Utente:Pierdelama/Sandbox

Henry Markó (Firenze 1855 - Lavagna 1921) è stato un pittore italiano che ha operato tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.

Notizie biografiche

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Henry Markó nacque e visse in Italia, ma la sua famiglia era di origini austro-ungariche. Era infatti il nipote di Károly Markó (noto anche come Carlo il Vecchio) che era nato a Leütschau in Ungheria nel 1791. Károly Markó il Vecchio era figlio di un ingegnere ed era stato stato avviato dalla famiglia alla stessa carriera del padre frequentando la Regia Università di Pest. Qui iniziò anche a praticare questa attività, ma contemporaneamente da pittore autodidatta era diventato un artista apprezzato quindi si spostò da Budapest, dove era nato nel 1822 il suo primogenito Karl (o Károly o Carlo il Giovane), e andò a Vienna così da poter frequentare la locale Accademia di Belle Arti, e lì nel 1826 venne alla luce il secondogenito Andrea (o András)[1]. Più tardi, nel 1831 a Kismárton (l'attuale Eisenstadt), nacque Katalin[2] e poi l'anno successivo sempre a Kismárton nacque anche Ferenc (Francesco)[3]. In seguito, dopo il 1832, la famiglia si trasferì in Italia, prima a Roma e a Pisa, poi dal 1840 a Firenze. Anche qui Károly Markó riscosse subito un buon successo tanto da aprire una scuola privata di pittura di paesaggio, ed essere nel 1843 tra i fondatori della Società Promotrice fiorentina delle Belle Arti[4], alle quali poi parteciperà regolarmente. Nel 1846 acquista la villa medicea di Lappeggi sulle colline di Firenze, dove porrà la sede della sua Scuola e dove risiederà fino alla morte nel 1860.

Quando ormai la famiglia abitava stabilmente a Firenze dal secondogenito András Markó[1] nasce nel 1855 Henry, che quindi rappresenta la terza generazione dei pittori Márkó.

 
Tramonto sulla costa ligure.

Henry Markó fu anch'egli un pittore paesaggista di gusto tardo ottocentesco, come del resto era nello stile pittorico della Scuola di famiglia i cui componenti gli erano anche stati maestri, ma lo fu con una sensibilità e un impianto scenografico della rappresentazione del tutto particolari, con una esecuzione minuziosa specie degli alberi e dei pini e delle rocce, mentre i personaggi sono in lontananza o del tutto assenti, come ad esempio nel suo dipinto Tramonto sulla costa ligure dove raffigura un torrione[5] sulla costa tra Lavagna e Cavi. Nel suo percorso pittorico egli dipinge in una prima fase soprattutto scorci e vedute di città come Roma, Firenze (per esempio il dipinto del 1885, quando aveva trent'anni, La torre del Maglio, ora al Museo Topografico di Firenze[6]), e Genova, tante "cartoline della sua amatissima Italia", ma in seguito molto più spesso dipingerà invece marine o paesaggi boschivi. Infatti Henry Markó trascorre la prima parte della sua vita a Firenze, ma poi nella maturità si trasferisce stabilmente in Liguria, a Lavagna, dove stringe anche amicizia con un altro pittore, Antonio Discovolo, che risiedeva a Bonassola, distante pochi chilometri, senza peraltro essere da questi influenzato[7]. Da allora il paesaggio ligure diventa il soggetto principale dei suoi quadri: limpide vedute della costa o dell'entroterra boscoso e silente, raramente animate, restando sempre attento nella resa dei particolari. In questi casi la sua pittura diventa contemplativa, quasi spirituale. Vittorio Sgarbi cita al proposito l'aforisma di Arturo Graf: "Le grandi elevazioni dell'animo non sono possibili se non nella solitudine e nel silenzio" e definisce la sua una pittura "pascoliana".[8]

Henry Markó fu spesso presente alle Promotrici[9] di Genova e di Firenze: nel Catalogo della Società Promotrice di Belle Arti in Genova[10] figura ininterrottamente dal 1872 (XXL Edizione) al 1877 (XXVI Edizione), e poi è presente nel Catalogo della Esposizione Solenne della Società d'Incoraggiamento alle Belle Arti in Firenze[11] del 1875.

