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Alambrado
Alambrado Bechis.jpg
Martin Kalwill (primo a sinistra) e Jacqueline Lustig (a destra) in una scena del film
Titolo originaleAlambrado
Lingua originalespagnolo
Paese di produzioneArgentina, Italia
Anno1991
Durata90 min
Generedrammatico
RegiaMarco Bechis
SoggettoMarco Bechis
SceneggiaturaMarco Bechis, Lara Fremder
ProduttoreRoberto Cicutto, Vincenzo De Leo, Diana Frey, Óscar Kramer
Casa di produzioneRAI
MontaggioNino Baragli, Pablo Marí
MusicheJacques Lederlin
Interpreti e personaggi

Alambrado è un film del 1991 diretto da Marco Bechis.

La pellicola è una co-produzione italo-argentina.

«Sono tornato in Argentina a metà degli anni Ottanta, ma ho trovato tutto cambiato: non mi riconoscevo più in quel Paese né in una città come Buenos Aires. Volevo però fare un film sull’Argentina e ho preferito spostarmi in un luogo lontano, nel sud, in Patagonia, tra i pinguini e il vento a 180 km.»

(Marco Bechis, 1992[1])

Indice

TramaModifica

«Non c’è niente di autobiografico, se non nella suggestione di quella natura così forte, nella memoria letteraria o nei racconti ascoltati da bambino, nel fatto che mio nonno fu sindaco di Punta Arenas, nella Terra del Fuoco. In quel pezzo di mondo dove il mondo finisce, a pochi chilometri dallo stretto di Magellano, le cose strane succedono nelle giornate senza vento, rarissime nel corso di un anno.»

(Marco Bechis, 1992[1])

Dopo un lunghissimo viaggio in auto da Buenos Aires, un inglese di nome Wilson giunge in una desolata località al limite meridionale della Patagonia che alcuni chiamano con un toponimo inglese, Last Hope: qui i venti battono incessanti e pochi, coriacei abitanti affrontano l'inclemenza di queste terre affacciate sul mare. Ad accoglierlo c'è l'ingegner Sánchez in rappresentanza degli interessi imprenditoriali per la costruzione di un aeroporto a servizio del turismo. perché è l'unico punto in cui il vento soffia sempre nella stessa direzione. L'impiegato del catasto conferma che malgrado i terreni individuati per l'opera siano di proprietà statale, per legge possono essere rivendicati da qualunque residente vi abbia fatto una “miglioria”, per esempio una recinzione.

Fuori dal paese vive, isolato da tutti, un colono d'origine inglese di nome Harvey Logan, che per campare su questa terra improduttiva vende uno per volta gli arredi della grande casa fatiscente. Logan impone ai due figli adolescenti di vivere isolati e senza frequentare la scuola, malgrado l'insistenza del sacerdote padre Corti. Il minore, il tredicenne Juan, oltre a essere l'ombra del padre, si ostina a mandare a memoria lunghi passaggi della Bibbia per prepararsi a partecipare a un quiz a premi televisivo per il quale si è messo in lista. La figlia primogenita, la diciassettenne Eva, è un'adolescente inquieta e frustrata; parla anche inglese e studia il francese su audiocassetta perché sogna di andare a Parigi. Cresciuta in fretta e senza le cure di una madre (la donna è scomparsa di casa durante uno dei rarissimi giorni in cui il vento cessa di soffiare e la follia si diffonde), indossa magliette aderenti e gonne cortissime, di una taglia troppo piccola.

Per caparbietà, Harvey Logan si oppone alla costruzione dell'aeroporto. Acquista il materiale per erigere una recinzione (in spagnolo alambrado) sulle terre, che la legge classifica come “miglioria”. Di notte l'ingegner Sánchez guida una squadra di uomini a scardinare l'alambrado, ma il giorno successivo Harvey Logan si rimette caparbiamente al lavoro. Eva si dà per malata per non partecipare: in paese ha infatti visto Wilson, che per lei rappresenta un'attraente novità alla monotonia, forse la possibilità di andarsene, e le pare che la caparbietà del padre possa pregiudicare le proprie aspettative romantiche.

Wilson si reca a casa di Logan per convincerlo ma viene cacciato a forza. Comunica la propria disillusione a Sánchez il quale, compreso che l'aeroporto non si farà mai, se ne va lasciandolo da solo e senza carburante per l'auto.

Il vento imperversa. Eva vuole andare a piedi in paese ma il padre la riporta a casa e le toglie a forza il rossetto dalle labbra. Però mentre sta lavorando all'ampliamento dell'alambrado cade in terra e muore stecchito, lasciando i figli nella più profonda costernazione. I due sono così smarriti che non trovano di meglio che liberarsi del corpo facendolo rotolare giù dalla scogliera.

Juan è deciso a continuare l'opera del padre, e demolisce pezzo per pezzo la casa per recuperare il materiale destinato alla costruzione dell'alambrado. Eva si rende conto della vita che la aspetta in questo posto dimenticato da tutti se non approfitta della scomparsa di Harvey; si fa accompagnare in moto da un ragazzo che amoreggia con lei all'albergo di Wilson, e si presenta nella camera dell'inglese indossando scarpe con il tacco e atteggiandosi a adulta per convincerlo a portarla con sé. Wilson non sa che Harvey Logan è morto, ma sa che Eva è minorenne.

