Differenze tra le versioni di "Giacomo il Maggiore"

Sempre rimanendo nel campo delle ipotesi, si può supporre che la famiglia di Giacomo appartenesse al ceto medio, in quanto dedito alla florida attività della pesca con tutta la sua famiglia. Sua madre forse faceva parte del seguito di agiate donne che provvedevano alle necessità economiche del gruppo itinerante ({{passo biblico|Lc8,2-3}}). Il fatto che nelle liste stereotipate degli apostoli nei sinottici (ma non negli Atti) Giovanni segua Giacomo, o che quest'ultimo venga spesso indicato come "figlio di Zebedeo", mentre Giovanni sia indicato come suo fratello, può lasciare concludere che Giacomo fosse il fratello maggiore.
 
Giovanni e [[Andrea apostolo|Andrea]] furono, secondo il [[Vangelo secondo Giovanni|quarto vangelo]] (scritto, secondo la tradizionale identificazione cristiana, dallo stesso Giovanni di Zebedeo), i primi discepoli di [[Gesù]], che essi seguirono dopo che [[Giovanni Battista]] lo aveva indicato loro come il [[Messia]] ({{passo biblico|Gv1,35-44}}). Il loro incontro avvenne subito dopo il [[battesimo di Gesù]], all'inizio dell'attività pubblica del Maestro. Ai due si unirono quasiunì subito altridopo due fratelliSimone, Giacomodetto ePietro Simone(Gv 1, detto42), Pietrofratello di Andrea.
 
Il solo [[Vangelo secondo Luca|Luca]] ({{passo biblico|Lc|9,51-56}}) riporta un episodio che sottolinea il carattere focoso dei due fratelli Giacomo e Giovanni. Un villaggio [[samaritano]] (ebrei considerati scismatici) aveva rifiutato ospitalità a Gesù e i figli di Zebedeo propongono la sua distruzione tramite un "fuoco discendente dal cielo" (vedi l'omologo episodio di [[Elia]] in {{passo biblico|2Re1,2-15}}), attirandosi il rimprovero del Maestro.
Con Pietro fu testimone della [[trasfigurazione di Gesù|trasfigurazione]], della resurrezione della figlia di [[Giairo]] e dell'ultima notte di Gesù al [[Getsemani]]. Come appare evidente, sono tre situazioni molto diverse: in un caso, Giacomo e gli altri due apostoli sperimentano in modo diretto la gloria del Signore, vedendolo a colloquio con [[Mosè]] ed [[Elia]]; in occasione della resurrezione della figlia di Giairo, assistette ad uno dei miracoli più toccanti compiuti dal Maestro e ancora, al Getsemani, si trovò di fronte alla sofferenza e all'umiliazione di Gesù<ref>Secondo l'opinione di [[papa Benedetto XVI]], quest'ultima esperienza dovette condurre Giacomo ad una maturazione della propria fede, correggendo «l'interpretazione trionfalista della prima: egli dovette intravedere che il Messia, atteso dal popolo giudaico come un trionfatore, in realtà non era soltanto circonfuso di gloria, ma anche di patimenti e di debolezza» (Benedetto XVI, udienza generale, 21 giugno 2006).</ref>.
 
Una tradizione risalente almeno a [[Isidoro di Siviglia]] narra che Giacomo andò in [[Spagna]] per diffondere il Vangelo. Se questo improbabile viaggio avvenne (del viaggio di Giacomo in Spagna si parla pure nelle rivelazioni della venerabile [[Maria di Agreda]] e della beata [[Anna Katharina Emmerick|Anna Caterina Emmerick]])[http://lanuovabq.it/it/nostra-signora-del-pilar], fu seguito da un ritorno dell'apostolo in [[Giudea]], dove, agli inizi degli [[anni 1940|anni quaranta]] del [[I secolo]] il re [[Erode Agrippa I]] «cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa, e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni»<ref>At 12, 1-2</ref>. Giacomo fu il primo [[apostolo]] [[martire]].
 
