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U1.11 è un grande ammasso di quasar (large quasar group o LQG) situato in direzione delle costellazioni del Leone e della Vergine. È uno dei più grandi LQG conosciuti, di cui si stima un diametro massimo di 780 milioni di parsec, equivalenti a 2,2 miliardi di anni luce,[1] e che comprende 38 quasar. Fu scoperto nel 2011 nel corso dello Sloan Digital Sky Survey. Fino alla scoperta dello Huge-LQG (o U1.27) avvenuta nel novembre 2012, risultava la più grande struttura conosciuta nell'universo osservabile, avendo battuto il primato detenuto per circa 20 anni dal Clowes-Campusano LQG (o U1.28).

CaratteristicheModifica

U1.11 è situato approssimativamente a 2° dal Clowes-Campusano LQG (CCLQG).[1] Ha un redshift z=1,11 da cui prende il nome, che corrisponde a circa 8,8 miliardi di anni luce (distanza percorsa dalla luce).[1] Oltre a trovarsi adiacente al CCLQG, è relativamente vicino a U1.54 (o Newman LQG), un altro LQG.[1] Sono presenti 38 quasar,[1] e questo suggerisce l’evoluzione di un ampio filamento di galassie.

Principio cosmologicoModifica

Secondo il principio cosmologico, la distribuzione casuale della materia e dell’energia nelle varie parti dell’universo deve essere approssimativamente omogenea e isotropica, sicché gli addensamenti casuali di materiale dovrebbero essere piccoli se rapportati all’universo su larga scala. Yadav et al ipotizzano che le dimensioni massime di tali strutture dovrebbero essere entro i 260 Mpc,[2] mentre altri fissano valori inferiori compresi tra 70 e 130 Mpc,[3][4][5] anche se più recenti calcoli suggeriscono valori entro 370 Mpc. Ad ogni modo, U1.11 risulta grande circa il doppio di questo limite e sono state scoperte altre strutture ancora più grandi. Alcune strutture sono maggiori addirittura di otto volte questo limite, come la NQ2-NQ4 GRB overdensity (impropriamente chiamata Grande muraglia di Ercole–Corona Boreale). Considerando che U1.11 si trova in prossimità di Huge-LQG, CCLQG e U1.54,[1] ciò appare in netta contraddizione con i principi dell'attuale modello cosmologico.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Roger Clowes, Luis E. Campusano, Matthew J. Graham e Ilona K. S¨ochting, Two close Large Quasar Groups of size ∼ 350 Mpc at z ∼ 1.2, in Mon. Not. R. Astron. Soc, 1º settembre 2001, arXiv:1108.6221.
  2. ^ Jaswant Yadav, J. S. Bagla e Nishikanta Khandai, Fractal dimension as a measure of the scale of homogeneity, in Monthly notices of the Royal Astronomical Society, vol. 405, nº 3, 25 febbraio 2010, pp. 2009–2015, DOI:10.1111/j.1365-2966.2010.16612.x. URL consultato il 15 gennaio 2013.
  3. ^ Hogg, D.W. et al., (May 2005) "Cosmic Homogeneity Demonstrated with Luminous Red Galaxies". The Astrophysical Journal 624: 54–58. arXiv:astro-ph/0411197. Bibcode:2005ApJ...624...54H. doi:10.1086/429084.
  4. ^ Scrimgeour, Morag I. et al., (May 2012) "The WiggleZ Dark Energy Survey: the transition to large-scale cosmic homogeneity". Monthly Notices of the Royal Astronomical Society 425 (1): 116–134. arXiv:1205.6812. Bibcode: 2012MNRAS.425...116S. doi: 10.1111/j.1365-2966.2012.21402.x.
  5. ^ Nadathur, Seshadri, (July 2013) "Seeing patterns in noise: gigaparsec-scale 'structures' that do not violate homogeneity". Monthly Notices of the Royal Astronomical Society in press. arXiv:1306.1700. Bibcode: 2013MNRAS.tmp.1690N. doi: 10.1093/mnras/stt1028.

Voci correlateModifica