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Bruno Innocenti

scultore italiano

BiografiaModifica

Figlio di un orafo, e inizialmente avviato a lavorare nella bottega del padre, Bruno Innocenti si formò presso l'Istituto Statale d'Arte di Firenze, avendo come maestro Libero Andreotti, di cui divenne poi assistente. Alla morte di Andreotti (1933), prese il suo posto come insegnante di scultura; vi rimase fino al suo pensionamento, che avvenne nel 1975.

Già dal 1926 cominciarono a delinearsi quelle che sarebbero state le caratteristiche della sua opera. Il suo interesse era rivolto soprattutto alla figura femminile, ai soggetti religiosi e mitologici, ai volti di persone per lui importanti; in queste sculture l'eleganza delle linee e del modellato era tutt'uno con un'instancabile ricerca psicologica. Disegni e pitture esprimevano la sua contemplazione affettuosa di tutto ciò che lo circondava, in parole sue, le “atmosfere delicate e raccolte, le piccole cose serene, la bellezza dei particolari apparentemente insignificanti”.[1] Un altro elemento importante era il suo grande interesse per gli aspetti tecnici del suo lavoro, per le materie utilizzate, che egli imparò a conoscere a fondo. A questo proposito, egli ebbe a scrivere: “[Alla mia esperienza di orafo io devo] due cose almeno: innanzitutto l'amore del mestiere, la voglia di saperlo fare sempre meglio con modestia. In secondo luogo, l'amore e il rispetto per la materia, sia questa il gesso, la creta, il bronzo, il marmo, il legno; il sentire la materia come un qualcosa di vivo, che a volte mi ostacola, magari anche vincendo lui, ma che tante altre volte mi aiuta, ed è allora profondamente partecipe dei miei migliori resultati.”[2]

Il fatto che i suoi lavori andassero alquanto controcorrente rispetto al gusto più eroico e celebrativo imperante nell'Italia di quell'epoca non gli impedì di conseguire notevoli successi a partire dal 1928, realizzando opere sia private che pubbliche a Firenze, Roma e Milano, e svolgendo un'intensa attività espositiva sia in Italia che all'estero.

Sebbene egli rimanesse sempre legato alle sue origini e all'arte toscana, il suo orizzonte artistico andò ampliandosi lungo tutto l'arco della sua vita, tanto è vero che è stato affermato che la sua scultura “è tra le più raffinate testimonianze dell'arte italiana del Novecento, e si nutre di una cultura internazionale che va da Medardo Rosso e Vincenzo Gemito a Rodin, Bourdelle e Despiau, sino alla plastica indiana. Innocenti assimila queste influenze trasponendole immediatamente, grazie alla sua rara perizia tecnica, in un linguaggio personale di profondo lirismo, fortemente emozionale.”[3]

Nel 1946 Innocenti visse e lavorò per un anno negli Stati Uniti, e cinque anni dopo il Metropolitan Museum di New York gli dedicò una mostra personale.

Dagli anni cinquanta in poi, Innocenti ridusse la sua attività espositiva, e si dedicò interamente all'insegnamento e alla scultura. Nel 1957 gli fu affidata la realizzazione della Statua del Redentore[4] a Maratea, opera monumentale voluta dal Conte Stefano Rivetti di Val Cervo. La statua venne ultimata nel 1965, divenendo a quel tempo la seconda al mondo dopo quella di Rio de Janeiro e il simbolo identificativo della città di Maratea. Tra il 1960 e il 1980, Innocenti realizzò, tra l'altro, una serie di opere in legno caratterizzate da una forte tensione drammatica, espressa attraverso un'intima adesione alle caratteristiche individuali dei pezzi di legno che si trovava a lavorare, e che diventavano tra le sue mani dei veri e propri interlocutori. Nella sua produzione di questo periodo compaiono spesso allusioni letterarie e musicali, e in generale l'espressione di uno stato d'animo più tormentato e complesso.

Nel 1985 l'Accademia delle arti del disegno, di cui egli era membro, organizzò una grande mostra di suoi disegni e sculture.

Dopo la sua morte (1986), sue opere hanno partecipato alla mostra “Tridente Tre” nella Galleria dell'Oca di Roma, e a diverse mostre a Milano, Faenza, Montopoli, San Miniato, Bologna e Mesola; mostre personali sono state allestite a Firenze e Parigi. Nel 2011 la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato (Pisa) gli ha dedicato una mostra intitolata Bruno Innocenti scultore, in cui sono state esposte 55 sue opere.

Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi possiede un'ampia collezione di suoi disegni giovanili (di cui ha organizzato una mostra nel 1991).

Bruno Innocenti è stato maestro del pittore Piero Tredici, e degli scultori Giuliano Vangi, Loreno Sguanci e Raffaello Arcangelo Salimbeni.

Galleria d'immaginiModifica

OpereModifica

NoteModifica

  1. ^ Testimonianza raccolta in Mostra degli accademici delle arti del disegno, catalogo della mostra, Firenze, Accademia delle arti del disegno, 1975, p. 84.
  2. ^ Ibidem, p. 83.
  3. ^ Silvia Pegoraro, scheda Bruno Innocenti, in Moderni e Contemporanei, cento opere, catalogo della mostra, a cura di Dino Gavina, Bologna, Abacus edizioni, 2004, p. 92.
  4. ^ (www.cristodimaratea.it Archiviato l'8 agosto 2016 in Internet Archive.)

BibliografiaModifica

  • Bruno Innocenti, disegni e sculture (catalogo della mostra), introduzione di Carlo Del Bravo, schede di Luana Cappugi, Firenze, Accademia delle Arti del Disegno, 1985.
  • Bruno Innocenti, Disegni giovanili (1921-1928) (catalogo della mostra), testi di Luana Cappugi e nota introduttiva di Carlo Del Bravo, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1991. Con bibliografia dettagliata dal 1923 al 1990. ISBN 88-222-3837-0.
  • Scultura italiana del primo Novecento (catalogo della mostra), a cura di Vittorio Sgarbi, Bologna, Grafis, 1992.
  • Come un paese in una pupilla. Paesaggio e figura nell'arte a Firenze tra le due guerre (catalogo della mostra), note biografiche di Francesca Paolini, San Miniato, Accademia degli Euteleti, 1992.
  • Bruno Innocenti, sculture e disegni (catalogo della mostra), testi di Marco Fagioli, Renzo Federici e Andrea Baldinotti, note biografiche e bibliografia essenziale di Francesca Paolini, Firenze, Edizioni Il Ponte, 1996.
  • L'immagine della società. Arte in Toscana dal 1900 al 1965 (catalogo della mostra), a cura di Marco Fagioli e Lucia Minunno, note biografiche e bibliografia essenziale di Valeria Tassi, San Miniato, Accademia degli Euteleti, 1999.
  • Marco Fagioli, Bruno Innocenti e l'immagine femminile, Bergamo, Moretti & Vitali, 2000. ISBN 88-7186-149-3.
  • Cristo Redentore di Maratea, a cura di Chiara Rivetti di Val Cervo Elek, Zaccara Editore, 2013.
  • Immagini del sacro nell'arte toscana del novecento (catalogo della mostra), testi di Giacomo Conti, Antonio Guicciardini Salini, Marco Fagioli e Enrico Deo, note biografiche e bibliografia essenziale di Luisa Materassi, Firenze, Aión, 2004. ISBN 88-88149-15-5.
  • Moderni e contemporanei, cento opere (catalogo della mostra), a cura di Dino Gavina, scheda e bibliografia essenziale di Silvia Pegoraro, Bologna, Abacus Edizioni, 2004.
  • Marco Fagioli, La Giuditta di Bruno Innocenti, Firenze, Aión, 2005. ISBN 88-88149-20-1.
  • Mario Rizzardo e Gabriella Artoni (a cura di), Bruno Innocenti, Scultore fiorentino del XX secolo, (catalogo della mostra, con testo francese a fronte), Paris, Selective Art, 2005, SBN IT\ICCU\UBO\2870818.
  • Marco Fagioli, L'Erinni di Bruno Innocenti, L'anima e la forma, Firenze, Aión, 2006. ISBN 88-88149-36-8.
  • Marco Fagioli, Bruno Innocenti scultore tra mito e liricità, Firenze, Aión, 2009. ISBN 978-88-88149-65-3.
  • Bruno Innocenti scultore (catalogo della mostra), a cura di Marco Fagioli e Renzo Gamucci, schede di Sara Meloni e Chiara Stefani, Firenze, Aión, 2011. ISBN 978-88-88149-79-0.
  • Cristo Redentore di Maratea, a cura di Chiara Rivetti di Val Cervo Elek, Zaccara Editore, 2013.

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