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Fonti manzonianeModifica

Tra le fonti storiche del romanzo, esaminate da Tano Nunnari, «Il più di quello studio se n'è andato...». Le fonti storiche de «I promessi sposi» (Milano, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, 2013) si possono ricordare le seguenti.

  • Giuseppe Ripamonti, Historia Patria
  • Melchiorre Gioia, Sul commercio de' commestibili e caro prezzo del vitto
  • F. Borromeo, De pestilentia quae Mediolani anno 1630 magnam stragem edit
  • Carlo Girolamo Cavatio della Somaglia, Alloggiamento dello Stato di Milano per le imposte e loro ripartimenti
  • Lorenzo Ghirardelli, Il memorando contagio seguito in Bergamo l'anno 1630
  • D. Pio La Croce, Memoria delle cose notabili successe in Milano intorno al mal contagioso l'anno 1630
  • Agostino Lampugnani, La pestilenza seguita in Milano l'anno 1630
  • Ludovico Antonio Muratori, Del governo della peste e delle maniere di guardarsene
  • Giuseppe Ripamonti, De peste quae fuit anno 1630 libri V desumpti ex annalibus urbis
  • Francesco Rivola, Vita di Federigo Borromeo Cardinale del titolo di Santa Maria degli Angeli, ed Arcivescovo di Milano (vedi su Google books)
  • Pietro Verri, Osservazioni sulla tortura
  • Alessandro Tadino, Ragguaglio
  • Francesco Enrico Acerbi, Dottrina teorico-pratica del morbo petecchiale, con nuove ricerche intorno l'origine, l'indole, le cagioni predisponenti ed effettrici, la cura e la preservazione del morbo medesimo in particolare, e degli altri contagi in generale
  • Viani, Dialoghi su i rimedi efficacissimi per guardarsi dal male contagioso

Frasi e personaggi proverbialiModifica

I promessi sposi hanno dato origine a diverse frasi ed espressioni che in Italia sono entrate nell'uso comune.

  • "Questo matrimonio non s'ha da fare"
  • "Perpetua", che ora identifica per antonomasia le collaboratrici dei parroci
  • "Latinorum", un linguaggio o un gergo incomprensibile ai più
  • "Carneade", per definire un illustre sconosciuto
  • "Azzecca-garbugli", per definire un avvocato di scarsa etica professionale (o in generale un arruffone che incanta il prossimo solo a parole) (cap. III)
  • "i capponi di Renzo", per indicare in senso figurato soggetti deboli e destinati a soccombere che si perdono nel litigare fra di loro, invece di far fronte comune contro la fine che li attende (cap. III)
  • "povero untorello", di persona non capace o comunque non in grado di recare male o persona accusata a torto di recar male a molti (cap. XXXIV, 535)

Sono spesso citati inoltre interi brani del romanzo che vengono tuttora imparati a memoria e recitati, come «Addio, monti sorgenti dall'acque...» e «Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno...», tutti riferimenti al paesaggio dei dintorni lecchesi.

Da notare che anche la definizione "Tizzone d'Inferno", pronunciata in un momento d'ira da Renzo nei confronti di don Rodrigo, viene spesso usata nei fumetti da Tex Willer.