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PreistoriaModifica

Neolitico: prime tracce di insediamenti umaniModifica

Le prime tracce dell'uomo nell'attuale territorio comunale risalgono al Neolitico. Il primo ritrovamento risale al 1947, quando Pietro Paolo Severi portò alla luce tracce di terreno archeologico nella frazione di Pozza di Maranello. Nel podere Casa Corbelli venne infatti scoperto un fondo di capanna di 2 metri di diametro, rinvenendo un frammento ceramico e alcuni manufatti di pietra (tra cui un bulino su ritocco), appartenenti alla Cultura dei vasi a bocca quadrata. Nei due anni successivi furono poi scavate altre zone nello stesso fondo portando alla luce altri due fondi di capanna.[1][2]

La prima testimonianza di una presenza umana nel sito dell'attuale capoluogo comunale è invece successiva, sebbene anch'essa risalente al Neolitico. Il ritrovamento, risalente al 1967, avvenne sotto l'attuale chiesa parrocchiale e consistette in alcuni frammenti litici e ceramici.[1]

Età EneoliticaModifica

L'Eneolitico vide un'evoluzione nella presenza umana sul territorio maranellese, come testimoniano i primi ritrovamenti di una certa rilevanza. In particolare, lungo la Via Giardini in località la Svolta, nel 1856 Celestino Cavedoni scoprì alcune tombe appartenenti alla necropoli detta di Cumarola. Essa fu la prima necropoli eneolitica ad essere scoperta in Emilia e continua ad essere una delle più rilevanti. Furono portati alla luce circa 40 scheletri, disposti in due file parallele e provvisti di corredi funerari costituiti "...da una cuspide di lancia di rame volta all'insù, e dal lato sinistro una cuspide da saetta di pietra focaia", accompagnate, talvolta, da "mazzuoli" litici e da punte di freccia in rame. Il sito appare ancor più significativo se si considera che alcuni scheletri, come riporta lo stesso Cavedoni, dovevano essere stati già dissotterrati nel 1773, quando venne costruita la Via Giardini. Ulteriori scavi avvennero infine nel 1860, durante i quali venne scoperta una decorazione a forma di raggio oblungo costituita da fili di rame e tessuto.[3][4]

A quest'epoca risale inoltre il ritrovamento più antico effettuato da Francesco Coppi presso il sito della successiva terramare di Gorzano, ossia una tomba con all'interno un'ascia e un pugnale.[3]

L'età del bronzo e la terramare di GorzanoModifica

L'età del bronzo è l'epoca preistorica più documentata sul territorio maranellese. Relativo a quest'epoca è infatti il ritrovamenti archeologico più importante mai avvenuto nel territorio maranellese, ossia la terramare di Gorzano. Essa fu scoperta casualmente negli anni '30 del XIX secolo, quando, sfruttando come fertilizzante un terreno nerastro e ricco di sostanze organiche, vennero portati alla luce i primi oggetti archeologici. Fu solo nel 1850 però che Francesco Coppi iniziò a sorvegliare i lavori di scavo, recuperando e studiando i reperti scoperti, e pubblicando infine i suoi studi in varie opere. Il sito di Gorzano risultò così essere una Terramare dell'età del bronzo, di 70 x 100 metri secondo Coppi (o di 65 x 135 secondo Crespellani), con una palafitta di 28 pali in due ordini. Furono rinvenute inoltre tracce di insediamenti umani preesistenti. La quantità di materiali rinvenuti fu ingente ed è oggi conservata in vari musei archeologici.[5]

NoteModifica

  1. ^ a b Galloni 1982, p.13
  2. ^ Scheda sul ritrovamento archeologico di Podere Corbelli, su sistemonet.it. URL consultato il 31 maggio 2015 (archiviato il 31 maggio 2015).
  3. ^ a b Galloni 1982, p.14
  4. ^ Scheda sul ritrovamento della necropoli della Cumarola, su sistemonet.it. URL consultato il 16 settembre 2015.
  5. ^ Galloni 1982, p.15

BibliografiaModifica

Carmen Galloni e Silvano Soragni, Maranello. Dalla preistoria... alla fotocronaca, Maranello, Amministrazione comunale di Maranello, 1995 [1982].