Aimerico III di Narbona

Aimerico III di Narbona
Monasterio de Santa María de Huerta - Claustro gótico - Panteón de los Señores de Molina - Inscripción.jpg
Iscrizione del 1202 nell'abbazia di Huerta che elogia il suo fondatore, Pedro Manrique de Lara, e ne segnala la morte nel 1202. Aimerico visitò in quell'anno l'abbazia.
Visconte di Narbona
Stemma
In carica 1194-
febbraio 1239
Predecessore Pedro Manrique de Lara
Successore Amalrico I di Narbona
Padre Pedro Manrique de Lara
Madre Sancha di Navarra
Figli Amalrico ed altri quattro figli
Religione cattolicesimo

Aimerico III di Narbona (... – febbraio 1239), noto in spagnolo come Aimerico Pérez de Lara, fu visconte di Narbona dal 1194 fino alla sua morte. Fu un membro della casata dei Manrique de Lara. Durante tutto il suo regno dovette combattere pretese di sovranità su di lui e sul suo viscontato e fino al 1223 la sua reggenza fu caratterizzata dalla crociata albigese.

BiografiaModifica

Dopo l'abdicazione della viscontessa Ermengarda nel 1192, suo nipote ed erede, Pedro Manrique de Lara, un nobile castigliano, si recò a Narbona per ricevere il titolo di visconte e poi conferirlo al suo secondo figlio, Aimerico, insieme alla sovranità sul viscontato di Béziers (1194). Solo il castello di Montpesat ed il suo contado erano riservati a Pedro come possedimento a nord dei Pirenei . Aimerico riconobbe immediatamente la sovranità del conte Raimondo V di Tolosa, rendendogli omaggio come vassallo.[1]

Nel 1202, poco dopo la morte di suo padre, Aimerico visitò l' Abbazia di Huerta, in Castiglia. Lì confermò tutti i doni e le concessioni fatte da suo padre e decretò che se fosse morto a sud dei Pirenei desiderava essere sepolto a Huerta. Nella carta che aveva redatto per confermare i possedimenti dell'abbazia, si autoproclamò "figlio del conte Pedro e della signora infanta Sancha, per grazia di Dio visconte di Narbona". Il titolo infanta impiegato da sua madre elevava Aimerico alla regalità, in quanto sua madre era la figlia del re García Ramírez di Navarra . La formula " per grazia di Dio " indicava la sua inferiorità rispetto a Dio ed a nessun altro, nonostante fosse vassallo nominale del Conte di Tolosa, ed il suo uso fu inaugurato nella sua famiglia da suo padre.[2]

Al suo ritorno in Francia, Aimerico giurò fedeltà a Raimondo V per tutti i suoi domini narbonensi, tra cui Montpesat, che aveva ereditato, e tutte le altre terre che possedeva.[2]

 
Il quadro di un artista moderno raffigurante l'assedio di Tolosa, al quale era presente Aimerico.

Dopo la battaglia di Muret nel 1213, Aimerico rifiutò di far entrare a Narbona Simon de Montfort, che dovette assediare la città. Aimerico guidò un'efficace resistenza che divise le truppe attaccanti e le costrinse a ritirarsi, togliendo l'assedio. L'anno successivo (1214), Aimerico fu uno di quelli che costrinse papa Innocenzo III a ordinare a Simone de Montfort di rendere omaggio a re Giacomo I d'Aragona per le sue terre nel sud della Francia.[3] Quando Simone esitò a obbedire, Aimerico si preparò alla guerra, ma l'intervento del cardinale Pietro di Benevento, legato pontificio per la Provenza, evitò che scoppiasse un conflitto. Nell'aprile 1214 fu raggiunto un accordo di cui Aimerico e Simone de Montfort.[4]

Nel 1215 Luigi il Leone, figlio del re di Francia Filippo Augusto, entrò nel territorio di Narbona con un esercito. Filippo aveva riconosciuto Simone come duca di Narbona e ora Luigi, agendo per conto di suo padre, ordinò la distruzione delle mura di Narbona, per impedire che qualsiasi resistenza alla volontà reale potesse essere esercitata in seguito. Più tardi in quell'anno si aprì il quarto Concilio Lateranense. Al suo ritorno dal consiglio, nel 1216, Arnaud Amaury tentò di convincere Aimerico e i cittadini di Narbona a rinunciare alla loro sottomissione a Simone, ma il duca di Narbona era al culmine del suo potere e il visconte e i cittadini rinnovarono la loro sottomissione e furono messi sotto la sua protezione.[4]

Nel maggio 1217, Simone de Montfort fu costretto ad assediare Tolosa dopo che era caduta nelle mani del deposto conte Raimondo VI. Aimerico prese parte all'assedio e ricevette le lettere papali che difendevano le azioni di Simone ed incitavano Giacomo d'Aragona a sostenere Raimondo. Dopo la morte di Simone durante l'assedio (1218) e altri cinque anni di guerra, Raimondo si sottomise e fu nominato Duca di Narbona nel 1223. Aimerico gli rese omaggio per il suo viscontato.[5]

Nonostante gli ultimi anni di Aimerico furono estremamente pacifici, egli dovette affrontare numerose vicissitudini interne. Il visconte morì nel febbraio del 1239, lasciando il viscontato a suo figlio, Amalrico.

Matrimonio e DiscendenzaModifica

La prima moglie di Aimerico fu una nobildonna catalana, Guglielma di Castellvell, moglie separata di Raimondo di Montcada e madre di Guglielmo II di Montcada, visconte di Bearn.[6]

Aimerico si sposò per la seconda volta con Margherita di Marly, una nobildonna francese. Tutti i suoi cinque figli nacquero da questo matrimonio.[5]

NoteModifica

  1. ^ Antonio Sánchez de Mora, La nobleza castellana en la plena Edad Media: el linaje de Lara (SS. XI–XIII), Tesi di dottorato (University of Seville.
  2. ^ a b Sánchez de Mora, La nobleza castellana, 344–45.
  3. ^ Among the others who persuade the Pope were Count Sancho of Roussillon, Guillem de Montcada, and Guillem de Cardona.
  4. ^ a b Sánchez de Mora, La nobleza castellana, 345–46.
  5. ^ a b Sánchez de Mora, La nobleza castellana, 347.
  6. ^ Blanca Garí, El matrimonio de Guillerma de Castellvell, in Medievalia, n. 4, 1983, pp. 39–49.