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L'edificio del campo di transito di Mechelen, come si presenta oggi
Arrivo di prigionieri nel cortile della caserma
Carro ferroviario originale usato per i trasporti e ora custodito a Fort Breendonk

Il campo di internamento e transito di Mechelen, dal nome della cittadina belga di Mechelen (Malines) nel quale era situato, fu stabilito nel luglio del 1942 dalle autorità naziste quale principale campo di transito per le deportazioni degli ebrei dal Belgio. Il campo di Mechelen svolse la stessa funzione assegnata in Francia al campo di internamento di Drancy, in Italia al campo di Fossoli e nei Paesi Bassi al campo di concentramento di Westerbork.

Il campo rimase operante fino al settembre 1944. La maggior parte degli oltre 25.000 deportati (24.916 ebrei e 351 rom) furono condotti ad Auschwitz. Di loro si conoscono i nomi di soli 1.240 superstiti. Circa 300 furono i prigionieri che perirono nel campo stesso prima della deportazione.

Indice

La storiaModifica

La caserma di Mechelen fu costruita nel 1756 per ordine dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria. Ospitava un reggimento di fanteria di 2.400 soldati. Nel 1936 le fu dato il nome di Caserma Dossin in onore del generale Émile Dossin de Saint-Georges. L'edificio fu scelto come luogo ideale di concentrazione e transito per le deportazioni degli ebrei belgi, trovandosi a metà strada tra Aversa e Bruxelles ed essendo convenientemente collegato al sistema ferroviario. La struttura era capiente e facilmente sorvegliabile. Fu circondata da filo spinato. La custodia dei prigionieri fu affidata alle SS e a collaborazionisti locali. Il comandante del campo era ufficialmente Phillip Schmitt, comandante del campo di prigionia di Fort Breendonk; la direzione effettiva era affidata al comandante delle SS Rudolph Steckmann.[1]

Nei paesi occupati dell'Europa occidentale (Francia, Belgio, Olanda, e quindi dopo l'8 settembre 1943 anche l'Italia) la decisione fu di non creare ghetti o campi di sterminio e di evitare il più possibile atti aperti di violenza antiebraica.[2] L'antisemitismo era minore, e si aveva timore di esacerbare un'opinione pubblica già in larga parte ostile. Si istituirono così appositi campi di internamento o di transito lontani dai centri abitati dove la popolazione ebraica potesse essere raccolta prima di essere trasferita nei campi di concentramento o sterminio della Polonia.[3] Al Campo di transito di Mechelen in Belgio viene così assegnata la stessa funzione svolta in Francia dal campo di internamento di Drancy, nei Paesi Bassi dal campo di concentramento di Westerbork e da quello di Herzogenbusch, e in Italia dal campo di Fossoli. Mechelen diviene il terminale degli arresti e rastrellamenti di ebrei condotti su tutto il territorio belga e il punto di partenza per le deportazioni.

Le condizioni di vita all'interno della struttura erano molto dure. I tempi di soggiorno comunque erano brevi--il tempo di raccogliere il numero di prigionieri sufficiente ad organizzare un trasporto. Il primo convoglio partì dal campo il 4 agosto 1942. I trasporti saranno un totale di 28, con una media di circa 1.000 prigionieri ciascuno. L'ultimo di essi lasciò il campo il 31 luglio 1944.

Alla fine il numero ufficiale dei deportati sarà di 25.267 persone (24.916 ebrei e 351 rom), di cui 10.545 uomini, 10.463 donne, e 4.259 bambini (di età inferiore ai 15 anni).[4], più della metà delle vittime belghe dell'Olocausto. I deportati morirono quasi tutti al loro arrivo a Auschwitz, i sopravvissuti furono solo 1.240. Ci furono diversi tentativi di fuga dai trasporti, anche per l'intervento della resistenza belga e si calcola che circa 500 furono coloro che furono in grado di fuggire con successo, anche se molti furono coloro che furono ricatturati o che perirono nel tentativo di fuga.[1]

Quando gli Alleati liberarono il campo il 3 settembre 1944, vi trovarono 527 prigionieri rimastivi.

