Vincenzo D'Andrea

avvocato italiano

«Spirito geniale, affabile e popolare aveva acquisito molti amici e sostenitori, non solo tra le cape nere, ma tra la popolazione, e ha mostrato di prestare molta attenzione in tutte le cose che lui teneva.»

(Descrizione fatta dal Barone di Modene[1])

Vincenzo D'Andrea (Napoli, ... – Napoli, 1648) è stato un avvocato italiano e una delle menti della rivoluzione napoletana del 1647-1648.

BiografiaModifica

Figlio di Laertio, di professione chirurgo[2], fu nominato da Gennaro Annese suo consigliere insieme a Antonio Basso e Salvatore Di Gennaro. Vincenzo d'Andrea fu comunque tra i consultori segreti di Masaniello e una delle menti dei tumulti di luglio.[3]

La sua aspirazione era di creare una repubblica di tipo olandese, quindi un modello estraneo al regno di Napoli. Su questo punto è però da segnalarsi la circolazione dell'idea repubblicana nata nelle Fiandre in tutto l'ambiente culturale Europeo. In particolare il ruolo di centro di diffusione di tale ideale repubblicano è stato rintracciato nell'Accademia degli Oziosi, da cui molti componenti del gruppo dirigente repubblicano provenivano. [4]

Il 29 ottobre 1647 D'Andrea abbandonò tutte le cariche della nuova repubblica, tranne quella di 'provveditore generale' che mantenne fino al termine dell'insurrezione. [5]

Il 4 novembre 1647 pubblicò un suo modello istituzionale di tipo federale, secondo il quale nelle province si dovevano eleggere dei delegati per il governo centrale. [6]

Il viceré Don Giovanni D'Austria cercò un accordo con il popolo e contattò Vincenzo D'Andrea e Francesco Antonio Scacciavento, e ricevette un netto rifiuto, dicendo di essere loro sotto la protezione del re di Francia.

Nel marzo 1648 il duca di Guisa scoprì un complotto per ucciderlo in cui era implicato D'Andrea, con Gennaro Pinto e Francesco Di Regina; Pinto fuggì nella parte spagnola, Di Regina fu decapitato, e D'Andrea fu costretto a fuggire con il fratello Francesco, si nascose in vari chiese e conventi, fino al 6 aprile quando gli spagnoli entrarono in città.

Fu nominato Presidente della Sommaria e Provveditore generale dell'Arsenale da Giovanni D'Austria per la sua opera svolta, in accordo con il Principe della Rocca, Francesco Filomarino, in favore del partito regio (spagnolo). [7]

Il D'Andrea fu avvelenato dopo il 6 aprile, dagli spagnoli, nell'opera di restaurazione che puntava solo a colpire i capipopolo: era considerato uomo d'ingegno torbido[8].

NoteModifica

  1. ^ Memoires du comte de Modène, sur la révolution de Naples de 1647, 2 vol., cap. VI di Esprit de Raymond de Mormoiron
  2. ^ Successi historici raccolti dalla sollevatione di Napoli dell'anno 1647 di Innocenzo Fuidoro
  3. ^ Rosario Villari, Un sogno di libertà, Milano 2012, p. 422.
  4. ^ Rosario Villari, Un sogno di libertà, Milano 2012, pp. 454-455 e Aurelio Musi, La rivolta di Masaniello nella scena politica barocca, Napoli 1989, p. 190.
  5. ^ Cornelia del Mercato, in Notizie tratte dai giornali copiapolizze del Banco della Santissima Annunziata (1647-1649), in “Revue Internationale d’Histoire de la Banque”, 26-27, 1983
  6. ^ Vittorio Conti, Le leggi di una rivoluzione, Napoli 1983
  7. ^ Rosario Villari, Un sogno di libertà, Milano 2012, pp. 535-539.
  8. ^ Diario di Francesco Capecelatro Vol. III 1854

Voci correlateModifica

  Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie