Aposiopesi

L'aposiopesi (dal greco ἀποσιώπησις aposiōpēsis, derivato da aposiōpáō, «io taccio»), chiamata anche reticenza (dal latino reticere, «tacere») o sospensione, è una figura di pensiero. Consiste in un'interruzione improvvisa del discorso, per dare l'impressione di non poter o non voler proseguire, ma lasciando intuire al lettore o all'ascoltatore la conclusione, che viene taciuta deliberatamente per creare una particolare impressione.

StoriaModifica

Si perfezionò a partire dalla commedia nuova e quindi da Menandro. La commedia arcaica di Aristofane aveva abituato lo spettatore al turpiloquio più spinto, tendenza contro cui si schierarono già Platone e Aristotele: Menandro preferì sottintendere queste espressioni, lasciando immaginare al pubblico gli scatti d'ira.

CaratteristicheModifica

Rispetto all'ellissi, l'aposiopesi ha una maggiore connotazione emotiva.

Ad esempio:

«E questo padre Cristoforo, so da certi ragguagli che è un uomo che non ha tutta quella prudenza, tutti quei riguardi...»
(Manzoni, I promessi sposi)

Un esempio dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, Inferno IX, 7-9 (Virgilio parla da sé):

«Pur a noi converrà vincer la punga»,
cominciò el, «se non . . . Tal ne s'offerse.
Oh quanto tarda a me ch'altri qui giunga!».

Non bisogna confondere l'ellissi con l'aposiopesi. L'ellissi consiste nel lasciare sottintesa una parte della frase, mentre l'aposiopesi consiste nel lasciare un enunciato in sospeso lasciandone intendere il seguito. Se nell'ellissi la frase ha senso compiuto da sé, nell'aposiopesi essa necessita di un completamento, che è affidato al lettore.

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