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Assedio di Nisibis (326)

azione bellica del 326
Assedio di Nisibis (326/327)
parte delle Campagne di Sapore II
Duruca genel.jpg
Vista della piana e della collina di Nisibis-Duruca
DataNel 326/327
LuogoNisibis
EsitoI Sasanidi assediano e occupano città
Schieramenti
Comandanti
sconosciutoNarsete di Persia (figlio o fratello di Sapore II)
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L'assedio di Nisibis del 326/327 costituì una fase non decisiva per l'inizio della guerra di posizione tra le truppe sasanidi di Sapore I e quelle romane del limes orientale di Costanzo II.

Contesto storicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campagne siriano-mesopotamiche di Sapore II.

Già durante la guerra civile che coinvolse l'impero romano (nel 312), Massimino Daia era stato costretto a condurre una campagna militare in Armenia, contro un popolo che in passato si era dimostrato alleato dei Romani, ma che ora abbracciava la religione cristiana, nemica dell'imperatore poiché "estremamente rispettosa della pietà verso Dio". Secondo Giovanni Malalas (che confonde Massimino Daia con Massenzio, figlio di Massimiano), Massimino condusse in modo vittorioso le operazioni militari, sia contro gli Armeni, sia contro i Persiani di Sapore II, che ai primi si erano alleati e avevano invaso l'Osroene distruggendo un'importante città di questa regione. In seguito a questi successi sembra che abbia distribuito i prigionieri nelle province di Armenia I e Armenia II, ed abbia ottenuto il titolo vittorioso di Persicus (312/313), insieme agli altri Augusti, Costantino I e Licinio (questi ultimi non avendovi però partecipato direttamente).[1]

AssedioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Nisibis e Assedio (storia romana).

Nel 326/327,[2] nel periodo successivo alla riunificazione dell'Impero romano ed alla definitiva sconfitta di Licinio (nel 324), Costantino sembra abbia attraversato l'Eufrate almeno due volte per recarsi nel regno d'Armenia e difenderne gli abitanti cristiani.[3] Giorgio Cedreno racconta che i Cristiani d'Armenia erano stati, infatti, perseguitati dal re sasanide ed uccisi in numero di 18.000. Aggiunge anche che lo scoppio delle ostilità tra Romani e Sasanidi fu a causa di un certo Metrodoro, il quale, tornato dall'India con i doni del sovrano indiano per l'imperatore romano, li sottrasse, tenendoli per sé e ne attribuì la colpa della loro mancata consegna ai Persiani che li avrebbero confiscati.[2][4]

Nel corso della prima campagna, sembra che le armate romane siano state sconfitte da quelle persiane, tanto che Costantino fu costretto a far ritorno a Costantinopoli (nel 326). Michele siriaco aggiunge che i Persiani riuscirono, probabilmente in questa circostanza, a sfondare il limes orientale ed a dirigersi fin sotto le mura di Nisibis, che poco dopo assediarono.

ConseguenzeModifica

Forse l'anno seguente (nel 327?), nel corso di una seconda campagne militare, Costantino riuscì a battere le armate persiane, mettendole in fuga ed imponendo al sovrano sasanide un trattato di pace. Ancora Michele siriaco aggiunge che, nel corso della ritirata, Sapore portò con sé prigionieri romani fatti in Mesopotamia. Intanto Costantino creava la nuova provincia della Euphratensis, che venne separata dalla Siria e dall'Osroene ed elevò la città di Hierapolis Bambyce a metropolis.[3]

NoteModifica

  1. ^ Eusebio di Cesarea, Historia ecclesiastica, IX, 8, 2-4. Giovanni Malalas, Cronografia, XII, p.311, 2-14 e p.312-313, 10-25.
    IL Alg-1, 3956 (Africa proconsularis, Tenoukla): Dddominis nnnostris Flavio Valerio Constantino Germanico Sarmatico Persico et Galerio Maximino Sarmatico Germanico Persico et Galerio Valerio Invicto (?) Pio Felici Augusto XI.
  2. ^ a b Giorgio Cedreno, Compendium Historiarum, pp. 516-517.
  3. ^ a b Giorgio Cedreno, Compendium Historiarum, pp. 496-497; Giovanni Malalas, Cronografia, XIII, pp. 317 e 318; Michele siriaco, Cronaca, VII, 3.
  4. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXV, 4.23.

BibliografiaModifica

Fonti antiche
Corpora e florilegi epigrafici
Fonti storiografiche moderne