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Bubon
Βουβών
Utilizzocittà
Localizzazione
StatoTurchia
ProvinciaBurdur
Mappa di localizzazione

Coordinate: 36°58′00″N 29°24′59″E / 36.966667°N 29.416389°E36.966667; 29.416389

Bubon (in greco antico: Βουβών) era un'antica città dell'Asia Minore nel nord della Licia; le sue rovine si trovano sulla collina chiamata Dikmen Tepe presso il villaggio odierno di İbecik in Turchia.

Bubon è menzionata da Plinio, Tolomeo e Ierocle. Plinio menziona una specie di gesso (creta) che è stato trovato a Bubon.[1] Il mitico fondatore della città era il ladrone licio Bubon. Bubon in epoca tardo ellenistica appartenne alla Tetrapolis licia, un'unione di quattro città sotto la guida di Cibira. Questa confederazione fu sciolta circa nell'84-82 a.C. dai Romani. La città divenne quindi membro della Federazione Licia e divenne con questa parte della provincia di Licia e Panfilia. Bubon, insieme a Balbura e Oenoanda formava il distretto della Cabalia.[2]

La città si ergeva su una collina. Le rovine non sono imponenti. C'è un piccolo teatro costruito in pietra arenaria, e sulla cima della collina c'era l'acropoli. Bubon è in un tratto montuoso e controlla l'ingresso al passo sopra le montagne. Rimangono solo pochi resti, incluso un teatro. Nel centro della città c'è un antico edificio che probabilmente serviva al culto imperiale. Qui, nei primi anni '60, durante scavi clandestini, furono rinvenute numerose statue in bronzo di imperatori e imperatrici, che ora sono disseminate in numerose collezioni in tutto il mondo. Dal 2004 al 2006, a Bubon e nei suoi dintorni il lavoro sul campo epigrafico e archeologico è stato condotto sotto la direzione di Christina Kokkinia dell'Istituto di studi greci e romani di Atene.

Antica sede episcopale ma non più vescovato residenziale, Bubon è sede titolare della chiesa cattolica.[3]

NoteModifica

  1. ^ Plin. xxxv. 17.
  2. ^ Plin. v. 27.
  3. ^ Annuario Pontificio 2013 (Libreria Editrice Vaticana 2013 ISBN 978-88-209-9070-1), p. 853

FontiModifica

  • (EN) George Ewart Bean, Bubon (Ibecik) Lycia, Turkey, in Richard Stillwell e a. (Ed.): The Princeton Encyclopedia of Classical Sites, Princeton NJ, Princeton University Press, 1976, ISBN 0-691-03542-3.
  • H. A. Ekinci: Boubon kurtarma kazısı 1993 [Rettungsgrabungen in Bubon 1993]. In: V. Müze Kurtarma Kazıları Semineri, Didim 25 - 28 nisan 1994. Ankara 1995, S. 333–343.
  • Hansgerd Hellenkemper, Friedrich Hild: Lykien und Pamphylien. Tabula Imperii Byzantini 8. Vienna 2004, S. 487–489.
  • Jale İnan: Der Bronzetorso im Burdur-Museum aus Bubon und der Bronzekopf im J. Paul Getty Museum. In: Istanbuler Mitteilungen 27-28, 1977-78, S. 267–287.
  • Jale İnan: Der Bronzetorso im Typ des Diskophoros von Polyklet im Burdur-Museum. In: Polykletforschungen. Berlino 1993, S. 41–56.
  • Jale İnan: Neue Forschungen zum Sebasteion von Boubon und seinen Statuen. In: Akten des II. Internationalen Lykien-Symposions, Vienna 6.-12. Mai 1990. Bd. 1, Wien 1993, S. 213–239.
  • Jale İnan: Boubon sebasteionu ve heykelleri üzerine son araştırmalar. [Letzte Untersuchungen am Sebasteion und den Statuen von Bubon] Arkeoloji ve Sanat Yayınları, İstanbul 1994.
  • Christopher P. Jones: Some new inscriptions from Bubon. In: Istanbuler Mitteilungen 27-28, 1977-78, S. 288–296.
  • Christina Kokkinia (Hrsg.): (Boubon. The Inscriptions and Archaeological Remains: A Survey 2004-2006. Atene 2008") (Recensione di N. P. Milner).
  • A. P. Kozloff: Bubon. A re-assessment of the provenance. In: Bulletin of the Cleveland Museum of Art 74, 1987, S. 131–143.
  • N. Milner: An inscription from Bubon. In: Studies in the history and topography of Lycia and Pisidia. In memoriam A. S. Hall. Londra 1994, S. 93–94.
  • Friedrich Schindler: Die Inschriften von Bubon (Nordlykien). Vienna 1972 (Österreichische Akademie der Wissenschaften. Philosophisch-Historische Klasse. Sitzungsberichte 278, 3; Testo delle Iscrizioni[collegamento interrotto]).