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Santa Teodosia da Costantinopoli
St. Theodosia.jpg
Icona di santa Teodosia
 

Vergine e Martire

 
MorteCostantinopoli, 729
Venerata daChiesa ortodossa e Chiesa cattolica
Santuario principaleIstanbul, chiesa di Hagia Euphemia en to Petrio, oggi Moschea Gul
Ricorrenza18 luglio

Teodosia da Costantinopoli (greco: Ἁγία Θεοδοσία ἡ Κωνσταντινουπολίτισσα, pr. Hagia Theodosia hē Kōnstantinoupolitissa) (700 circa – Costantinopoli, 729) è stata una monaca cristiana greca, martire e santa delle chiese ortodossa orientale e Cattolica Romana.

BiografiaModifica

Teodosia era una monaca che viveva in un monastero di Costantinopoli. Il 19 gennaio 729, all'inizio delle persecuzioni iconoclaste, l'imperatore Leone III l'Isaurico ordinò che l'icona di Cristo, che stava sopra la porta Chalke del palazzo imperiale venisse rimossa[1][2]. Mentre un ufficiale eseguiva l'ordine, un gruppo di donne si riunì per impedire l'operazione. Tra di loro c'era Teodosia, che scosse fortemente la scala fino a quando l'uomo cadde. Questi morì per le ferite riportate e Teodosia venne arrestata e portata al Forum Bovis, dove venne giustiziata mediante un corno di ariete conficcato nel collo[3]. In seguito al trionfo dell'ortodossia sull'iconoclastia, ella venne riconosciuta come martire e santa, ed il suo corpo venne conservato e venerato nella chiesa di Hagia Euphemia en to Petrio, nel quartiere denominato Dexiokratianai[4]: esso corrisponde al moderno quartiere di Ayakapı, lungo il Corno d'Oro; dopo l'inizio del XIV secolo, la chiesa portò il suo nome e corrisponde forse alla moschea Gül. Anche una porta nelle mura marine di Costantinopoli, la "porta della Santa" (Turco: Ayakapı) prese il nome dalla chiesa.

CultoModifica

La sua ricorrenza è il 18 luglio.

Hagia Theodosia divenne una tra le sante più venerate a Costantinopoli, invocata in particolare dai malati. La fama della santa si accrebbe in particolare dopo la guarigione di un sordomuto nel 1306.[5]

Dal Martirologio Romano: "A Costantinopoli, santa Teodosia, monaca, che patì il martirio per aver difeso un'antica immagine di Cristo, che l'imperatore Leone l'Isaurico aveva ordinato di rimuovere dalla Porta Bronzea del suo Palazzo".

NoteModifica

  1. ^ Mamboury, p. 299
  2. ^ Schäfer, p. 82
  3. ^ Van Millingen, p. 168
  4. ^ Il nome derivava dalle case che un certo Dexiokrates qui possedeva. Janin, p. 151
  5. ^ Janin, p. 151

BibliografiaModifica

  • Alexander Van Millingen, Byzantine Churches of Constantinople, Londra, MacMillan & Co, 1912.
  • Ernest Mamboury, The Tourists' Istanbul, Istanbul, Çituri Biraderler Basımevi, 1953.
  • Raymond Janin, La Géographie ecclésiastique de l'Empire byzantin. 1. Part: Le Siège de Constantinople et le patriarcat oecuménique. 3rd Vol. : Les Églises et les monastères, Parigi, Institut français d'etudes byzantines, 1953.
  • Hartmut Schäfer, Die Gül Camii in Istanbul, Tübingen, Wasmuth, 1973.

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