserve, dopo la brillante campagna d'[[Austria]] e la sfolgorante vittoria di [[Battaglia di Austerlitz|Austerlitz]] (e dopo la disfatta navale di [[battaglia di Trafalgar|Trafalgar]]), il [[pace di Presburgo|trattato di Presburgo]], che pone fine alla guerra in maniera ancora favorevole alla [[Francia]]. In ogni caso il ministro non segue alla lettera le indicazioni di Napoleone e apporta alcune modifiche meno punitive al Trattato, in particolare accordando uno "sconto" del 10% sulle riparazioni di guerra imposte dal vincitore: per questo Bonaparte lo accusa, infondatamente, di essere stato corrotto dagli Austriaci. In realtà egli ha cercato solo di mitigare, dove poteva, le clausole della pace, poiché riteneva che l'[[Impero austriaco|Austria]] fosse un elemento fondamentale dell'equilibrio e della stessa civiltà europea e dunque la Francia dovesse ricercarne la collaborazione e non la distruzione. Talleyrand intuisce a questo punto con il suo sesto senso che la via imboccata da Napoleone è senza uscita e rovinosa. Il genio militare di Bonaparte non sarà infatti sufficiente in eterno per tenere a bada le potenze europee coalizzate e il ministro comincia a perorare sempre di più presso l'Imperatore la causa della pace della moderazione: sostiene (e i fatti gli daranno ragione), che è necessario attuare una politica che garantisca l'equilibrio tra potenze in [[Europa]], che le Nazioni più forti non prevarichino quelle più deboli e collaborino tra loro in un assetto nel quale i governi sono tali perché legittimamente costituiti e riconosciuti dalle diplomazie e dai popoli (gli stessi concetti che riproporrà, questa volta con successo, al [[Congresso di Vienna]]). È fin troppo evidente la critica allo strapotere francese e ai mercanteggiamenti di troni sui quali Napoleone pone invariabilmente suoi parenti senza alcuna legittimazione storica: la costruzione è interamente legata alla sua persona e per questo troppo fragile: Talleyrand lo sa e lo fa presente all'Imperatore. Quest'ultimo però, ormai accecato dall'ambizione, non se ne dà per inteso e comincia a sospettare del suo ministro pur continuando a servirsi di lui. Il 12 luglio [[1806]] firma il Trattato che dà vita alla [[Confederazione del Reno]], che lui ritiene, giustamente, solo uno strumento di dominio di Napoleone e non una garanzia della pace. Costretto a seguire l'Imperatore da una capitale all'altra durante le continue campagne militari, il principe di Périgord, che alla vita movimentata di questi viaggi preferisce di gran lunga i comodi conversari dei salotti parigini, si disamora sempre più del Bonaparte per il quale anni prima aveva avuto una quasi venerazione. Comincia infatti a intuire che l'ambizione di Napoleone è eccessiva e può portare la Francia alla rovina: Talleyrand teme per sé stesso e per la [[Francia]]; l'imperatore comincia a intuire sempre di più la disaffezione del suo ministro ma conoscendo la sua abilità e intelligenza diplomatica non intende privarsi della sua preziosa collaborazione. È in questo periodo che Talleyrand comincia a tessere una diplomazia parallela e segreta con lo Zar di [[Russia]], [[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] e con l'[[Impero austriaco|Austria]], allo scopo di accreditarsi come alternativa a Napoleone e assicurare a sé stesso e alla [[Francia]] un futuro dopo la sua caduta.
 
[[File:Gillray-Tiddy-Doll.png|thumb|upright=1.6|left|<small>Tiddy-Doll, il grande panettiere francese, tira fuori un'altra infornata di re, mentre il suo aiutante Talley, cioè Talleyrand, fa l'impasto (Caricatura inglese, opera di [[James Gillray]], [[1806]]). In realtà Talleyrand era contrario a questa politica, ma vi si adattava per non insospettire l'Imperatore.</small>]]
Nel [[1806]] Talleyrand è nominato principe regnante di [[Principato di Benevento (età napoleonica)|Benevento]], piccolo Stato fondato nella città sottratta allo [[Stato Pontificio|Stato della Chiesa]], come riconoscimento per i suoi servigi. Non si recherà mai in visita nel suo piccolo regno, delegando un ottimo governatore per il disbrigo delle incombenze di un capo di Stato, ma ci si affeziona ugualmente, evita di approfittarne per arricchirsi ancor di più a spese anche dei beneventani e quello sarà per il piccolo regno un periodo di ottimo governo (durato però solo otto anni).
 
