Utente:DerfelDiCadarn87/Sandbox4

AscensioniModifica

Prime ascensioniModifica

Le prime ascensioni al Monte Fuji si confondono tra mito e realtà. Non vi sono fonti che certifichino l'effettiva ascesa alla vetta della montagna da parte di nessuno prima del XII secolo, probabilmente dovuto al fatto il vulcano eruttò almeno sette volte tra il 781 e il 1083. Secondo la tradizione, comunque, il primo a raggiungere la vetta della montagna fu En no Gyoja, leggendario fondatore del Shugendo, nel 663. Nell'opera Nihon Ryoki, raccolta di miti e leggende del IX secolo, egli è rappresentato mentre compie un ascensione spirituale al monte. Allo stesso modo il principe Umayado, reggente del regno Yamato e uno dei principali fautori della diffusione del Buddhismo nel Paese, è raffigurato in opere letterarie e pittoriche, come ad esempio il Shotoku Taishi eden (圣徳太子絵伝?), in un volo magico sulla vetta del Fuji in groppa a un cavallo nero. Tali ascensioni devono quindi essere interpretate sotto un profilo spirituale e mistico, identificabili nella nozione taoista xian (仙人? sen o sennin in giapponese), ove il significato delle ascensioni è seguire le nozioni ascetiche buddhiste con lo scopo di raggiungere l'immortalità spirituale.

Il primo personaggio ad avere effettivamente raggiunto la cima del Fuji fu Matsudai Shonin, il quale fece costruire un piccolo tempio sulla vetta in onore di Dainichi, nel 1149. A differenza del principe Umayado e di En no Gyoja egli mise fisicamente piede sulla vetta del monte, e si suppone che ascese la montagna circa un centinaio di volte.

Il primo non giapponese fu Sir Rutherford Alcock, il quale raggiunse la vetta nel luglio del 1860. Nel suo libro The Capital of the Tycoon Alcock descrive il suo pellegrinaggio alla vetta, raccontando come la prima parte dell'ascesa si riveli abbastanza semplice per poi diventare più difficoltosa una volta giunto in prossimità del cratere a causa della rarefazione dell'aria e della diminuzione della temperatura. Egli racconta di come sia costretto insieme ai suoi uomini a fermarsi per riprendere fiato e per i dolori alle gambe. Una volta raggiunta la vetta Alcock stabilisce l'altezza approssimativa del Fuji, sovrastimando di parecchi metri l'effettiva altitudine; egli stima in 13.977 piedi (circa 4.260 m) l'altezza media della montagna e in 14.177 (circa 4.321 m) la cresta più alta. Per raggiungera la sommità del Fuji impiegò circa otto ore, mentre per la discesa poco più di tre. Sostò sulla montagna per due giorni, raccogliendo altri dati quali la temperatura dell'aria (circa 12 °C), la temeperatura d'ebollizione dellacqua e le cordinate gegrafiche della montagna. Durante il periodo passato sulla vetta il tempo si rivelò buono; solo una volta disceso e al sicuro si scatenò un violento tifone sulla montagna. Gli abitanti del luogo allora sostennero che si trattasse di un segno dei kami della montagna arrabbiati per aver visto la monatagna profanata da uno stranuero.

Il Fuji come simbolo religiosoModifica

Nel 1703, per esempio, tre oshi e un sacerdote santuario del villaggio di Subashiri, situato alla base orientale della montagna, ha presentato una petizione con la presidenza del shogunato dei Templi e Santuari sostenendo che Sengen santuario aveva illegittimamente invaso il tradizionale diritto dei residenti Subashiri di raccogliere una parte del denaro offerto in apertura rituale del sala Yakushi del vertice ogni estate e di raccogliere le monete gettato nel cratere. I firmatari anche protestato contro il fatto che il santuario aveva accettato di consentire abitanti di Yoshida per stabilire due nuove stazioni di sosta al culmine Yakushi. L'ufficio di presidenza ha deliberato in favore di Subashiri, decidendo che i residenti potrebbero riprendere offerte raccolgono presso la sala Yakushi e nel cratere, con il 40 per cento del denaro raccolto nel cratere andare Subashiri e l'altro 60 per cento al santuario. Ha inoltre ordinato il santuario di annullare l'autorizzazione che aveva dato per le due nuove stazioni di riposo.

Il conflitto scoppiò di nuovo nel 1770 come Sengen santuario e le frazioni di Subashiri e Yoshida tutto ha rivendicato la responsabilità per lo smaltimento dei pellegrini morti sulla cima del Fuji . Esecuzione di riti di sepoltura per i pellegrini morti era una potenziale fonte di reddito per i templi buddisti alla base della montagna , a condizione che (a pagamento) i parenti potrebbero essere trovati . Ma più importante del valore pecuniario immediato dei morti era quello che l'assunzione responsabile del loro significato : l'autorità manageriale sopra la zona in cui erano stati scoperti . La disputa divenne così amaro che a un certo punto gli abitanti di Yoshida costretti loro controparti da Subashiri fuori delle capanne quest'ultimo managed sulla vetta . Infine , nel 1779 , l'Ufficio di templi e santuari stabilito che il santuario ha avuto foro competente sui morti ( e quindi anche autorità sul territorio in cui sono morti ) dalla ottava stazione ( tra 3.000 e 3.400 metri di altezza , a seconda del percorso salito ) al picco più alto della montagna ( altitudine 3776 metri ) . L'ufficio di presidenza ha definito l'ottava stazione come la stazione a valle della giurisdizione del Sengen santuario , perché le vie di arrampicata da Yoshida e Subashiri convergevano in quel punto. Né villaggio potrebbe rivendicare l'autorità esclusiva sulle pellegrini da lì alla vetta , indipendentemente da dove avevano iniziato la loro scalata.