Il Nuovo Testamento conosce, oltre a Giacomo di Zebedeo e a [[Giacomo il Minore|Giacomo di Alfeo]], un altro [[Giacomo il Giusto|Giacomo]], detto "il Giusto" o "il fratello del Signore", esponente di spicco della chiesa di Gerusalemme, ma va detto che la tradizione cattolica identifica Giacomo di Alfeo, detto il Minore, e Giacomo il Giusto.
Il Nuovo Testamento conosce, oltre a Giacomo di Zebedeo e a [[Giacomo il Minore|Giacomo di Alfeo]], un altro [[Giacomo il Giusto|Giacomo]], detto "il Giusto" o "il fratello del Signore", esponente di spicco della chiesa di Gerusalemme. Considerato dalla critica più recente come l'autore della omonima [[Lettera di Giacomo]]<ref>{{Cita libro|autore=Le lettere cattoliche|titolo=Bibbia di Gerusalemme|anno=2009|editore=EDB|città=Bologna|p=|pp=2873-2876|ISBN=978-88-10-82032-2}}</ref>, fu un tenace difensore dell'elemento giudaizzante all'interno della comunità protocristiana. Il libro degli Atti degli Apostoli parla di questo Giacomo come di una colonna della chiesa assieme a Giovanni e Cefa<ref>{{Cita libro|autore=Gal 2,9|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref>. A lui, l'autore degli Atti attribuisce il discorso<ref>{{Cita libro|autore=At 15, 13-21|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref> con cui vengono risolte le controversie di Antiochia e Gerusalemme<ref>{{Cita libro|autore=At 15,1-4;5-6|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref>. La lettera apostolica<ref>{{Cita libro|autore=At 15, 22-19|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref> che la chiesa gerosolimitana invia a tutte le comunità viciniori riporta testualmente il contenuto del discorso di Giacomo con il quale si definisce «cosa bisogna esigere dagli etnico-cristiani perché sia possibile ai giudeo-cristiani frequentarli senza contrarre impurità legale»<ref>{{Cita libro|autore=At 15,20 n.|titolo=Bibbia di Gerusalemme|anno=2009|editore=EDB|città=Bologna|p=2625|pp=|ISBN=}}</ref>
 
Il Nuovo Testamento conosce, oltre a Giacomo di Zebedeo e a [[Giacomo il Minore|Giacomo di Alfeo]], un altro [[Giacomo il Giusto|Giacomo]], detto "il Giusto" o "il fratello del Signore", esponente di spicco della chiesa di Gerusalemme.è Consideratoconsiderato dalla critica più recente come l'autore della omonima [[Lettera di Giacomo]]<ref>{{Cita libro|autore=Le lettere cattoliche|titolo=Bibbia di Gerusalemme|anno=2009|editore=EDB|città=Bologna|p=|pp=2873-2876|ISBN=978-88-10-82032-2}}</ref>, fu unnonché tenace difensore dell'elemento giudaizzante all'interno della comunità protocristiana. Il libro degli Atti degli Apostoli parla di questo Giacomo come di una colonna della chiesa assieme a Giovanni e Cefa<ref>{{Cita libro|autore=Gal 2,9|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref>. A lui, l'autore degli Atti attribuisce il discorso<ref>{{Cita libro|autore=At 15, 13-21|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref> con cui vengono risolte le controversie di Antiochia e Gerusalemme<ref>{{Cita libro|autore=At 15,1-4;5-6|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref>. La lettera apostolica<ref>{{Cita libro|autore=At 15, 22-19|titolo=|anno=|editore=|città=|p=|pp=|ISBN=}}</ref> che la chiesa gerosolimitana invia a tutte le comunità viciniori riporta testualmente il contenuto del discorso di Giacomo, con il quale si definisce «cosa bisogna esigere dagli etnico-cristiani perché sia possibile ai giudeo-cristiani frequentarli senza contrarre impurità legale»<ref>{{Cita libro|autore=At 15,20 n.|titolo=Bibbia di Gerusalemme|anno=2009|editore=EDB|città=Bologna|p=2625|pp=|ISBN=}}</ref>.
 
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