Apri il menu principale
Bernardo Tanlongo durante il processo per lo scandalo della Banca Romana

Bernardo Tanlongo (Roma, 3 settembre 1820Roma, 29 luglio 1896) è stato un banchiere italiano.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Roma da famiglia di origine genovese.

Nel 1863 figura tra i membri della "Camera primaria di commercio di Roma".[1]

Nel 1871 era indicato come «facoltoso mercante di campagna» che come prestanome (insieme a Giuseppe Guerrini, governatore della Banca Romana) aveva comprato la villa di Castel Gandolfo dal principe Torlonia per la Signora di Mirafiori.[2] Nel 1874 il periodico Don Pirloncino lo indicava come secondo principale possidente di Roma e aggiungeva alcune informazioni:

«Chi non conosce questo ricco mercante di campagna, che amministra, appalta, affitta 304 possessioni del Re, che fornisce tutti i foraggi alla Regia Scuderia, che negozia in tutti i sensi, che è consigliere del Banco di Napoli, che ha le mani in pasta nella "Romana" [...] Non paga niente ed è inoltre membro della commissione provinciale per la ricchezza mobile»

Come proprietario era contrario a qualsiasi modifica della situazione dell'agro romano; grazie alla propria posizione inoltre riusci a farsi pagare alcuni terreni espropriati come se si trattasse di terreni edificabili.[3]

Già vice-governatore, dal 1881 fu governatore della Banca Romana e nel 1890 anche presidente della Camera di Commercio di Roma.

Avendo acquistato diverse ville e proprietà attorno a Roma, si inserì anche in alcune speculazioni edilizie e nel 1886 il comune di Roma approvò il suo progetto di lottizzazione di villa Massimo.[4]

Scandalo della Banca RomanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Scandalo della Banca Romana.

Come governatore della Banca Romana per oltre un decennio, elargì fondi a partiti per le elezioni, a deputati per ottenere voti favorevoli e a giornalisti per influenzare a proprio favore l'opinione pubblica; si occupò del salvataggio della Banca Tiberina per proteggere gli interessi di investitori altolocati (legati al Umberto I).[5]

Nel 1892 fu nominato senatore dal re e prestò giuramento. Dopo che le sue attività divennero pubbliche grazie a un'inchiesta parlamentare, ostacolata da deputati e ministri coinvolti, fu arrestato il 19 gennaio 1893. La nomina a senatore, non ancora convalidata dal Senato, fu ritirata con decreto del dicembre 1893.

Nel 1894, al termine del processo, fu assolto da tutte le accuse, nonostante avesse confessato diversi reati.

Ritiratosi a vita privata, morì nel 1896.

OnorificenzeModifica

  Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1 giugno 1882[6]
  Commendatore dell'ordine della Corona d'Italia
«membro del consiglio direttivo della Banca Romana, espositore di cavalli di razza romana al concorso di Caserta, premiato con medaglia d'oro»
— 12 febbraio 1880[7]
  Ufficiale dell'ordine della Corona d'Italia
«vicepresidento della Commissione comunale per le imposte dirette in Roma»
— 8 giugno 1879[8]

NoteModifica

  1. ^ Almanacco pontificio, 1863, p. 431.
  2. ^ La vendita della Villa Torlonia a Castel Gandolfo, in La frusta, 11 gennaio 1872, p. 25.
  3. ^ L. Bortolotti, Roma fuori le mura, 1988, p. 70.
  4. ^ Piero Della Seta e Roberto Della Seta, I suoli di Roma: uso e abuso del territorio nei cento anni della capitale, 1988.
  5. ^ Napoleone Colajanni, Banche e parlamento, Milano, 1893.
  6. ^ Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, in Gazzetta ufficiale, 23 settembre 1882.
  7. ^ Ordine della Corona d'Italia, in Gazzetta ufficiale, 10 maggio 1880.
  8. ^ Ordine della Corona d'Italia, in Gazzetta ufficiale, 4 settembre 1879.

BibliografiaModifica