[[File:Treaty of Tilsit.jpg|thumb|<small>[[Nicolas Gosse]], Il trattato di Tilsit fu un evento chiave dell'epopea napoleonica cui Talleyrand partecipò in qualità di ministro degli Esteri (è riconoscibile in cima alla scala, sulla sinistra).</small>]]
[[File:Entrevue Erfurt by Nicolas Grosse.jpg|thumb|<small>[[Nicolas Gosse]], "Napoleone riceve a [[Erfurt]] l'ambasciatore d'[[Impero austriaco|Austria]]": Talleyrand è ancora una volta riconoscibile tra i due, mentre osserva il colloquio.</small>]]
 
Nel luglio del [[1807]] Napoleone e [[Alessandro I di Russia]], auspice Talleyrand, si abbracciano e stipulano la [[Pace di Tilsit|pace]] fra i rispettivi Paesi a [[Tilsit]]: il ministro non è soddisfatto appieno dell'accordo, che Napoleone come al solito ha imposto, soprattutto per il trattamento punitivo e umiliante riservato alla [[Regno di Prussia|Prussia]]: ancora una volta il principe prevede, e ha ragione, che tale umiliazione non farà che rinfocolare il nazionalismo militarista prussiano e con esso tutto il nazionalismo tedesco; Napoleone però è il trionfatore e può imporre le condizioni che vuole, almeno per il momento.
 
=== La fine dell'Impero ===
[[File:Charles Maurice de Talleyrand-Perigond.jpg|thumb|left|<ref>Talleyrand in uniforme di Gran Ciambellano di Francia, di [[Pierre Paul Prud'hon|Pierre-Paul Prud'hon]]; la carica gli venne assegnata da Napoleone ma Talleyarand la mantenne anche sotto la [[Restaurazione]].</ref>]]
 
