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Yamana

indigeni della Terra del Fuoco
(Reindirizzamento da Yámana)
Yaghan
Ushuaia-yamana7.jpg
Yaghan nel 1883
 
Nomi alternativiYagán
Yámana
Yamana
Tequenica
Luogo d'origineTerra del Fuoco
Periodo4000 a.C. circa - oggi
Popolazione1 (2013)[1]
Linguayamana
ReligioneTribale
Gruppi correlatiOna
Distribuzione
Cile Cile Argentina Argentina 1685 [meticci][2]
Pueblos indígenas de la Patagonia Austral.svg

Gli Yámana, detti anche Yaghan, sono una delle più importanti tribù fuegine, insediata nella zona più meridionale della Terra del Fuoco, principalmente a Capo Horn), ora quasi estinta.

Le loro tradizioni furono descritte principalmente dai missionari, tra i quali il più attivo fu, Lucas Bridges, che visse, nel corso della seconda metà del XIX secolo, la sua gioventù in mezzo a loro, descrivendoli anni dopo nelle sue memorie, "Ultimo confine del mondo", qui usate come fonte principale.

Etimologia dei due nomiModifica

Il nome "Yamana", con cui questa tribù si riconosce, significa semplicemente "gente".[3]

Il nome "Yaghan", oggi molto diffuso, fu invece dato da uno dei primi missionari, Thomas Bridges, che lo prese dal nome degli abitanti della zona del canale Murray.[4][5] Il nome, inizialmente riferito solo a quella specifica zona, in seguito andò ad indicare l'intero popolo.[3]

LinguaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: lingua yamana.

Le parole della lingua yamana, particolarmente ricca di vocaboli, furono raccolte da un missionario inglese, Thomas Bridges, e il vocabolario da lui curato contava ben 32.000 voci. Il figlio di questi, Lucas Bridges, ha scritto quello che è, probabilmente, il più importante trattato rimasto riguardante questo popolo, "Ultimo confine del mondo".

Descrizione, stile di vita e usanzeModifica

OccupazioniModifica

Gli Yamana "erano considerati scalatori audaci e marinai eccellenti, mentre evitavano il più possibile di spingersi all'interno", arido e popolato da spiriti ostili e temibili tribù rivali, come gli Ona.[6]

ProblemiModifica

Nutrendosi quasi esclusivamente di pesci e molluschi, gli Yamana avevano a disposizione pochissime pelli, ricavate principalmente da lontre e volpi, nonché dai guanachi, mentre le pelli del leone marino erano utilizzate come cibo o come funi per calarsi dalle rupi, quando cacciavano uccelli. L'espressione per "povero" in lingua yamana, "api tupan", stava infatti ad indicare coloro che non avevano pellicce, che erano "solo corpo".[7]

Cenni storiciModifica

OriginiModifica

Gli Yámana occuparono i canali della frastagliata Terra del Fuoco circa 6.000 anni fa, dopo che le ultime tracce della glaciazione si erano attenuate, e si erano riformate fitte foreste di faggi australi.[8]

L'origine degli Yámana è ancora oggi incerta, probabilmente provenivano dal litorale cileno meridionale. A quei tempi erano un popolo ben attrezzato per la pesca, per la caccia e per la navigazione.

Primi problemiModifica

Verso la fine del XVIII secolo accadde un fatto storico che inciderà non poco sulle possibilità di sviluppo e di sussistenza di tutto il loro popolo: i nordamericani e gli europei iniziarono, in quel periodo, a cacciare intensamente i mammiferi marini e le otarie, tanto da provocarne, in breve tempo, quasi un'estinzione. Una delle conseguenze di questo rapido sovrasfruttamento di risorse naturali fu una alterazione dell'ecosistema con conseguenze catastrofiche per gli Yámana, che basavano tutte le loro risorse di sussistenza proprio su quegli animali.

Inoltre, i coloni, per una serie di motivi economici, introdussero nella Terra del Fuoco molte specie animali estranee, come ad esempio i conigli e i castori: i primi rasarono l'erba e colonizzarono in massa il territorio, i secondi alterarono l'ambiente acquatico con le loro dighe e la mutilazione degli alberi.[8]

L'incontro con DarwinModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Jemmy Button.

Nel diario di Charles Darwin vennero descritti con una certa accuratezza gli indios Yamana, incontrati la prima volta l'8 dicembre 1832 durante un viaggio dell'HMS Beagle. Gli Yámana apparvero a Darwin come esseri inferiori, selvaggi, sudici, spesso dediti all'antropofagia e fermi nel loro sviluppo evolutivo.

Darwin annotò che gli Yámana si esprimevano in un linguaggio non articolato e che non possedevano abiti e nemmeno abitazioni proprie; insomma, parevano non appartenere al genere umano:

«Com'è totale la differenza tra il selvaggio e l'uomo civilizzato! Essa è più grande di quella che esiste fra un animale selvatico e uno domestico. Io credo che se si frugasse tutto il mondo non si troverebbe un più basso grado di umanità.»

