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Taqī al-Dīn Muḥammad ibn Maʿrūf al-Shāmī al-Asadī[1] (in arabo: تقي الدين محمد بن معروف الشامي‎; Il Cairo, 1526Istanbul, 1585) è stato uno scienziato arabo ottomano, nativo del Cairo o di Damasco.

Taqī al-Dīn e i suoi collaboratori al lavoro nell'Osservatorio astronomico di Istanbul (ʿAlāʾ al-Dīn Manṣūr Shīrāzī - Istanbul University Library, F 1404, fol. 57a dello Ṣehinṣename, "Libro del Re dei Re").

Poliedrico scienziato musulmano attivo nell'Impero ottomano, noto anche con la Kunya di al-Ṣahyūnī, o al-Miṣrī, fu autore di oltre 90 opere, caratterizzate da una ricca varietà di argomenti, inclusa l'astronomia, la tecnica di fabbricazione degli orologi, l'ingegneria, la matematica, la meccanica, l'ottica e la cosiddetta filosofia naturale.

BiografiaModifica

Taqī al-Dīn è stato indicato come arabo,[2] o come Turco ottomano:[3] "L'Astronomo capo Taqī al-Dīn nacque in una famiglia di origine turca a Damasco (o al Cairo)".[4] o siriana.[5]

Studiò Teologia islamica al Cairo, e fu nominato per questo dagli Ottomani Qāḍī a Nābulus.

Nel 1574 il Sultano ottomano Murad III, su sua sollecitazione, accondiscese all'edificazione di un osservatorio astronomico a Istanbul, nominando Taqī al-Dīn "Astronomo capo" (müneccimbaşılığına).
Grazie alla sua straordinaria conoscenza delle tecniche meccaniche necessarie, Taqī al-Dīn costruì strumenti quali un'imponente sfera armillare e orologi meccanici, fondamentali per le osservazioni scientifiche della Grande Cometa del 1577, studiata anche dall'astronomo danese Tycho Brahe, che Taqī al-Dīn vaticinò erroneamente come il segno dell'imminente vittoria militare ottomana ai danni dei nemici Safavidi (Battaglia di Cialdiran).

 
Sestante astronomico fabbricato su disposizione di Tycho Brahe. Si noterà la differente mole dell'arco graduato del sestante, rispetto a quello (visibile a sinistra) fatto edificare a Samarcanda dal sovrano timuride Ulugh Beg per misurare con la massima precisione possibile la posizione delle stelle fisse visibili nella volta stellare.

Usò anche globi terrestri e celesti che egli ricevette, nel quadro di uno scambio di doni, da suoi colleghi europei. Scrisse la Kharīdat al-durar wa-jarīdat al-fikar ma il maggior lavoro da lui prodotto fu forse Il loto ultimo [della conoscenza] nel regno delle sfere roteanti: ovvero le "Tavole Astronomiche dell'Imperatore [Murād III]" (in arabo: سدرة منتهى الأفكار في ملكوت الفُلُك الدَّوَار (أو ما يسمى بالزيج الشاهنشاﻫﻲ)‎, Sidra muntahā al-afkār fī malakūt al-fuluk al-dawwār (aw mā yusmā bi-l-Zīj al-Shāhinshāhī))[6]

Il lavoro fu portato a termine in accordo coi risultati ottenuti dalle osservazioni realizzate in Egitto e a Istanbul per correggere e completare lo Zij-i Sultani di Ulugh Beg.
Le prime 40 pagine dell'opera sono costituite da calcoli, cui seguono discussioni circa gli orologi astronomici, orbite celesti e informazioni sulle tre eclissi che egli ebbe modo di osservare al Cairo e a Istanbul. Corroborò i suoi dati con quello ottenuti da altri scienziati, come Dāʾūd al-Riyyāḍī (David il Matematico) e David Ben Shushān di Salonicco. Secondo Salomon Schweigger, cappellano dell'ambasciatore asburgico Johann Joachim von Sinzendorf, Taqī al-Dīn era invece un ciarlatano che ingannava il Sultano Murad III facendogli spendere enormi somme.[7]

Il metodo di Taqī al-Dīn per individuare le coordinate delle stelle si stima sia assai più preciso di quello dei suoi contemporanei Tycho Brahe e Nicolas Copernicus. Brahe si pensa avesse studiato l'opera di Taqī al-Dīn.[8]

Nel 1551, Taqī al-Dīn descrisse una turbina a vapore, grazie al progetto di uno spiedo rotante.

Turbina a vaporeModifica

Nel 1551 Taqī al-Dīn descrisse sommariamente una turbina a vapore nella sua opera al-Ṭuruq al-sāmiyya fī l-ālāt al-rūḥiyya (I metodi sublimi nella costruzione delle macchine spirituali [aeree]). Parlò di un metodo per consentire la rotazione di uno spiedo grazie a un getto di vapore che diretto su pale rotanti intorno alla periferia di una ruota. un simile dispositivo per far ruotare una turbina fu poi descritto da John Wilkins nel 1648.[9] Tali dispositivi erano chiamati "mulini" ma sono ora definiti turbine a vapore.

L'Osservatorio di IstanbulModifica

 
Arco graduato del sestante astronomico di Ulugh Beh (Samarcanda, XV secolo).
 
Disegno di un sestante usato a fini astronomici e astrologici nell'Osservatorio ottomano di Istanbul e dall'Astronomo capo nel XVI e XVII secolo.

Nel 1574 Taqī al-Dīn propose l'edificazione di un Osservatorio astronomico al Sultano ottomano Murad III che, nutrendo interessi astronomici, dispose il finanziamento di un nuovo osservatorio a Istanbul. Errori contenuti in varie tabelle astronomiche motivavano la sua richiesta per un nuovo osservatorio che, si dice, fosse simile a quello di Tycho Brahe sotto vari aspetti.

Pochi mesi dopo la sua inaugurazione, il primo giorno del mese di Ramadan, una cometa apparve di notte in cielo. Questo si rivelò un momento sfortunato, visto che il Sultano stava per marciare contro la Persia safavide e la morte del padre di Murād III, Selim II era avvenuta in concomitanza con la comparsa di un'altra cometa.

Si disse che il cielo notturno fosse illuminato per 40 notti da un chiarore sempre più intenso e, con questo avvenimento in corso, il Sultano chiese a Taqī al-Dīn di usare l'Osservatorio per appurare il significato di quella straordinaria apparizione.

Taqī al-Dīn notò che testa e coda della cometa sembravano puntare in direzione della Persia, a indicare un presagio negativo per il nemico, ma non per l'Impero ottomano. Notò anche che la cometa muoveva dalla costellazione del Sagittario, che simbolizzava un arciere ottomano, e che puntava verso la costellazione dell'Acquario, che rappresentava un auspicio di tempo di pace. Credette quindi che la cometa fosse un positivo auspicio per il suo Sultano e l'Impero che guidava, nella sua contesa con la Persia. Le cose però si rivelarono di ben altro segno e questo si rifletté con una forte pressione contraria all'Osservatorio e alla sua attività scientifica. Il Gran Vizir Sokollu Mehmed Pascià seguitò però a sostenere l'impegno economico per la struttura fino alla sua morte nel 1579. Senza più una forte protezione politica, l'Osservatorio rapidamente collassò.[10]

OtticaModifica

Taqī al-Dīn, come astronomo, ebbe grande familiarità con l'Ottica e lo studio della natura della luce. Da tali studi nacque un libro intitolato Kitābi (Takîyüddîn'in Optik Kitabi, o Taqī al-Dīn's Book of Optics.[11] Tale libro fu redatto in tre capitoli: il primo dedicato alla natura della vista, il secondo a quella del riflesso e infine alla comprensione della rifrazione. Egli annotò che il suo lavoro era basato sull'evidenza sperimentale e che nulla aveva a che fare con sue conclusioni riguardanti precedenti lavori di taglio letterario. Egli sottolineava inoltre che la luce era la medesima in ognuno dei fenomeni da lui indagati, in ciò contraddicendo quanto scritto da Ibn al-Haytham.

VistaModifica

 
Riflessione

Nei primi studi dei Greci in epoca antica, si contrapponevano tra loro diverse idee riguardanti la natura della vista. Una parlava del fatto che raggi emanavano dagli occhi in direzione di un oggetto, mentre un'altra affermava che la luce emanava dagli oggetti e che i nostri occhi si limitavano a osservare. Entrambe le teorie vantavano i loro sostenitori, ma Taqī al-Dīn fu in grado di osservare sperimentalmente che la luce emanava da un oggetto e che essa era percepita dai nostri occhi.

NoteModifica

  1. ^ In lingua turca: Takiyüddin o Taki.
  2. ^ Svat Soucek, Piri Reis and Ottoman Discovery of the Great Discoveries, in Studia Islamica, vol. 79, 1994, pp. 135, DOI:10.2307/1595839.
  3. ^ Gábor Ágoston; Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire Infobase Publishing, 2009. p. 552 ISBN 0-8160-6259-5
  4. ^ Dieter Hoffmann; Ekmeleddin İhsanoğlu; Ahmed Djebbar; Feza Günergun, Science, technology, and industry in the Ottoman world. In: Volume 6 dei Proceedings of the XXth International Congress of History of Science, p. 19. Publisher Brepols, 2000. ISBN 2-503-51095-7
  5. ^ «Ibn Haytham» (Nader el-Bizri), Medieval Science Technology and Medicine: An Encyclopedia, ed. Thomas F. Glick, Steven Livesey, Faith Wallis, Taylor & Francis Group, 2005, p. 239.
  6. ^ L'espressione Sidra muntahā ("Loto di al-muntahā") si riferisce all'albero celeste di cui parla Cor. LIII:14, presso il quale si completò l'ascesa miracolosa al Cielo di Maometto, prima della sua visione beatifica di Allah: privilegio di cui solo un uomo vivente come lui poté godere per volontà divina.
  7. ^ Salomon Schweigger, Ein newe Reyssbeschreibung auss Teutschland nach Constantinopel und Jerusalem, Graz, 1964, pp. 90–91.
  8. ^ Gábor Ágoston; Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire Infobase Publishing, 2009. p. 552 ISBN 0-8160-6259-5.
  9. ^ Taqi al-Din and the First Steam Turbine, 1551 A.D. Archiviato il 18 febbraio 2008 in Internet Archive., web page, accessed on line October 23, 2009; questa pagina web si riferisce ad Ahmad Y. Hassan (1976), Taqi al-Din and Arabic Mechanical Engineering, pp. 34-35, Institute for the History of Arabic Science, University of Aleppo.
  10. ^ Arabs and Astronomy, su Saudi Aramco World. URL consultato il 3 giugno 2014 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2014).
  11. ^ Taqi al-Din ibn Ma‘ruf and the Science of Optics: The Nature of Light and the Mechanism of Vision, su muslimheritage.com. URL consultato il 29 maggio 2017 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2018).

BibliografiaModifica

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