Da questo momento i rapporti fra l'imperatore e il principe di Périgord diventano sempre più tesi e Napoleone non si lascia sfuggire occasione per rendere difficile la vita al suo ex ministro, come quando impone con la forza l'allontanamento da Parigi della moglie di Talleyrand, Catherine Noele Grand (1762-1834), a causa della sua condotta licenziosa (è pubblicamente l'amante del duca di San Carlos). Nello stesso tempo però l'imperatore avverte la mancanza di un consigliere e ministro della capacità e acume di un Talleyrand, soprattutto se paragonato alla mediocrità di coloro che al momento lo circondano, tanto da proporgli un paio di volte di riprendere il suo incarico ministeriale, ma l'ex vescovo si nega e prende sempre di più e pubblicamente, nel modo vellutato e salottiero che gli è tipico, le distanze da quell'uomo che, secondo lui e a ragione, rovinerà molto presto. Tuttavia Talleyrand non ha perso l'ammirazione nei confronti di Bonaparte, pur disapprovandone l'espansionismo: sa bene che, se Napoleone gli deve molto, lui stesso deve molto a Napoleone: l'uno non potrebbe esistere senza l'altro, e senza l'Imperatore la sua stessa carriera sarebbe stata compromessa; forse è per questo che Talleyrand, nonostante la sua crescente disapprovazione, si rifiuterà sempre di infierire su Napoleone, sempre consapevole della sua grandezza e del debito che lui stesso ha nei suoi confronti. D'altra parte nei salotti parigini, in quel tempo, monta sempre più un clima anti-napoleonico e Talleyrand in quel mondo ci sguazza: conversatore affascinante, la battuta dissacrante e il paradosso sono le sue armi dialettiche migliori e per questo la sua presenza era ed è ambita in tutti i salotti che nello stesso tempo fanno cassa di risonanza a quanto il principe di Périgord si lascia, volutamente, sfuggire dalle labbra. Nonostante questo Talleyrand continua a mantenere la sua collaborazione con Bonaparte: sarà lui infatti a organizzare insieme a [[Joseph Fouché|Fouché]] e con l'aiuto del ministro austriaco [[Klemens von Metternich]], il matrimonio con l'arciduchessa [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena]] anziché con la granduchessa di Russia Anna Romanov, come in un primo tempo pensava Napoleone.[[File:Napoleon Marie Louise Marriage.jpeg|thumb|Le nozze di Napoleone e Maria Luisa al Louvre. Talleyarand negoziò le nozze con [[Klemens von Metternich|Metternich]] su richiesta dell'Imperatore.]] Non ascolta invece il consiglio di trattare, che Talleyrand, richiestone, gli dà dopo la sconfitta della [[Beresina]] e si rivelerà un errore. Poi arriva la disfatta di [[battaglia di Lipsia|Lipsia]] (16-18 ottobre [[1813]]) e il successivo breve e precario armistizio.
[[File:Congresso di Vienna.png|thumb|destra|upright=1.8|Il Congresso di Vienna in un celebre dipinto: da sinistra [[Karl August von Hardenberg|Hardenberg]], [[Klemens von Metternich|Metternich]] e Talleyrand con indosso la parrucca.]]
Il 16 settembre [[1814]] prende avvio il congresso di Vienna e Luigi XVIII pone a capo della delegazione francese il principe di Périgord e sarà proprio lui a firmarne l'atto finale il 9 giugno [[1815]]. Il principio che Talleyrand riesce a far accettare è quello della legittimità della sovranità: ogni nazione deve essere costituita in Stato, sia esso monarchico o repubblicano, legittimamente per naturale evoluzione, per tradizione storica e non per un'imposizione di forza dall'esterno. Tutto ciò che è stato frutto di atti di forza, e cioè le conquiste e la costituzione artificiosa di Stati da parte di Napoleone a seguito delle sue campagne militari, deve ritornare come prima, con la sola eccezione dei casi in cui questo «ritorno» risultasse più dannoso per i popoli interessati di quanto lo sia la situazione attuale. Talleyrand riesce così, giocando anche sulle divisioni della altre grandi potenze europee, non soltanto a limitare le sanzioni a danno della Francia (che altrimenti sarebbero ampiamente giustificate dai pesanti danni subiti dalle potenze vincitrici a causa della arroganza e furia distruttiva del Bonaparte), ma a influenzare pure le altre decisioni che riguardavano l'equilibrio dell'Europa in generale. Il ringraziamento per tutto ciò sarà l'obbligo delle dimissioni da primo ministro (poiché tale diventerà dopo il ritorno del re dalla poco dignitosa fuga al termine dei cento giorni di Napoleone) che Luigi XVIII, spinto da aristocratici ultraconservatori memori del suo passato di rivoluzionario, costringe Talleyrand a rassegnare le dimissioni, con il contentino della conferma nella carica di gran ciambellano di Francia il 24 settembre [[1815]].
[[File:Coronation of Charles X of France by François Gérard, circa 1827.jpg|thumb|upright=1.3|left|<small>Incoronazione nella [[cattedrale di Reims]] di Carlo X. Talleyrand è sempre presente, al centro con il cappello piumato, mentre osserva Carlo X che riceve gli omaggi dei principi del sangue.</small>]]
Prima però c'è appunto l'ultimo colpo di coda del Bonaparte: la fuga dall'Isola d'Elba il 26 febbraio 1815 e il suo reinsediamento a Parigi. [[Luigi XVIII di Francia|Luigi XVIII]], appena venuto a conoscenza dello sbarco di Napoleone in [[Provenza]], fugge. Napoleone, giunto a [[Parigi]] sugli scudi, confisca subito i beni del principe di Périgord e poi gli scrive a Vienna per offrirgli l'incarico di ministro degli esteri, incarico che Talleyrand non esita a rifiutare: egli sa benissimo che quello di Napoleone sarà un breve fuoco di paglia e quindi si dà un gran daffare presso le potenze del Congresso per dissociare in qualche modo le responsabilità della nazione che rappresenta dalle future imprese del redivivo Corso (senza gran fatica si direbbe, se, come pare, la fuga dall'Isola d'Elba è stata organizzata all'insaputa di Napoleone da Metternich, [[Robert Stewart, II marchese di Londonderry|Castlereagh]], il rappresentante inglese a [[Vienna]], e Talleyrand, per mettere fine allo stallo delle trattative di Vienna, sotto l'incombenza del pericolo di un ritorno vittorioso del Bonaparte). Ironia della sorte: il suo successore è il [[Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis de Richelieu|duca di Richelieu]] (la stessa casata del ben più famoso [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|cardinale di Richelieu]]). Comincia così nuovamente per il principe di Périgord un lungo periodo di riposo forzato. La carica di Gran Ciambellano gli consente di parlare alla Camera dei Pari ove non perde occasione di scagliare la sua oratoria sarcastica contro il nuovo governo. E proprio da quel pulpito si scagliò nel 1821 contro il tentativo del governo di limitare la libertà di stampa, un suo vecchio cavallo di battaglia.
 
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