Differenze tra le versioni di "Summa Theologiae"

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La '''''Somma teologica''''', frequentemente chiamata anche col titolo originale '''''Summa Theologiae''''', è la più famosa delle opere di San [[Tommaso d'Aquino]]. Fu scritta negli anni [[1265]]–[[1274]], negli ultimi anni di vita dell'autore; la terza e ultima parte rimase incompiuta.
È il trattato più famoso della [[teologia]] [[medioevo|medioevale]] e la sua influenza sulla [[filosofia]] e sulla teologia posteriore, soprattutto nel [[cattolicesimo]], è incalcolabile.
 
Concepita come un manuale per lo studio della teologia più che come opera [[apologetica]] di polemica contro i non cattolici, nella struttura dei suoi articoli è un'esemplificazione tipica dello stile intellettuale della [[scolastica (filosofia)|scolastica]]. Deriva da un'opera anteriore, la ''[[Summa contra Gentiles]]'', che era di contenuto più apologetico.
 
Tommaso la scrive tenendo presenti le [[fonte (storiografia)|fonti]] propriamente [[religione|religiose]], cioè la [[Bibbia]] e i [[dogma|dogmi]] della [[chiesa cattolica]], ma anche le opere di alcuni autori dell'antichità: [[Aristotele]] è l'autorità massima in campo filosofico, e Sant'[[Agostino d'Ippona]] in campo teologico. Sono citati frequentemente anche [[Pietro Lombardo (teologo)|Pietro Lombardo]], teologo e autore del manuale usato all'epoca, gli scritti del [[V secolo]] di [[Pseudo-Dionigi l'Areopagita]], [[Avicenna]] e [[Mosè Maimonide]], studioso [[giudaismo|giudeo]] non molto anteriore a Tommaso, del quale egli ammirava l'applicazione del metodo investigativo.
 
== Struttura dell'opera ==
 
Un esempio del modo in cui un passo può venire citato è dunque il seguente:
* San Tommaso d'Aquino, ''Summa Theologiae'', II, I (anche II-I), q. 58, a. 2, ad I: ovvero "Prima sezione della seconda Parte, questione 58, articolo 2, soluzione della prima difficoltà".
 
== Argomenti ==
La ''Summa Theologiae'' fu concepita da San Tommaso alla stregua del processo di edificazione delle grandi [[cattedrali]] europee: come la [[teologia cristiana|teologia]] ha lo scopo di rendere trasparenti alla [[ragione]] i fondamenti della [[fede]], così l'[[architettura]] diventò lo strumento collettivo per l'educazione del popolo e della sua partecipazione alla [[Verità]] rivelata.<ref>[[Guy Bedouelle]], ''Dizionario di storia della Chiesa'', pag. 254, ESD, 1997.</ref>
 
San Tommaso si propose perciò di adottare un [[metodo scientifico]], basato sugli stessi criteri utilizzati da [[Aristotele]], estendendo alla [[teologia]] il procedimento [[deduzione|deduttivo]] proprio delle [[scienza|scienze razionali]] e della [[metafisica]], assumendo però come dati di partenza, a differenza di queste, non delle verità empiriche, bensì degli articoli di fede.<ref name=treccani>[http://www.treccani.it/enciclopedia/somma-teologica_%28Dizionario-di-filosofia%29/ ''Enciclopedia Treccani'' alla voce "Somma teologica"].</ref> I contenuti della [[fede]], d'altra parte, non possono contraddire le verità scoperte dalla [[ragione]] naturale, la quale anzi è in grado di fornire a sua volta quei «preamboli» capaci di elevare alla fede. Con la ragione, ad esempio, si può arrivare a conoscere «il fatto che [[Dio]] è» (''"de Deo quia est"''): senza questa premessa non si potrebbe credere che [[Gesù]] ne sia il [[Figlio di Dio|Figlio]]. Quel che rimane inconoscibile alla ragione, ossia il ''"quid est"'' («che cosa è» Dio), resta invece oggetto di fede, oppure definibile solo per [[teologia negativa|via negativa]]: {{citazione|Siccome di Dio non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come Egli sia, ma piuttosto come non sia.|''Summa theologiae'', I, q. 3, prologo}}
 
Tommaso, come tutti gli [[scolastica (filosofia)|scolastici]], contribuì in tal modo a sviluppare un peculiare metodo di indagine speculativa, noto come ''[[quaestio]]'',.<ref name=treccani /> ossia la «questione», la quale, più che una [[quesito|domanda]], era un modo di procedere logicamente a partire da un'aporia o una [[contraddizione]] all'interno di un argomento, basandosi sul commento e la discussione di testi autorevoli.<ref>Secondo B. Geyer «la forma caratteristica in cui la Scolastica pensa ed espone ciò che pensa è la ''[[quaestio]]''», che è per lui «il prodotto più caratteristico del [[Filosofia medievale|pensiero medioevale]]» (B. Geyer, ''Der Begriff der scholastischen Theologie'', Schroeder, Bonn 1926, pag. 113).</ref>
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