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Autocar

rivista settimanale britannica di automobilismo
Autocar
StatoRegno Unito Regno Unito
Linguainglese
Periodicitàsettimanale
Genereautomobilismo
Fondazione2 novembre 1895
EditoreHaymarket Media Group
Sito web
 

Autocar (in origine The Autocar), è una rivista settimanale britannica di automobilismo. È il più antico periodico del mondo sulle automobili ancora attivo.

StoriaModifica

La sua prima denominazione fu “The Autocar”, e come diceva il suo motto, fu lanciato "in the interests of the mechanically propelled road carriage" (cioè “nell'interesse dei carri da strada azionati meccanicamente”) il 2 novembre 1895, periodo in cui nel Regno Unito circolavano in tutto una decina di automobili.

Secondo alcune fonti[1], la nascita della rivista fu un organo di propaganda di Harry J. Lawson, che fu uno dei primi giornalisti a scrivere sul periodico ed è stato anche il fondatore della Casa automobilistica Daimler Motor Company. La rivista rivendica di aver inventato le prove su strada nel 1928, quando esaminò l'Austin 7 berlina carrozzata dalla Gordon England.

La cadenza d'uscita è stata sempre settimanale, e solo gli scioperi degli anni settanta interruppero l'abituale frequenza. Nel 1988 assorbì la rivista rivale The Motor, fondata il 28 gennaio 1903. Il periodico quindi cambiò nome in Autocar & Motor, ma poco dopo tornò all'originale denominazione Autocar.

La presenza nel mondoModifica

Fino all'inizio del XXI secolo, la rivista ha dato in licenza il suo nome ad altre case editrici, ed ora Autocar è presente con 19 edizioni nel mondo, incluso il Giappone, l'India, la Malaysia, l'Indonesia e la Cina. L'edizione indiana in particolare è molto popolare ed ha un'ottima reputazione.

EditoriModifica

  • Maurice A Smith ? - 1968
  • Peter Garnier 1968 - 1974[2]
  • Ray Hutton dal 1974[2]

NoteModifica

  1. ^ (EN) L. J. K. Setright, Drive On!: A Social History of the Motor Car, Granta Books, 2004, ISBN 1-86207-698-7.
  2. ^ a b (EN) Peter Garnier, New senior appointments, in Autocar, vol. 141, nº 4077, 14 dicembre, p. 19.

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