Argiria

malattia
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Argiria
Argyria 2.jpg
Caso generalizzato di argiria
Specialitàmedicina d'emergenza-urgenza
Eziologiaargento
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM985.8
ICD-10T56.8
MeSHD001129
eMedicine1069121

L'argiria (dal greco ἄργυρος, che significa "argento") è un'alterazione cutanea consistente nella colorazione blu-grigiastra della pelle. [1]

Epidemiologia e cenni storiciModifica

Il primo medico che si dedicò allo studio di questa anomalia della pelle è stato il tedesco Johann Abraham Albers alla fine del Settecento.

Vari casi di argiria sono stati riportati e studiati soprattutto nel corso dell'ultima parte del XX secolo. Molte persone che lavoravano nelle miniere d'argento assorbivano respirando tale componente e spesso morivano a causa di tale malattia.

EziologiaModifica

Le cause di tale anomalia dermatologica sono da riscontrarsi nell'ingestione, assunzione e/o contatto profondo, a scopo terapeutico o per motivi professionali, di argento, polvere di argento o componenti dell'argento. Il metallo depositandosi sottopelle, forma se esposto alla luce solare, un sale di solfuro d'argento insolubile. Per via della sua insolubilità la colorazione grigia-bluastra della pelle rimane permanente. Solitamente infatti, gli ioni di metalli potenzialmente dannosi vengono espulsi dal corpo grazie all'azione chelante di determinate proteine naturalmente presenti nell'organismo umano (chiamate Metallotioneine); tuttavia il composto sebbene considerato un sale non presenta legami ionici, bensì covalenti. A tale proprietà si riconduce l'insolubilità del composto in acqua, dal momento che in soluzione Ag2S non libera gli ioni S2− e Ag+ ed il legame Ag-S non risulta sufficientemente polare.

L'argento viene usato, nell'ambito della medicina alternativa, come integratore e per facilitare la guarigione di ferite; sono noti casi di argiria locali se i trattamenti sono ripetuti per periodi molto lunghi e in alti dosaggi[2].

ClinicaModifica

Segni e sintomiModifica

I sintomi e i segni clinici riscontrati, riferibili ai composti caustici dell'argento (ad esempio il nitrato), sono vomito, diarrea, collasso, ustione alle prime vie aeree e digestive, e, nella fase cronica, la decolorazione della pelle, soprattutto quella esposta al sole, nelle prossimità delle ghiandole addette alla secrezione del sudore.[1]

Invece i sintomi e i segni clinici riscontrabili nella ingestione prolungata di microparticelle di argento si limitano quasi sempre alla sola colorazione permanente della pelle.

PrognosiModifica

Nella fase acuta è possibile un esito letale. Una volta che l'argiria si sviluppa genericamente la discromia rimane permanente, causando nella maggior parte dei casi solamente un problema estetico.

TerapieModifica

Solitamente non urge un trattamento per curare tale anomalia. Nei casi di tentato suicidio mediante assunzionte di nitrati d'argento si usano apomorfina e lavanda gastrica. Sono nella fase di studio trattamenti laser sulla pelle e somministrazioni di vitamina E in combinazione con selenio. Nella fase acuta allontanare la persona dalla sorgente di contatto è condizione obbligatoria per la cura.

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Serenella Medici, Massimiliano Peana e Valeria M. Nurchi, Medical Uses of Silver: History, Myths, and Scientific Evidence, in Journal of Medicinal Chemistry, vol. 62, n. 13, 11 luglio 2019, pp. 5923–5943, DOI:10.1021/acs.jmedchem.8b01439. URL consultato il 12 settembre 2019.
  2. ^ http://www.corriere.it/esteri/13_settembre_26/usa-morto-uomo-blu-paul-karason_6d7290dc-26a2-11e3-a1ee-487182bf93b6.shtml

BibliografiaModifica

  • Joseph C. Sengen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, ISBN 978-88-386-3917-3.

Voci correlateModifica

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