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Rappresentazione ipotetica del campo coltivato lungo il fiume in Bassa Mesopotamia secondo Mario Liverani: a sinistra il campo sumero, con la caratteristica forma "a pettine" (per diminuire al massimo le virate dell'apin) e il lato corto (coltivato più intensamente) sulla riva; a destra il campo accadico[1]

Apin è una parola sumerica che indica l'aratro-seminatore (in accadico sarà chiamato epinnu).[2]

Questo strumento venne messo a punto quando le popolazioni umane del neolitico discesero dalle zone pedemontane dei monti Zagros e Tauro e colonizzarono la piana alluvionale intorno ai fiumi Tigri ed Eufrate (Mesopotamia), verso la metà del IV millennio a.C.[2]

Rispetto alla lavorazione a zappa ridusse ad un quindicesimo i tempi di lavorazione della terra, oltre a migliorare anche i tempi di semina. Era trainato da due o tre coppie di bovini e richiedeva la perizia di coltivatori specializzati. La sua conformazione era particolarmente adatta a campi di forma allungata e stretta, per ridurre al minimo le "virate". Il lato corto dei campi veniva posto a contatto con le canalizzazioni.[2]

NoteModifica

  1. ^ Mario Liverani, «Reconstructing the Rural Landscape of the Ancient Near East», in Journal of the Economic and Social History of the Orient, 39, 1996, p. 19.
  2. ^ a b c Liverani, p. 116.

BibliografiaModifica

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