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Statua di Arash presso il Palazzo di Sa'dābād, Teheran.

Arash l'arciere (persiano: آرش کمانگیر Āraš-e Kamāngīr) è un'eroica figura dell'arciere della mitologia iraniana.

StoriaModifica

Il mito dell'arciere, nella sua versione classica, parte da una guerra fra iraniani e turanici, per conquistare la "gloria reale" (khwarrah). Durante la guerra, il generale turanico Afrasiab, circondò le forze del retto Manučehr e lo costrinse a stipulare una pace. Per umiliare gli sconfitti, il re turanico ordinò che un singolo arciere iraniano scoccasse una freccia dall'Iran: ovunque essa fosse caduta, lì sarebbe stato tracciato il nuovo confine, e tutte le terre rientranti nel raggio della freccia sarebbero state restituite agli iraniani. Tutto il resto invece sarebbe andato a Afrasiab e al suo popolo. Nessun arciere osava offrirsi volontario, dato che anche il migliore non avrebbe potuto far allontanare la freccia più di una lega.

Tuttavia un angelo (secondo lo studioso al-Biruni, l'angelo era Isfandaramad, ovvero l'Ameša Spenta Ārmaiti, in persiano Spendarmad) istruì

Arash si offrì volontario, e prima di scagliare la freccia scalò i monti Elburz. Una volta giunto in cima, tirò con il suo arco, ma prima di farlo infuse la sua vita nella freccia; quest'ultima viaggiò per tre giorni prima di fermarsi, e così facendo, i turanici furono costretti a ritirarsi e la pace ritornò in Iran.[1]

NotenModifica

  1. ^ Arash Hejazi, Negli occhi della gazzella, Edizioni Piemme, 2011, ISBN 9788856615012. URL consultato il 14 giugno 2019.

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