Cameralismo

Per cameralismo si intende l'insieme di dottrine riguardanti la pubblica amministrazione e l'economia politica che si svilupparono in Germania nel corso del XVII secolo.

DefinizioneModifica

Il termine deriva da Kammer, l'organo preposto all'amministrazione del demanio statale e delle finanze pubbliche negli stati tedeschi.[1] Col termine di "cameralismo" (Kameralismus) si indicò quindi l'indirizzo politico-economico elaborato all'interno delle amministrazioni degli stati dell'Impero Germanico nel periodo successivo alla crisi del Seicento. Successivamente gli ambiti delle discipline affrontate dagli studiosi cameralisti (amministrazione statale, attività economiche, benessere generale) confluirono sotto il nome di "Scienze camerali".

Il cameralismo è per certi aspetti molto simile alle contemporanee teorie mercantiliste, tuttavia se ne differenzia per alcuni versi dato il contesto particolare dell'area germanica. Infatti rispetto all'Europa occidentale la circolazione dei capitali era più limitata e il sovrano aveva una gestione più diretta delle attività economiche, possedendo vasti terreni e proprietà demaniali.[2]

Come i mercantilisti, anche i cameralisti credevano che la ricchezza di una nazione dipendesse dall'abbondanza di metalli preziosi; Tuttavia fu maggiormente posto l'accento su una concezione dirigista dello stato e fu meno forte l'attenzione sull'attivo della bilancia commerciale: tagliati fuori dai traffici atlantici, si preferì investire sulle proprietà pubbliche della corona piuttosto che sul commercio.

Di conseguenza i principali temi affrontati dai cameralisti erano la creazione della ricchezza nazionale, i problemi demografici, lo sviluppo dell'amministrazione statale, la formazione di ufficiali pubblici e funzionari burocratici.

StoriaModifica

Se i primi cameralisti erano funzionari statali più interessati alle questioni concrete che alla teoria economica, nel corso del Settecento l'attenzione delle Scienze camerali si spostò progressivamente ad elaborazioni teoriche volte a creare una "scienza dello stato". I cameralisti accademici nell'occuparsi dell'attività statale e del centralismo del potere politico approfondirono temi di scienze politiche, diritto amministrativo, economia e scienza delle finanze.

Nel 1727 Federico Guglielmo I di Prussia istituì due cattedre di Scienze camerali ad Halle e a Francoforte sull'Oder con l'intento di insegnare le norme della buona amministrazione dello Stato e fornire ai principi tedeschi funzionari preparati.

Tra le figure di maggior spicco del cameralismo ricordiamo Wilhelm von Schröder, Johann Heinrich Gottlob von Justi, l'austriaco Joseph von Sonnenfels ed Ephraim Gerhard, che fu uno dei primi accademici a introdurre il cameralismo nelle Università.[3] In Italia Cesare Beccaria insegnò Scienze camerali dal 1768 presso le Scuole Palatine di Milano.

NoteModifica

  1. ^ Cameralismo, su treccani.it. URL consultato il 29 maggio 2020.
  2. ^ Conca Messina.
  3. ^ Ephraim Gerhard, su hetwebsite.net.

BibliografiaModifica

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