Anche il rapporto tra Eva e il fratello è compromesso: Juan, forse segretamente innamorato della sorella, vuole impedirle di lasciare la casa. Finalmente Wilson trova in affitto un fuoristrada che lo porterà fino a Comodoro Rivadavia e acconsente a portare con sé Eva: dà appuntamento alla ragazza, quasi incredula, per l'indomani mattina. Ma Juan sente la loro conversazione, e tende un pericoloso filo di ferro a altezza d'uomo attraverso la strada.

Il mattino seguente Wilson incappa nella trappola perché viaggia con il parabrezza abbassato, e si trancia la carotide. Eva scopre il cadavere e capisce cos'è successo; sopraffatta dal dolore, non può comunque lasciare che venga incolpato il fratello: nessuno sa ancora della morte di suo padre, così riesce a simulare il suicidio di Harvey e a attribuirgli l'assassinio dell'inglese.

Frustrata nell'unica possibilità di fuga, Eva aggredisce il fratello ma questa volta è lui ad avere la meglio e le toglie a forza il rossetto dalle labbra. Juan però non sa che Wilson avrebbe dovuto consegnargli per conto dell'ufficio postale la tanto attesa convocazione del quiz televisivo.

CriticaModifica

Il film fu presentato in anteprima al Festival del film Locarno nell'agosto 1991.

«Fino a cento anni fa, per delimitare una proprietà ed evitare lo sconfinamento degli animali, si scavavano fossati. Poi è arrivato il filo spianto e il legno. L’alambrado è un limite che costa soldi e fatica, che la gente rispetta. Questi “alambrados” sono i recinti che corrono lungo tutta la Patagonia, per migliaia di chilometri. In quel paese il terreno costa un dollaro all’ettaro, ma non è produttivo: il vento soffia tanto forte da spingere nell’oceano la parte superficiale che è quella più fertile. La mia storia nasce da questo paradosso sullo spazio sterminato e il suo prezzo.»

(Marco Bechis, 1992[1])

In questa terra lontana da tutto, sognare diventa impossibile: è una prigione da cui non si può scappare, l massimo si può tentare.[2]

«Il suono del vento, incessante e implacabile, a 150, 200 chilometri l’ora, domina l’esistenza di chi vive in quella parte del mondo e, quando di colpo finisce e il silenzio arriva inatteso e insolito, la gente è presa da inquietudine, ansietà, spavento. Ciò che mi ha attratto è stata l’idea di girarlo in presa diretta in quella realtà difficile che ha condizionato i movimenti e la recitazione degli attori e ha determinato lo stile delle riprese. Con quel vento non ti puoi permettere un dolly o un lungo carrello.»

(Marco Bechis, 1992[1])

Per rendere la solitudine del paesaggio, negli esterni Bechis lavora spesso sul campo lungo, e poi nel tentativo di distruggere gli spazi sta quasi addosso ai corpi degli attori con la camera a mano.[2] Il risultato è che, malgrado l'ambientazione particolare che potrebbe già di per sé fare da protagonista, Alambrado è un film di personaggi: povero di fatti ma ricco di sensibilità, è un'opera prima all'insegna di una violenta fisicità, un insolito film di isolamento e solitudine, desolazione e follia.[3] Fra tutti i personaggi spicca naturalmente la protagonista, Eva Logan:

(ES)

«Eva es una joven crecida más rápido que sus vestidos, sin pudores, entre la violencia paterna y la violencia de una soledad sin salida alguna, o con todas las salidas frustradas. Una que corre contra el viento de la Patagonia sin poder llegar a ninguna parte. Es un ser en fuga, provocante, voraz, víctima de un destino trágico. Heroína trágica como trágico es el film, que no concede nada.»

(IT)

«Eva è una giovane cresciuta più in fretta dei suoi vestiti, senza pudore, tra la violenza paterna e la violenza di una solitudine senza uscita, o con tutte le uscite precluse. Una che corre contro il vento della Patagonia senza poter arrivare da nessuna parte. È una ragazza in fuga, provocante, vorace, vittima di un destino tragico. Eroina tragica come tragico è il film, che non concede nulla.»

(Jacqueline Lustig, 2011[4])

RiconoscimentiModifica

  • Havana Film Festival, 1993: Grand Coral: terzo premio a Marco Bechis
  • Imagi Madrid Film Festival, 1993: primo premio 1993
  • Sundance Film Festival 1994

NoteModifica

  1. ^ a b c d Alambrado, Garage Olimpo / Marco Bechis. URL consultato il 17 dicembre 2014.
  2. ^ a b Andrea Olivieri, Recensione “Alambrado”, Cinema del silenzio. URL consultato il 17 dicembre 2015.
  3. ^ Il Morandini, Biblioteca Elettronica Zanichelli, 2013.
  4. ^ (ES) Flor Monfort, Diez preguntas a Jacqueline Lustig, su pagina12.com.ar, 21 gennaio 2011. URL consultato il 17 dicembre 2014.

Collegamenti esterniModifica

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