Henry Markó si spegne a Lavagna nel 1921.

Riferimenti

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  • Vittorio Sgarbi, Dal mito alla favola bella. Da Canaletto a Boldini, Editore La nave di Teseo, Milano, 2017, pp. 404-407. ISBN 9788893442923
  • Istituto Matteucci, Viareggio, Dizionario degli Artisti.
  • Comanducci, Dizionario dei Pittori, Disegnatori e Incisori Italiani, Patuzzi Editore, Milano, 1972, vol. III, pp. 1890-1892. ISBN 88222441441
  • Bolaffi, Catalogo della pittura italiana dell'Ottocento numero 11, Mondadori Editore, Torino, 1982, p. 146.
  • I pittori italiani dell'Ottocento, Edizione Il Quadrato, Milano, 1993, p. 380.
  • Luigi Marini, Il valore dei dipinti dell'Ottocento, Allemandi Editore, XIII Edizione 1995-1996, p. 364-367.
  • Treccani, Enciclopedia on line, "Márkó, Karoly, il Vecchio".
  1. ^ a b Andrea o András Markó (Vienna 1826 - Firenze 1895) fu allievo del padre Károly e poi a Firenze dell'Accademia di Belle Arti assieme al fratello maggiore Karl. Dipinse principalmente scene campestri di gusto nordico, secondo quello che era anche lo stile di suo padre, ispirandosi a Calame e alla Scuola di Barbizon, e in seguito soprattutto dal vero nella campagna senese, iniziando così quella che verrà indicata come Scuola di Staggia. Verso il 1860 subentrò al padre nella direzione della loro Scuola di pittura privata caratterizzandola con una grande libertà di espressione artistica, ponendo anche con ciò le basi per l'avvento della novità del Movimento Macchiaiolo toscano. Morirà a Viareggio nel 1895.
  2. ^ Katalin morirà a Firenze nel 1865.
  3. ^ Ferenc (Francesco) Markò, (Kismárton 1832 - Budapest 1874), anche lui diventa pittore in Italia e poi, probabilmente prima del 1865, si trasferisce a Budapest, senza più fare ritorno in Italia.
  4. ^ Fu fondata nel 1843 per iniziativa di circa 400 notabili fiorentini, e il 18 agosto il granduca Leopoldo II ne convalidò lo statuto.
  5. ^ Si tratta del torrione difensivo eretto alla metà del Cinquecento sullo scoglio di Lavandara, i cui ruderi erano stati successivamente adattati ad abitazione, e che poi alla fine del Novecento verrà ribattezzato Castelletto Ghio.
  6. ^ Codice Unico dei Beni Culturali n° 0900338248.
  7. ^ Anche perché Discovolo, più giovane di vent'anni, al tempo della loro conoscenza attraversava il suo periodo divisionista, lontanissimo dallo stile tardo ottocentesco cui invece Henry Márkó restò sempre legato.
  8. ^ Vittorio Sgarbi, Dal mito alla favola bella. Da Canaletto a Boldini, Editore La nave di Teseo, Milano, 2017, pp. 404-407. ISBN 9788893442923
  9. ^ La prima Società Promotrice delle Belle Arti sorse a Firenze nel 1843 (e divenne poi nel 1855 Società d'Incoraggiamento alle Belle Arti). A Genova invece fu fondata nel 1848. Poi per estensione furono chiamate Promotrici anche le altre manifestazioni analoghe tenute in altre città.
  10. ^ Edito dalla Tipografia Schenone di Genova.
  11. ^ Edito dalla Tipografia della Gazzetta d'Italia di Firenze.