I trasportiModifica

Elenco dei trasporti da Mechelen a Auschwitz-Birkenau.
Il numero dei deportati è suddiviso per sesso e età (inferiore o superiore ai 15 anni).
I deportati erano tutti ebrei, eccetto i componenti del Trasporto Z del 1943, composto da rom.[5]
Trasporti Data Uomini Bambini Donne Bambine Totale
Trasporto 1 4 agosto 1942 544 28 403 23 998
Trasporto 2 11 agosto 1942 459 25 489 26 999
Trasporto 3 15 agosto 1942 380 48 522 50 1000
Trasporto 4 18 agosto 1942 339 133 415 112 999
Trasporto 5 25 agosto 1942 397 88 429 81 995
Trasporto 6 29 agosto 1942 355 60 531 54 1000
Trasporto 7 1 settembre 1942 282 163 401 154 1000
Trasporto 8 10 settembre 1942 388 111 403 98 1000
Trasporto 9 12 settembre 1942 408 91 401 100 1000
Trasporto 10 15 settembre 1942 405 132 414 97 1048
Trasporto 11 26 settembre 1942 562 231 713 236 1742
Trasporto 12 10 ottobre 1942 310 135 423 131 999
Trasporto 13 10 ottobre 1942 228 89 259 99 675
Trasporto 14 24 ottobre 1942 324 112 438 121 995
Trasporto 15 24 ottobre 1942 314 30 93 39 476
Trasporto 16 31 ottobre 1942 686 16 94 27 823
Trasporto 17 31 ottobre 1942 629 45 169 32 875
Trasporto 18 15 gennaio 1943 353 105 424 65 947
Trasporto 19 15 gennaio 1943 239 51 270 52 612
Trasporto 20 19 aprile 1943 463 115 699 127 1404
Trasporto 21 31 luglio 1943 672 103 707 71 1553
Trasporto 22a 20 settembre 1943 291 39 265 36 631
Trasporto 22b 20 settembre 1943 305 74 351 64 794
Trasporto 23 15 gennaio 1944 307 33 293 22 655
Trasporto Z[6] 15 gennaio 1944 85 91 101 74 351
Trasporto 24 4 aprile 1944 303 29 275 18 625
Trasporto 25 19 maggio 1944 237 20 230 21 508
Trasporto 26 31 luglio 1944 280 15 251 17 563
Totale agosto 1942 – luglio 1944 10,545 2,212 10,463 2,047 25,267

La memoriaModifica

 
Il museo dell'Olocausto edificato nel 2012 di fronte alla caserma

In ricordo degli eventi dell'Olocausto, una lapide commemorativa fu apposta sulla facciata della caserma il 30 maggio 1948 e dal 1956 si organizza una cerimonia annuale in ricordo delle vittime.

Dal 1948 al 1975 l'edificio fu nuovamente usato dall'esercito belga come caserma. Fu quindi deciso di convertire gran parte del complesso a civile abitazione. Dal 1996 si riservò una parte del fabbricato per ospitare un museo dell'Olocausto che nel settembre 2012 è stato ampliato e trasferito con la costruzione di un nuovo edificio di fronte alla vecchia caserma, ora ufficialmente denominato: Kazerne Dossin – Memorial, Museum and Documentation Centre on Holocaust and Human Rights.[7]

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Holocaust Encyclopedia: Mechelen, su encyclopedia.ushmm.org.
  2. ^ (EN) Yad Vashem: Murder of the Jews of Western Europe, su yadvashem.org.
  3. ^ (EN) Transit Camps in Western Europe During the Holocaust, su training.ehri-project.eu.
  4. ^ De cijfers van de deportatie uit Mechelen naar Auschwitz, su npdoc.be.
  5. ^ Schram,  De raciale deportatie van België naar Auschwitz vanuit Mechelen
  6. ^ Z per Zigeuner, rom in tedesco
  7. ^ Kazerne Dossin (official website), su kazernedossin.eu.

BibliografiaModifica

  • Rudi Van Doorslaer, La Belgique docile : les autorités belges et la persécution des Juifs en Belgique, Brussels: Luc Pire, 2007. ISBN 9782874158483.

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