Butilino

condottiero alemanno

Butilino o Buccellino (Βουτιλῖνος/Βουσελίνος/Butilinus/Buccellenus) (... – VI secolo) diresse, insieme al fratello Leutari, l'incursione franco-alemanna, che interessò l'Italia negli anni 553-554.

BiografiaModifica

Fratello di Leutari,[1] egli e suo fratello vennero appoggiati ufficiosamente dal re franco Teodebaldo (figlio e successore di Teodeberto) nella loro invasione dell'Italia al momento della fine della guerra gotico-bizantina.[2]

Nel 553 degli inviati goti giunsero alla corte di re Teodebaldo, chiedendo aiuto contro i Bizantini comandati dal generalissimo Narsete che avevano ucciso in battaglia gli ultimi re goti Totila e Teia e sembravano ormai aver vinto la guerra; pur senza l'appoggio esplicito di Teodebaldo, Butilino e Leutari decisero di aiutare i Goti contro i Bizantini mettendo in campo un esercito di 75.000 uomini (secondo almeno Agazia, ma la cifra è stata messa in dubbio) tra Franchi e Alemanni per invadere l'Italia e conquistarla.[3]

Attraversato il fiume Po nell'estate 553,[4] i Franchi occuparono Parma e sconfissero un esercito bizantino condotto dall'erulo Fulcari.[5]

Nel corso del 554 l'esercito di Butilino e Leutari avanzò verso l'Italia meridionale, devastando la zona; giunti nel Sannio, l'esercito si divise in due: uno comandato da Butilino, l'altro da Leutari. L'esercito di Butilino invase e devastò il Sannio, la Campania e il Bruzio, giungendo fino a Messina.[6] A questo punto era estate, e Leutari propose al fratello di ritornare con l'intero bottino in patria, ma Butilino rifiutò, essendo determinato a sconfiggere Narsete, e sottomettere l'Italia intera governandola come re dei Goti.[7]

Ritornò quindi in Campania, dove si accampò a Capua in attesa di uno scontro decisivo con Narsete che avrebbe decretato il vincitore finale della guerra. Lo scontro avvenne nei pressi del Volturno e vide la vittoria totale di Narsete, facilitata da un'epidemia di dissenteria che aveva colpito i Franchi, e l'uccisione di Butilino.[8]

NoteModifica

  1. ^ Agazia, I,6, II,2 e II,4; Paolo Diacono, II,2.
  2. ^ Agazia, I, 6.
  3. ^ Agazia, I, 6-7.
  4. ^ Agazia, I,11.
  5. ^ Agazia, I,14.
  6. ^ Agazia, II,1.
  7. ^ Agazia, II,2.
  8. ^ Agazia, II,9.

BibliografiaModifica

  • Agazia, Storie - edizioni consigliate: Agathiae Myrinaei, Historiarum libri quinque cum annotationibus Bon. Vulcani, B.G. Niebhurius C.F. graeca rec., accedunt Agathiae Epigrammata, Bonnae 1828 [testo greco e traduzione latina]; Agathiae Myrinaei, Historiarum libri quinque, rec. R. Keydel, Berolini 1967 [testo greco]; Agathiae Myrinaei, Historiarum libri quinque, rec. S. Costanza, Università di Messina, 1969 [testo greco]; Agathias, The Histories, cur. J.D. Frendo, Berlin-New York 1975) [tr. inglese]; Agathias, Histoires. Guerres et Malheurs du temps sous Justinien, cur. Pierre Maraval, Belles Lettres, Paris 2007 [tr. francese].
  • Paolo Diacono, Storia dei Longobardi - edizioni consigliate: Historia Langobardorum, ed. L. Capo, Milano (Fondazione L. Valla) 1995.
  • H. von Schubert, Die Unterwerfung der Alamannen untere die Franken, Diss. Strassburg 1884.
  • Averil Cameron, Agathias and the Early Merovingians, Annali della Scuola Normale Superiore, 37, 1968, pp. 95–140.
  • Averil Cameron, Agathias, Oxford 1970 (rist. 2003).
  • O. Feger, Zur Geschichte des alemannischen Herzogtums, in W. Müller (herausg.), Zur Geschichte der Alemannen, Darmstadt, 1975.
  • D. Guenich, Geschichte der Alemannen, Stuttgart-Berlin-Köln, 1997.
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