(Dal diario di Darwin (1832))

In realtà l'esperimento antropologico effettuato dal capitano della nave, Robert FitzRoy, dimostrò parzialmente il contrario, dato che i tre giovani Fuegini[9] condotti in Inghilterra nel 1830 e rieducati secondo i metodi europei, mostrarono sorprendenti capacità culturali, di adattamento e di apprendimento. Due anni dopo, una volta riaccompagnati nello loro terre di origine, i tre ripresero la loro esistenza precedente.[10]

EvangelizzazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Allen Gardiner, Massacro di Wulaia, South American Mission Society e Thomas Bridges.

Dopo diverse spedizioni, il missionario anglicano inglese Allen Gardiner fondò la South American Mission Society, dedicata interamente all'evangelizzazione della Terra del Fuoco, e nel 1850, partì con sei compagni: purtroppo per loro, a causa dei ritardi nell'arrivo della nave che doveva rinnovare loro le provviste, morirono tutti di stenti.[11]

La società non chiuse i battenti e venne successivamente guidata dal reverendo John Pakenham Despard, che si stabilì nelle isole Falkland, a Keppel Island, intrattenendo buone relazioni cogli Yaghan a partire dal 1855. Quando però decise di inviare una spedizione incaricata per costruire una chiesa, questa fu massacrata il 6 novembre 1859.[12]

A questo punto Despard ritornò in Inghilterra, mentre uno dei suoi due figli adottivi, Thomas Bridges, pressoché ventenne, decise di restare per continuare la sua opera. Dopo aver continuato per diversi anni ad intrattenere rapporti cogli Yaghan, Bridges riuscì a fondare le prime colonie di bianchi nella Terra del Fuoco, tra cui Ushuaia, dove si stabilì nel 1871 con la moglie Mary, sposata due anni prima, dalla quale ebbe ben sei figli, tre maschi e tre femmine. Uno di loro, Lucas Bridges, da adulto riuscì ad intrattenere rapporti anche cogli Ona, tribù dell'interno molto temute dagli Yaghan. I Bridges tornarono in Europa all'inizio della prima guerra mondiale, tornando poi saltuariamente nella Terra del Fuoco fino alla loro morte.

Calo della popolazioneModifica

Nonostante l'opera di evangelizzazione, la popolazione continuò a calare: mentre all'arrivo di Darwin gli Yaghan erano 3.000, ma a causa delle epidemie furono rapidamente sterminati. Nel 1884 erano solo 1.000, e in quello stesso anno calarono a circa 400, a causa di un'epidemia di morbillo. Nel 1908 erano rimasti 170, mentre a fine novembre 1932 ne rimanevano solo 43, meticci compresi.[13] Attualmente, dopo la morte di Acuña Calderón (12 ottobre 2005), l'unica purosangue Yaghan rimasta è la sua sorellastra Cristina Calderón.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Jackie Hailey, Chile: indigenous people faces extinction, Santiago Times, 2005.
  2. ^ Censimento cileno (2002).
  3. ^ a b Bridges, p. 45.
  4. ^ Yahgashagalumoala, letteralmente "popolo della montagna-valle-canale".
  5. ^ La zona era detta "Yahgashaga", a cui si aggiunge il "lu" e poi "moala", suffisso che significa "popolo".
  6. ^ Bridges, pp. 45-46.
  7. ^ Bridges, p. 46.
  8. ^ a b "Terra del fuoco ultima frontiera", di Emiliano Trucchi e Valerio Sbordoni, pubbl. su "Le Scienze", num.469, pp. 90-97.
  9. ^ York Minster, Fuegia Basket e Jemmy Button.
  10. ^ Bridges, pp. 10-13.
  11. ^ Bridges, pp. 18-21.
  12. ^ Bridges, pp. 22-26.
  13. ^ Bridges, p. 562.

BibliografiaModifica

  • Yamana: i nomadi del fuoco, documentario realizzato dalla GA&A Productions, regia di Tullio Bernabei (:: GA&A GROUP :: Archiviato il 13 marzo 2010 in Internet Archive.)
  • Lucas Bridges, Ultimo confine del mondo, Einaudi, 2009 [1948].
  • Dallas Murphy, Rounding the Horn: Being the Story of Williwaws and Windjammers, Drake, Darwin, Murdered Missionaries and Naked Natives--a Deck's-eye View of Cape Horn, Basic Books, 2005, ISBN 978-0-465-04760-4.
  • Sylvia Iparraguirre, La tierra del fuego, Einaudi. (Versione romanzata del viaggio in Inghilterra di tre nativi Yamana, e relativo scontro di culture. Miglior libro dell'anno 1998)

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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