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Avarizia

secondo vizio capitale
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Avarizia, opera dell' artista del Rinascimento Jacopo Lugozzi

L'avarizia è la scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.

Avarizia e aviditàModifica

Le due nozioni, talvolta confuse o usate indifferentemente, hanno dei significati diversi: mentre l'avidità è il desiderio di accrescere indefinitamente il proprio possesso (nel senso più generale possibile del termine), avaro è chi prova un attaccamento morboso verso quel che già possiede.[1]

SociologiaModifica

L'avarizia può essere ritenuta dannosa per la società, poiché mostra di ignorare il benessere degli altri, a vantaggio esclusivamente del proprio. È diventata più accettabile (e l'uso del termine meno frequente) nella cultura occidentale, dove il desiderio di acquisire ricchezze è componente costitutiva del capitalismo.

ReligioneModifica

L'avarizia è elencata tra i sette vizi capitali secondo la Chiesa cattolica.

Quando l'avarizia comprende la cupidigia nei confronti delle proprietà di un'altra persona, viene usato il termine invidia. Quando l'avarizia riguarda un soggetto che fa un eccessivo accumulo e consumo di cibo, si usa spesso il termine gola, un altro dei sette vizi capitali.

I Buddhisti ritengono che l'avarizia sia basata su un'erronea associazione tra benessere materiale e felicità. Essa è provocata da una visione illusoria che esagera gli aspetti positivi di un oggetto.

NoteModifica

  1. ^ Avarizia, su treccani.it.

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