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I canonici regolari di Santa Maria in Porto (o portuensi) costituivano un'antica congregazione di canonici di Sant'Agostino: traevano il titolo dalla chiesa fondata da Pietro degli Onesti a Ravenna agli inizi del XII secolo. Nel 1420 sono stati uniti alla congregazione di Santa Maria di Frigionaia, divenuta poi lateranense.

Cenni storiciModifica

Secondo la tradizione, l'8 aprile 1100, giorno della Domenica in albis, fu rinvenuta miracolosamente sulla spiaggia di Ravenna un'immagine della Vergine Maria. Il monaco Pietro degli Onesti fu il primo a ritrovarla. Egli, ritenendosi non degno di prenderne possesso (si considerava "peccatore" e come "Pietro peccatore" sarebbe passato alla storia)[1], chiamò gli altri monaci. L'immagine divenne nota come «Madonna greca».

Attorno al 1103 venne eretta, in prossimità dell'antico porto di Ravenna (oggi è la frazione Porto Fuori), una chiesa per conservare l'immagine della Vergine. Pietro degli Onesti, rettore della chiesa, vi introdusse una comunità di canonici aderenti alla regola di sant'Agostino.

In una lettera datata 5 luglio 1114 papa Pasquale II si congratulò con Pietro per la vita comune condotta a Santa Maria in Porto: il pontefice approvò le costituzioni della comunità (la cosiddetta "regola portuense") nel 1116.

Santa Maria in Porto divenne un notevole centro di spiritualità: vi si formarono i vescovi Ubaldo di Gubbio e Aldebrando di Fossombrone. I canonici portuensi ebbero grande diffusione e vennero introdotti in numerose chiese.

La congregazione dei canonici portuensi venne unita a quella di Santa Maria di Frigionaia nel 1420.

NoteModifica

  1. ^ La storia dell'icona, su santamariainporto.com. URL consultato l'11 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).

BibliografiaModifica

  • Carlo Egger, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. II, Milano, Edizioni paoline, 1975, coll. 147-148.
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